domenica 18 luglio 2010

Di figli e figliastri fra differenze e differenziata

Su, mamme, ammettetelo... Per quanto da genitori proviate ad essere imparziali, attente a non fare differenze di trattamento, a non concedere a uno più che a un altro, c'è sempre un figlio preferito, quello per il quale avete un occhio di riguardo, i cui desideri  esaudite prontamente e a cui, alle volte, allungate sottobanco un extra, con l'avvertenza carbonara di non farne parola a fratelli e sorelle, che non "capirebbero".

Non ve la prendete, non siete le sole a fare certe "differenze". Infatti, diverso il principio, ma uguale il risultato, è anche quello che succede nel confronto fra istituzioni e politica da una parte e  cittadini dall'altra. "Uguale trattamento" è l'impegno solennemente preso dai politici davanti al proprio elettorato. Ma purtroppo è facile constatare come la buca sull'asfalto prontamente riparata in alcune zone della città rimane mesi aperta in "altre", che gli asili nido sono più numerosi in certe zone che in "altre" (le più popolate, fra l'altro) e che a fronte di zone coperte da servizi, ospedali e trasporti, ce ne sono "altre" (le solite "altre") in cui il pronto soccorso più vicino è a un paio di quartieri più in là.

Si vorrebbe che chi ci governa eliminasse queste "differenze", perché scuole, ospedali, trasporti pubblici non possono essere organizzati secondo la logica del privilegio per pochi. Ci si ammala tutti alla stessa maniera e anche la monnezza puzza per tutti in egual misura. Eppure... Già, cosa credete possa succedere quando il comune decide di fare la differenziata sia in certe zone che in "altre..."?  


A Roma, dalle parti del Tuscolano, le case costano tanto, ma chi ci vive non naviga nell'oro. Il quartiere è abitato principalmente da pensionati, ex dipendenti degli enti che hanno costruito negli anni sessanta quei palazzoni a sette e più piani, e dai loro figli ed eredi, mentre gli extracomunitari sono ancora relativamente pochi. Gli affitti non saranno alti come in centro, ma sono comunque cari (in genere si affitta uso foresteria in coinquilinato a chi viene a lavorare a Roma da altre città).

Insomma, un quartiere "romano" a tutti gli effetti, e anche il più densamente popolato della città e uno dei più affollati d'Italia. Solo nel settore interessato dalla raccolta differenziata dell'Ama, poco più di un chilometro quadro, ci abitano ben 53.000 persone. E' il motivo per cui si è deciso di fare proprio lì il nuovo tipo di differenziata "alla romana", perché con una ventina di punti mobili e una quarantina di addetti si poteva agevolmente coprire un intero quartiere. I limiti dell'operazione li abbiamo già sottolineati, ma val la pena di ripeterli: il dover portare la propria immondizia a un punto stabilito di raccolta e a un'ora precisa che è solo di mattina.

Mal comune mezzo gaudio, si potrebbe dire pensando che lo stesso tipo di raccolta sta iniziando anche in altri quartieri: al Laurentino 38, in zona Marconi e all'Appio-Tuscolano. Mamma e papà (comune, Ama e circoscrizione) lo fanno per il nostro bene, perché la differenziata è segno di civiltà, da inculcare nelle nostre teste dure a suon di cinghiate (sotto forma di multa a chi non recepisce il "si fa così e basta!").

E però, da fratelli e sorelle litigiosi, non possiamo non notare che quel fratello chiamato "Trastevere" viene trattato meglio di noi. Lì la raccolta viene fatta quasi allo stesso modo che da noi, ma con una piccola fondamentale differenza: un turno di raccolta anche pomeridiano...
Mamma, papà, non è giusto!!! Perché a Trastevere sì e a noi no? Qui si fanno differenze, non differenziata!

