sabato 22 dicembre 2012

Romani, razza di ignoranti!


Forse è fatto apposta, quei manifesti dell'Atac con testimonial i Cesaroni e con quel personaggio che così parla di suo, da ignorante e buzzurro che non riesce nemmeno a coniugare correttamente i verbi, usando la terza forma plurale di "sono" per "gente", che invece è singolare.

A chi è un appassionato di quella serie, forse, può anche fare simpatia quella pesante sgrammaticatura. Ma chi invece quella serie e quei personaggi non li segue, chi arriva a Roma per turismo e per lavoro, trovandosi davanti a quel manifesto così "sbagliato" può solo concludere che si tratta di "romana ignoranza".

Atac, comune di Roma e pubblicitari, questa è la bella immagine che danno della nostra città. Che amarezza!


giovedì 20 dicembre 2012

L'amianto che si beve, i cassoni dell'acqua


A dimostrazione che il problema dell'amianto è molto sentito nel nostro quartiere, oggi diamo conto di un'ulteriore segnalazione, questa volta di una lettrice, che ci ha inviato le foto dei cassoni dell'acqua che si trovano nei locali di un edificio in via Pasquale Del Giudice.

Forse non proprio tutti, ma quei cassoni "sembrano" essere proprio in eternit, e anche parecchio usurati dal tempo. Una situazione perciò rischiosissima, perché è proprio col degrado (passaggio caldo freddo, eventi atmosferici, smog, ecc...) che l'eternit da "stabile" diventa "friabile" e quindi comincia a rilasciare particelle di asbesto nell'aria.

Ma ancora più inquietante quanto ci ha riferito la stessa lettrice sul fatto che l'acqua di quei cassoni è ancora utilizzata da alcuni degli inquilini di quello stabile. Si spera non per bere, perché alzando il coperchio di uno di essi questo è quello che si vede...

lunedì 17 dicembre 2012

Ma quanti ce ne sono...?


Ancora una segnalazione di un lettore che ci parla di tutto un complesso di edifici con tetti e/o cornicioni in eternit nel tratto compreso fra via Calpurnio Pisone 96 e viale Marco Fulvio Nobiliore 151, dal lato di via Papiria.


Le foto in dettaglio mostrano bene quelle tegole, con pochi dubbi sul materiale usato. E se anche apperentemente (o almeno a distanza) sembrano in buono stato, si possono notare in alcuni punti delle piccole rotture o addirittura dei rattoppi (cliccare sulle foto per ingrandirle) che stanno proprio a indicare che in quei punti il materiale non è più coeso e che quindi potrebbe rilasciare nell'aria fibre di asbesto.


Poco altro da aggiungere. Se quello è eternit (continuiamo sempre a considerarla un'ipotesi in attesa di conferme, magari dagli stessi inquilini di quegli stabili) va rimosso al più presto, prima che il suo deterioramento diventi troppo avanzato. E non dopo, quando sarebbe ormai troppo tardi, almeno per qualcuno.

venerdì 14 dicembre 2012

Al lavoro sui tetti


Ci è arrivata un'altra segnalazione che ci parla e ci mostra dei tecnici al lavoro (ieri mattina) sul tetto dell'edificio di piazza San Giovanni Bosco, 74. Li si vede impegnati con telecamera filoguidata nella ispezione delle canne fumarie, probabilmente in eternit (anche se fino a conferma non possiamo affermarlo con certezza), che corrono sull'esterno delle facciate, .

Quelle canne fumarie sono apparentemente spente da tempo ed evidentemente ci deve essere un perché. L'ispezione potrebbe signifire tante cose. Prendendo come assunto che sono effettivamente in eternit (cioè contenenti amianto) è chiaro che quei tecnici ne stavano verificando lo stato interno (eventuali crepe, accumuli di sporco, ecc.).

L'obiettivo pare non essere quello del loro smantellamento (non avrebbero bisogno di fare un'indagine così approfondita). Potrebbe invece stare a significare che si vuole intervenire per isolare l'interno e rendere quell'eternit "stabile", cioè impedire che le fibre di amianto possano disperdersi nell'ambiente sigillando l'interno. E per l'esterno?


