mercoledì 14 luglio 2010

A luglio accendi una stufa nella tua cucina

Fa caldo... Lo sappiamo, è anche banale dirlo, ma fa davvero caldo. Ci si attacca al ventilatore adorandolo come un feticcio mentre i più fortunati fanno andare a palla l'aria condizionata installata a caro prezzo (ma anche loro non possono farla andare in eterno). E però, nonostante tutti gli accorgimenti, ci sono stanze, tipo la cucina, in cui il caldo è più insopportabile che in altre. Perché...?

Sarà forse perché in quella stanza ci cucinate? Vi chiedete mentre, presi dal dubbio, andate a controllare se per caso, in un raptus di follia, avete sbadatamente acceso il forno. Per fortuna per questa volta non l'avete fatto, eppure... Già, ancora non capite perché quella stanza è così calda rispetto alle altre.

Vi guardate intorno, fate qualche passo o semplicemente vi girate quanto vi consente l'angusto spazio a disposizione e avvicinandovi a un punto esatto della cucina sentite alle gambe un'onda di calore che proviene da...


Incredibile ma vero! Quel calore viene proprio dal cestello areato con sacchetto di carta che vi hanno dato per quella raccolta differenziata che coscenziosamente state facendo.

(occorre qui dare una breve spiegazione a quelli che capitano su questo blog per la prima volta o che sono abituati alla classica differenziata, come si fa in tutto il resto d'Italia, compresi altri quartieri di Roma; qui al Tuscolano-Don Bosco comune e circoscrizione non si sono limitati a chiedere ai cittadini di dividere la parte umida dei loro rifiuti da quella indifferenziata, ma hanno "preteso" e "imposto" che si usassero cestelli e sacchetti appositi per accelerare la sua trasformazione in compost già dalla pattumiera; al Tuscolano non si differenzia, si fa la composta... di monnezza; fine spiegazione)

Imprecando e con la paura che ci sia finito dentro qualcosa che sta bruciando e che potrebbe dar fuoco a tutta la casa, andate in fretta a caccia di un'asta di qualche tipo per rovistare nell'immondizia.
Per fortuna, la vostra ispezione non trova nulla di sospetto, ma dal cestello l'onda di calore continua a fuoriuscire senza che nulla, almeno all'apparenza, bruci. Come è possibile una simile diavoleria...?

Consultate inutilmente i tanti depliant che vi hanno dato in cerca di una spiegazione. Poi, perplessi, decidete di rivolgervi alla fonte del sapere universale e, senza distogliere gli occhi da quella pattumiera di cui ormai non vi fidate più, fate una breve ricerca in internet.
Cercando cercando, proprio sul sito del produttore di quel cestello, leggete: "...Se il rifiuto organico è sufficientemente ossigenato si attiva il processo di compostaggio, il rifiuto contenuto nel cestino si scalda (arriva anche a 45 gradi)..."

45 gradi!?!?!? Cioè, fuori ci sono più di 30 gradi, l'umidità è talmente alta che la temperatura percepita è molto vicina ai 40 gradi, e comune Ama e circoscrizione vi hanno piazzato in cucina una stufa accesa in pieno luglio? Ma siamo pazzi...!?!?!

Con la rabbia che vi monta addosso vorreste prendere al volo il sacchetto e liberarvene. Ma non potete, sono ormai passate le 10,30 e non c'è modo di sbarazzarsene sino al mattino seguente, pena salatissime multe.

Vi sedete a riflettere asciugandovi il sudore, che sembra aumentare ogni volta che guardate quella pattumiera pulsante calore. Cercando a forza di "trovarci del buono" pensate che almeno per il prossimo inverno avete risolto il problema del riscaldamento. 
L'illusione però dura poco, perché improvvisamente ricordate che quando vi è stata consegnata la pattumiera vi siete entusiasticamente documentati in rete sul compostaggio domestico scoprendo che il compost non si "avvia" al di sotto di una certa quantità e con basse temperature. 

In parole povere, è solo il gran caldo di questi giorni che ha trasformato il vostro sacchetto in una stufa, mentre nel prossimo inverno, con temperature più basse e la forte umidità e a meno di mettere il cestello proprio accanto al termosifone, quello che avrete non sarà calore, ma semplice puzza, la stessa del vecchio sacchetto dell'immondizia.  

E allora ringraziate mentalmente a modo vostro gli autori di questa differenziata "alla romana", fate una palla dei vostri buoni propositi e ficcate il sacchetto dell'umido in una busta di plastica (sia chiaro, di quelle biodegradabili derivate dal mais) chiudendola stretta per togliere l'ossigeno ai batteri aerobi responsabili della produzione di quell'insopportabile calore.

