martedì 21 settembre 2010

11 milioni di sacchetti... e sono già finiti!

Per la precisione erano 11.000.040 i sacchetti di carta che l'Ama ha acquistato insieme a 30.000 "biopattumiere" da distribuire ai cittadini delle zone di Roma interessate alla differenziata "alla romana", all'incirca 83.000 utenze domestiche.

Di questi sacchetti ne sono stati distribuiti una sessantina a famiglia (a quelle numerose è stata consegnata un'ulteriore pattumiera e una scorta maggiorata), ma sono molti i cittadini del Tuscolano, come detto nell'incontro sulla differenziata del 14 settembre, che finita la scorta si sono rivolti alla sede di zona dell'Ama di viale Palmiro Togliatti e si sono sentiti rispondere che di sacchetti non ne avevano più, o che non erano autorizzati a darne e che sarebbero passati gli addetti a distribuirli quando fossero arrivati.

E però i conti non tornano... 83.000 nuclei familiari per 60 sacchetti ognuno fanno... 5 milioni di sacchetti. Vogliamo dire che in realtà le utenze sono molte di più (visto che i dati parlano di 250.000 cittadini coinvolti su tutta Roma) e che di sacchetti ne sono stati consegnati 90 invece di 60? Anche così, aumentando di un abbondante terzo il numero, si arriva a soli (si fa per dire) 7 milioni e mezzo. Che fine hanno fatto i restanti 3 milioni e mezzo di quegli 11 milioni di sacchetti di carta che l'Ama ha pagato € 440.001,60, cioè circa 25 centesimi di euro cadauno + iva...?

Un sacchetto di plastica al supermercato costa 5 centesimi, 9-10 se biodegradabile, 20 centesimi se quello di carta dell'Ikea. Costano tutti molto meno dell'ipertecnologico sacchetto che ci è stato consegnato (e meno male che li hanno comprati all'ingrosso!). Ma è ovvio che il sacchetto Sumus che l'Ama dice sul suo sito di aver acquistato dalla Ecotecnology SRL di Frosinone, ma che è prodotto dalla Aspic srl di Milano (nonostante che nella gara di appalto alla clausola V.5 fosse specificato che non era consentito il subappalto ad altri delle forniture), deve rispondere a determinate caratteristiche di solidità, resistenza, grandezza, ecc., ben superiori a quelle di una banalissima busta di plastica.

Peccato che queste caratteristiche hanno tutt'altro che soddisfatto i suoi utilizzatori finali, che si sono pubblicamente lamentati innanzitutto della sua poca capienza e poi dello spiacevole inconveniente di ritrovarsi col sacchetto sfondato e tutto il suo contenuto sparso per terra appena provavano a sollevarlo dal suo cestello. Al Tuscolano basta recarsi in qualunque punto mobile di raccolta per rendersi conto che la quasi totalità dei cittadini porta il suo sacchetto di carta ben chiuso in una ulteriore busta di plastica, con buona pace dei buoni propositi dell'Ama che si vantava che con questi sacchetti avrebbe ridotto la plastica nell'ambiente.

L'Ama, tramite i suoi funzionari negli incontri pubblici, ha fortemente negato che ci sia stato un problema del genere, parlando di pochi casi isolati e del fatto che nelle brochure consegnate era ben specificato "sgocciolare sempre i rifiuti organici prima di buttarli nel sacchetto". Un blando tentativo di affibbiare la colpa al maldestro utilizzo che ne fanno i cittadini. Ma anche l'Ama, nei fatti, ha dovuto fare marcia indietro di fronte all'evidenza di un sacchetto che semplicemente non assolve pienamente alla funzione per la quale era stato progettato.

Già a luglio l'Ama aveva dovuto affrontare le proteste dei cittadini di zona Marconi, i quali, appoggiati dai loro rappresentanti alla circoscrizione (diversamente che qui al Tuscolano), avevano ottenuto che i "fragili" sacchetti di carta venissero sostituiti con altri di plastica biodegradabile. Ed è notizia degli ultimi giorni che a Trastevere è stata annunciata una nuova distribuzione di sacchetti in Mater-Bi (la cosiddetta plastica biodegradabile)

Ma anche qui al Tuscolano, all'incontro fra Ama e cittadinanza, è stato annunciato che da novembre arriveranno non più gli ipertecnologici e introvabili sacchetti di carta Sumus, ma quelli in mater-bi (ne è stato anche mostrato un esemplare per farne constatare la resistenza rispetto a quello di carta). Un segnale preciso di come l'Ama, pur non ammettendo ufficialmente il problema, si sia resa conto che il malumore crescente dei cittadini stava raggiungendo un insostenibile punto di rottura.

Chissà adesso dove finiranno quei tre milioni e mezzo di sacchetti ancora inutilizzati, chissà se poi non hanno già preso altre vie, se pure sono arrivati... Quel che è certo è che quello che ci era stato presentato come un dono da parte dell'Ama alla cittadinanza (un inutile e non richiesto dono) è costato 440.001,60 euro. Soldi, è il caso di dirlo, buttati nella spazzatura.

2 commenti:

  1. Si tratta dell'ing. Fulvio Torreti, dirigente AMA.

    Ieri pomeriggio, noi di Marconi, abbiamo dunque vissuto una replica identica del vostro incontro, in una piccola e calda saletta di una scuola, chiaramente insufficiente a contenere i cittadini intervenuti, per la maggior parte stipati in piedi a sventolarsi con i loro depliant illustrativi...

    Stesse discussioni, stesse lamentele, stesse affermazioni AMA. Stessa rabbia.

    A Marconi, con l'intervento del circolo PD locale, abbiamo iniziato la raccolta di firme attraverso una petizione popolare, motivando le nostre rimostranze e proponendo modifiche e adattamenti alle attuali regole imposte nella fase sperimentale.

    Per info http://pdmarconi.ilcannocchiale.it/

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  2. In realtà il requisito fondamentale dei sacchetti per raccogliere l'organico è la compostabilità e non la biodegradabilità (e garantire la compostabilità costa di più), dato che con gli scarti alimentari ci fai il compost.

    Io ho vissuto 5 anni al nord e la raccolta dell'organico la facevo con il materb ma ti posso assicurare che si rompe eccome (perlomeno se è compostabile; se non lo fosse non avrebbe senso usarlo per l'organico) e devi sempre usare una busta di plastica per contenerlo perchè trasuda.

    A me questo è sembrato migliore, forse le famiglie più numerose dovrebbero averne di più o di un'altra taglia.

    Flavio

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