Ma c'è anche un'altra ipotesi, piuttosto inquietante, che quella ispezione sia finalizzata a rimettere in attività quelle canne fumarie aumentando esponenzialmente il rischio di dispersione delle fibre di asbesto nel quartiere. Sembra assurdo a sentirlo, ma partendo dal principio che esistono dei trattamenti per ricoprire le pareti delle canne fumarie si può riuscire a farle considerare "legalmente" (ma solo legalmente) sicure.

Speriamo che qualcuno degli inquilini di quello stabile (piazza San Giovanni Bosco 74, chi li conosce li avverta) possa dirci se effettivamente siamo ancora una volta davanti a dell'eternit e che cosa sta succedendo realmente. In fondo interesserà anche a loro sapere che cosa succede sopra le loro teste.

giovedì 13 dicembre 2012

Massima vigilanza!


La brutta faccenda dell'affronto alla memoria di Roberto Scialabba proprio nella piazza in cui è stato ucciso dai fascisti con la bancarella "natalizia" che esponeva santini di Mussolini pare, al momento, essersi risolta.

La nostra segnalazione al municipio ha fatto sì che l'assessore De Simoni facesse un "richiamo diretto" all'organizzatore di quel mercatino, il quale ha avvertito il bancarellaro di togliere quella squallida mercanzia prima del controllo dei vigili, che infatti al loro arrivo non hanno trovato niente.

L'assessore ha agito in base alla delibera approvata dal consiglio e pubbicata sul bando sui mercatini di Natale nel quartiere in cui è espressamente prescritta:

l’esclusione della vendita o l’esposizione di armi, di articoli e/o simbolismi con esplicito riferimento ideologico e politico

Non c'è però soddisfazione nella soluzione trovata. Intanto perché si è trattato solo di un "richiamo diretto", cioè a voce. Una semplice sgridata per una marachella (e nemmeno al bancarellaro) quando invece quanto successo dovrebbe essere percepito come fatto grave da ogni cittadino del quartiere, compresi persino quelli di orientamento a destra.

Per di più, quel richiamo è servito a mettere in allarme il bancarellaro che così ha potuto nascondere quei santini prima del controllo dei vigili. 

La prova che il bancarellaro in questione è pronto a riprovarci è nel fatto che, a due giorni dal controllo, ha lasciato ostentatamente un vuoto dove teneva le immagini del pelato senza riempirlo con le altre che ha. Se l'ha fatto evidentemente ha uno scopo, non fosse altro per passare da martire della grave ingiustizia subita dai cattivi comunisti (che magari ci fossero!).

Rimane, quindi, quell'elemento di disturbo nella nostra piazza su cui occorre vigilare perché non ci si ritrovi per l'ennesima volta con certe facce sgradite in mostra nel posto più sbagliato.

mercoledì 12 dicembre 2012

12 dicembre, la memoria perduta


Chi si ricorda oggi di piazza Fontana e dei suoi 17 morti e 89 feriti? E di Pinelli il ferroviere, l'anarchico distratto caduto giù da una finestra? E quanti di voi sanno chi era Saverio Saltarelli, morto a 23 anni anche lui il 12 dicembre ma del 1970 (un anno dopo quella strage), ucciso da una bomba lacrimogena sparata dai Carabinieri ad altezza uomo perché gridava che quella di piazza Fontana era stata una strage fascista?

Altri tempi, ormai lontani, a cui magari guardare con nostalgia da parte di quelli che allora, ragazzi di sinistra, scendevano in piazza a gridare "Strage fascista strage di stato". Quell'Italia non c'è più e nel frattempo tutti i compagni di allora hanno preso altre strade.

Essere di sinistra oggi non è più lottare per la libertà, l'eguaglianza e i diritti di tutti, contro chi ideologicamente (il fascismo e chi si richiama ad esso) questi principi vuole negare. Più comodo occuparsi di piste ciclabili e di differenziata o, per dirla con Gaber, di dov'è che i cani devono pisciare.