Veniamo prontamente rimproverati per il nostro egoismo, perché quel poveraccio di nostro fratello Trastevere ha un sacco di problemi che gli vengono dalla conformazione delle sue strade e per la presenza di tanti locali affollatissimi la sera sul suo territorio.
E infatti lì quel modello di differenziata non funziona. Se ne lamentano tutti, compresi i ristoranti (pensate a quelli di pesce) che dovrebbero liberarsi degli scarti e degli avanzi alla chiusura e invece (pena le solite multe) sono costretti a tenersi lische di pesce, resti di braciole e cocce di melone sino a mattina, chiuse a fermentare negli stessi locali in cui cucinano o fanno mangiare i clienti.

Adesso vediamo nostro fratello Trastevere sotto un'altra luce, con più simpatia per la sua triste situazione. E lui, non sentendosi più rifiutato, si avvicina a noi spiegandoci che mamma e papà (i soliti comune, Ama e circoscrizione) hanno deciso che la raccolta differenziata così non va e che quindi stanno pensando anche lì di "eliminare il turno di raccolta pomeridiana" (la fonte di questa notizia sono le mie orecchie: sentita in una riunione pubblica da un funzionario Ama in risposta a chi gli rinfacciava che a Trastevere la raccolta viene fatta anche al pomeriggio).

Si fa fatica a seguire la logica per cui quello che oggi non funziona con due turni di raccolta funzionerà meglio domani con un unico turno. Forse però dietro quella logica all'apparenza assurda c'è il bisogno di risparmiare. Mamma e papà non hanno soldi, c'è crisi, e non possono più esaudire i nostri desideri. Tocca a tutti noi capire e fare dei sacrifici per portare avanti la famiglia. E però...

Ma guarda! Quasi ci stavamo dimenticando di quel fratello ricco, odioso, e parecchio snob che si chiama "Aventino".
Case di pochi piani, di lusso, quasi tutte con ingressi indipendenti, abitate da politici, intellettuali, artisti di successo, e ognuna con i due contenitori per la differenziata davanti agli ingressi, utilizzabili all'ora che è più comoda, che vengono poi ritirati da premurosi addetti in un perfetto "porta a porta". E nonostante questo, incredibilmente, c'è stato anche un esponente dei Verdi (ma non erano estinti?) che è riuscito a lamentarsi perché i cassonetti verdi non sono stati rimossi dal quartiere.

Cioè, cerchiamo di capire bene. Da noi (Don Bosco, Appio-Tuscolano, Marconi, Laurentino e Trastevere) si devono consegnare i rifiuti in un luogo e a un'ora assegnata, pena severe punizioni, mentre all'Aventino li buttano "quando gli pare", perché gliela vengono a prendere a casa e per giunta, se non gli va di tenersela sotto il portone, hanno ancora quei cassonetti che a noi vogliono levare. L'hanno chiamato sistema “misto duale” (stradale e domiciliare). 

Mamma, papà (comune, Ama e circoscrizione), non ci sono parole!

Abbiamo provato a capire le vostre ragioni. Le leggi che vi obbligano, i limiti di spesa, quell'autoritarismo dietro il quale nascondete tutte le vostre défaillances, ma se poi dobbiamo vedere il quartiere dei Tornatore, dei Benigni e delle Polverini servito e riverito a spese nostre allora no, non ci stiamo. "Uguale trattamento", così avevate promesso e perciò noi lo pretendiamo!

I vostri figliastri (Don Bosco, Appio-Tuscolano, Marconi e tutti gli altri quartieri che vi ostinate a considerare di serie B)

2 commenti:

  1. Questa e' la solita storia, la solita gestione amichevole di tutte le cose qui in italia, se conosci, se sei amico di quello o parente di quell'altro, a seconda dell'importanza che hai/Hanno, ti mettono il secchiettino sotto casa, oppure il furgone ad un chilometro.
    Questa come tutte le altre battaglie che si possono fare contro sprechi, collusioni e concussioni, lascia il tempo che trova.
    E' don Chisciotte che combatteva contro i mulini a vento.

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  2. Il Don Chisciotte dei mulini a vento era un sognatore capace di vedere meraviglie dove gli altri non vedevano nulla. Le battaglie non si fanno perché si sa di vincerle, ma perché bisogna farle, per poter continuare a sognare e così sentirsi vivi.

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