Già, perché, anche se l'hanno data come unica alternativa, quella della raccolta con contenitore areato e sacchetto brevettato non è affatto un obbligo. Basta andare a leggersi il regolamento per la gestione dei rifiuti del comune di Roma n°105/2005, all'articolo 17 comma 2:

"L’utenza coinvolta deve rispettare il conferimento idoneo alla modalità di raccolta attivata. È inoltre tenuta a conferire la frazione umida in modo da garantire la massima purezza del materiale, inserendo nei contenitori o negli involucri esclusivamente il materiale per il quale sono stati predisposti, secondo quanto stabilito nei provvedimenti attuativi adottati dall’Amministrazione ovvero dal soggetto gestore e indicato nelle istruzioni sui medesimi o negli opuscoli informativi."

In linguaggio profano significa che uno è "obbligato" a differenziare la parte umida e a inserire solo quella, ma non si specifica affatto dove conservarla, parlando genericamente di contenitori e involucri. Per cui non c'è "alcun obbligo" di servirsi della pattumiera di plastica (una delle 83.000 pagate dal comune e consegnate alle famiglie) e di quei sacchetti di carta "ipertecnologici".

E poi, del resto, bastava aprire quel depliant così tanto esplicativo che vi hanno consegnato insieme ai "doni" per trovare al centro delle pagine 6 e 7 una foto della pretenziosa "biopattumiera", ma con infilata dentro non il tanto "ossigenato" sacchetto di carta, ma una banalissima "busta di plastica".

E se lo fa l'AMA perché non possiamo farlo anche noi...?

6 commenti:

  1. mbah...assurda sta cosa, sopratutto assurdi gli orari di consegna. sono già arrivato ad accumulare 3 sacchetti di sto cazzo de compost, li mortacci loro.

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  2. Salve sono Enzo Luciani di www.abitarearoma.net.
    Partendo dal suo commento da un nostro articolo ho girato il link del suo blog ad un nostro redattore che cercherà di mettersi in contatto con lei. Ma come potrà farlo? Non trovo un link ai suoi contatti.

    P.S.: se lo ritiene utile per il suo blog può mettere questo RSS (con le nostre notizie dal territorio del X municipio) nella sezione dedicata ai media?
    http://www.abitarearoma.net/rss_abitare_read.php?doc=municipio&municipio=10

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  3. Grazie delle preziose informazioni, diffonderò questo articolo attraverso tutti i miei canali. Per ampliare la riflessione e la capacità di reazione dei cittadini di Marconi, dove sta partento la differenziata, come potete leggere anche su marconivideodem.it
    Carla Boto

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  4. anch'io vivo al Tuscolano e da un paio di settimane ho iniziato la raccolta dell'organico con cestello e sacchetti in carta ma non mi sono proprio accorta di avere una stufa in cucina!! e vi giuro che non ho manco un ventilatore a casa.. invece ti volevo rassicurare sul fatto municipio, comune e azienda non hanno ordito alcun complotto nei tuoi confronti :) e che lo stesso cestello e sacchetto in carta sono stati forniti anche in tutti gli altri quartieri (mia cugina vive a Colli Aniene e ce li ha dal 2007), proprio perchè minimizzano i disagi nella raccolta dell'organico e permettono una sua maggiore qualità... se noi ci mettiamo la plastica (anche quella in mais) avremo "inquinato" la differenziata e buttato tempo e soldi (visto che i soldi investiti fondamentalmente ce li mettiamo noi) senza ottenere risultati soddisfacenti; invece di dire "visto che l'AMA non fa le cose in maniera rigorosa allora facciamo pure noi come ci viene più comodo" credo che dovremmo impegnarci come cittadini per pretendere un servizio efficiente, visto che la differenziata va a vantaggio della collettività... o no?

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  5. Buon per lei che la sua immondizia non si sia "attivata" per diventare compost, e quindi produrre calore. Probabilmente il sacchetto non era molto pieno, oppure l'ha riempito e buttato subito. Che il compost attivandosi produca calore non sono io a dirlo, ma gli stessi produttori di quei sacchetti, oltre che le leggi della chimica.

    Ma questo della stufa sacchetto è solo uno degli aspetti, il più folkloristico, della questione. Se legge gli altri miei post troverà ben altri motivi per dubitare dell'operazione messa in campo dall'Ama.

    Ne ho pubblicato proprio pochi minuti fa un altro, nel quale, fra l'altro, può trovare i link a due articoli del Messaggero con decine e decine di commenti di lettori arrabbiati, che condividono tutti i miei dubbi su questa differenziata.

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  6. Tutti in coro come allo stadio:
    COMPOST,
    COMPOST,
    VAFFANCULO !

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