Che peccato che invece loro, i fascisti, la memoria la conservino ben bene e continuino a lavorare sotto sotto sostenendo che il saluto a mano tesa è solo un omaggio sportivo, che medagliette e gadget col faccione pelato sono la testimonianza di un'epoca del nostro paese e che i monumenti a certi personaggi storici sono legittimi, anche se si trattava di criminali di guerra.

E poi, dai, ma chi l'ha detto che le stragi (piazza Fontana, Brescia, Italicus, Bologna...) le hanno fatte i fascisti? E' solo becera propaganda comunista.

Che memoria che abbiamo!

martedì 11 dicembre 2012

L'oltraggio continua


La bancarella che espone i santini di Mussolini in vendita è ancora lì, sotto i portici di piazza San Giovanni Bosco.

Aggiornamento delle 19,00 di oggi: il bancarellaro ha tolto i santini del feticcio pelato che idolatra, ma ha lasciato ostentatamente quello spazio vuoto, pronto evidentemente a rimetterceli. Siamo in attesa di capire se l'ha fatto per un intervento ufficiale (come ci era stato promesso dal municipio) e quali saranno i provvedimenti nei suoi confronti. Finché non arriveranno queste informazioni la questione non potrà dirsi risolta.

Ci era stato assicurato da consiglieri (anche dell'opposizione) e assessori del X municipio che era stato deciso in commissione che "i mercatini per il Natale non devono contenere nulla che non sia proprio con le festività natalizie", che sulla delibera erano stati espressamente vietati i riferimenti ideologici ma anche spade e scimitarre, che era stata fatta immediatamente la segnalazione ai vigili, e che fra ieri sera e stamattina sarebbero intervenuti. Ma finora (alle 11,30 di oggi) quel bancarellaro è ancora al suo posto con la sua squallida mercanzia.

E' intollerabile che si continui a permettere questo scempio proprio nella stessa piazza dove Roberto Scialabba, un ragazzo del nostro quartiere, fu ammazzato dal fascista Giusva Fioravanti.

Il corpo di Roberto Scialabba in piazza Don Bosco

Per tutti i distratti, per tutti quelli con la memoria corta che hanno dimenticato i loro stessi amici e il perché un tempo si dicevano antifascisti ecco un piccolo promemoria:

Valerio Fioravanti si fa venire in mente un’idea.. se in via Calpurnio Fiamma non c’è nessuno, perché non spostarsi nei vicini giardini di Piazza Don Bosco? Lì qualche zecca deve esserci dì sicuro… La previsione di Fioravanti si rivela esatta: almeno stando ai capelli lunghi e agli eskimo che indossano un gruppo dì ragazzi che chiacchierano e si fanno le canne seduti sulle panchine dei giardini, i comunisti non aspettano altro che di essere ammazzati. I fratelli Fioravanti insieme a Franco Anselmi sono quelli che si incaricano dell’esecuzione. Entrano nei giardini e si dirigono verso le panchine. Poi, guadagnata la giusta distanza, aprono il fuoco. Valerio questa volta è il primo a sparare. Il gruppo dì ragazzi preso di mira tenta di darsi alla fuga ma i proiettili degli aggressori feriscono due fratelli, Nicola e Roberto Scialabba. Il primo riesce in qualche modo a mettersi in salvo mentre il secondo, agonizzante, resta alla mercé dei suoi assassini. Roberto Scialabba non riesce a muoversi, giace supino sul prato spoglio dei giardini. Valerio Fioravanti sale a cavalcioni sul suo corpo, prende bene la mira e lo uccide senza dargli scampo, piantandogli due pallottole nella nuca.

Questo è il fascismo.

lunedì 10 dicembre 2012

Squallore fascista a piazza Don Bosco


Mercatino natalizio sotto i portici di piazza San Giovanni Bosco, la bancarella di un incisore espone la bandiera italiana, fra la sua merce in vendita anche i santini di Mussolini, proprio affianco a quelli di padre Pio.

