domenica 5 settembre 2010

Desolazione differenziata

Oggi sono in tre, si tengono compagnia, chiacchierano e si godono il sole adesso che è settembre e che non batte più così forte. Uno passa distrattamente la ramazza intorno al camioncino bianco, più per tenersi occupato che per fare pulizia davvero. Non sia mai che si sposti più in là di qualche metro dal suo mezzo, per esempio vicino a quel platano dove gli storni la fanno da padrone. Quello non è suo compito, non è zona di sua competenza!

Ogni tanto, all'incirca ogni dieci minuti arriva un anziano o una casalinga con il suo sacchetto di rifiuti e finalmente gli inattivi operatori Ama possono svolgere il compito a loro assegnato. Una battuta da parte dell'anziano attaccabottone, un sorriso a denti stretti dell'addetto (troppo esperto ormai per cadere nella trappola del simpatico attempato chiacchierone), poi l'operatore Ama soppesa il sacchetto per capire se è in regola e lo getta nella ancor nuova e linda pattumiera dietro al suo luccicante camioncino bianco messo in irregolare doppia fila davanti agli altri cassonetti.

Tre addetti stipendiati dall'Ama e dal comune di Roma muniti di un mezzo da... boh, 20.000 euro...? per una decina in tutto di sacchetti raccolti nelle due ore di turno. Ma le migliaia e migliaia di cittadini romani, i famosi 7 su 10 degli autoincensatori manifesti Ama, che sarebbero entusiasti della pulizia di questa città, dov'è che sono finiti...?


Al Tuscolano sono stati stabiliti 51 punti di raccolta per la differenziata, spalmati su tre fasce orarie dalle 5,30 alle 10,30, per servire una popolazione di 53.000 abitanti. In realtà gli abitanti nella zona interessata alla raccolta sono molti di più, perché fra questi non vengono conteggiati gli affitti in nero a lavoratori e studenti fuori sede. Spesso, dove risulta abitare un solo pensionato o esserci una seconda casa sfitta vi abitano invece due, tre, finanche sette persone (in genere una per ogni stanza utile). Ma facciamo finta che le cifre date dall'AMA e dal comune siano reali e proviamo a fare qualche rapido conto.

Ogni punto di raccolta dovrebbe servire "in media" 1040 abitanti (53.000/51). E' ovvio però che si deve ragionare non in termini di persone, ma di immondizia (sacchetti) prodotta. Quindi, sempre continuando a fare medie e considerando che il dato di produzione procapite per immondizia per il centro Italia è di 640 chili l'anno, si può stabilire approssimativamente che una famiglia tipo di tre persone produrrà "in media" un sacchetto di rifiuti (parte umida) al giorno. Perciò ogni punto mobile di raccolta, nell'arco delle sue due ore di permanenza, dovrebbe servire 347 (1040/3) cittadini (uno ogni venti secondi), ognuno col proprio sacchetto. Questa, come più volte ripetuto, è solo una media. Ci sono, com'è naturale, zone più densamente popolate di altre e potranno anche esserci momenti di maggiore affollamento, tali, stando ai numeri, da rischiare lunghe file.

Eppure di queste file chilometriche, che pur dovrebbero già esserci, non se n'è vista l'ombra né questa estate quando la città era semivuota, ma neppure adesso che tutti sono tornati in città. La decina, (ma fate venti, va... abbondiamo!) di sacchetti raccolti ogni giorno dai singoli punti mobili rappresentano quindi solo un risicato 5% di adesione a questa differenziata da parte dei cittadini del Tuscolano. Il restante 95% continua ad utilizzare i vecchi, sporchi, logori e rotti cassonetti.

E col giochetto dell'Ama di luglio, di togliere quelli doppi, il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti, con sacchetti che debordano dai cassonetti rimasti e che devono essere raccolti da altri mezzi Ama, con ulteriori spese a carico della cittadinanza.

Cosa ci vuole ancora a comune Ama e circoscrizione per capire il disastro a cui si potrebbe andare incontro, in un territorio così densamente popolato, se verranno tolti anche i restanti cassonetti? Servono ancora controprove per capire che un sistema di raccolta di "prossimità", come quello imposto al Tuscolano, e non "porta a porta", come invece fatto all'Aventino, può essere forse applicato ai piccoli centri, ma non certo ai grandi quartieri popolari delle periferie metropolitane?

La risposta che daranno i nostri politici di destra e sinistra, purtroppo, la conosciamo già. La colpa se (e speriamo di no) verranno tolti i cassonetti e i sacchetti deborderanno per le strade sarà solo e soltanto nostra, di noi "incivili" cittadini. E allora sarà inevitabile per quei politici, essenzialmente per non "perderci la faccia", invocare il ricorso al pugno di ferro, all'ordine e alla disciplina pretendendo di risolvere il problema con un po' di precari assunti a cottimo e messi a far multe. Ma nessuno si illuda, a meno di una militarizzazione capillare del territorio, ventiquattr'ore su ventiquattro, saranno sempre in tanti a lasciare i sacchetti per strada, come avviene già adesso che i cassonetti ci sono ancora ma ormai in numero insufficiente.

Prepariamoci a turarci il naso...

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