Nella nostra piazza, per chi se lo fosse dimenticato, a pochissimi metri da quella bancarella, i fascisti hanno ucciso Roberto Scialabba, la cui unica colpa è stata quella di essere uno del quartiere e quindi un rosso, come all'epoca lo erano in tanti da queste parti.


Quella bancarella è un'offesa e uno sfregio alla sua memoria a cui, se l'antifascismo è ancora un valore imprescindibile in questo paese, occorre dare una risposta pronta revocando "immediatamente" la concessione al suo titolare.

Per inciso, il soggetto in questione espone la bandiera italiana per marcare la sua inutile differenza con il resto dell'umanità, ma non disdegna di usare degli extracomunitari per farsi sorvegliare di notte (e siamo vicini allo zero) la sua insulsa bancarella. Scusate per la qualità delle foto, ma forse è meglio non vedere certe facce.

Amianto, la lettera di un cittadino


L'invito a far sentire tutti la propria voce sul problema amianto nel quartiere comincia a dare i suoi frutti. Già alcuni cittadini hanno dato il loro contributo segnalando situazioni a rischio (per esempio, è da una di queste segnalazioni che abbiamo appreso dell'esistenza di pannelli contenenti amianto sopra alle finestre e i balconi di alcuni edifici qui al Don Bosco). Oggi invece vi offriamo una lettera, le riflessioni di un cittadino che ha a cuore da tempo il problema e che vuole condividere con noi il suo bagaglio di conoscenze, perché tutti si sia più consapevoli di cosa significa davvero la parola amianto.

Gentile blogger “Fortezza Bastiani”, condivido le preoccupazioni espresse negli articoli pubblicati, non è terrorismo mediatico parlare di “killer” ma l’espressione di un dato reale, dato l’altissimo potere cancerogeno delle fibre di amianto. Un killer che possiamo definire persino “subdolo” vista la tendenza a manifestarsi persino dopo quaranta anni dall’esposizione o a colpire persone non esposte direttamente. Ha suscitato scalpore l’apprendere che oltre ai lavoratori  del comparto amianto molte vittime sono costituite dalle mogli degli operai, esposte inconsapevolmente nel maneggiare le tute dei mariti dopo averle lasciate ad asciugare.

Se nell’ambito dei luoghi di lavoro in aree sottoposte a rischio amianto sono stati effettuati studi più o meno approfonditi, poco o nulla si sa circa la presenza dell’amianto nelle aree diverse dai luoghi pubblici sottoposti a una specifica normativa.

Esiste un censimento delle aree a rischio? Purtroppo non come si vorrebbe. Esiste una legge che prescrive di censire immobili e aree a rischio, ma tale compito non spetta alle autorità bensì ai singoli proprietari che hanno l’obbligo di comunicare la presunta o accertata presenza di materiali contenenti amianto. Le ASL quindi raccolgono i dati provenienti dalle auto notifiche dei proprietari, effettuando indirettamente quindi un censimento che non può che essere lacunoso. Tale impianto legislativo (DPR 8 agosto 1994 in attuazione della legge 257/1992) prescrive alle regioni "l’adozione di piani di protezione, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica dell’ambiente, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto" ma non di censire capillarmente la presenza di amianto nel territorio...

venerdì 7 dicembre 2012

L'amianto che non si vede, nelle nostre case


L'avevamo scritto, pensavamo che almeno gli edifici di via Flavio Stilicone 227 e 247, di proprietà Enasarco, fossero stati bonificati dall'amianto (al contrario di quello al 259 che invece continua a spandere fibre di asbesto in tutto il quartiere). E invece, grazie alla testimonianza di alcuni amici del blog e inquilini di quei palazzi, scopriamo oggi che la bonifica è stata parziale e ha colpevolmente tralasciato quei pannelli bianchi che si vedono sopra gli infissi delle finestre e dei balconi e che sono anch'essi, incredibile a dirsi, fatti con amianto.

Infatti, a quanto ci dicono gli amici di quei civici che hanno fatto fare delle analisi, quei pannelli conterrebbero crocidolite, detto anche amianto azzurro e dannoso quanto e forse più del più comune amianto. Questa la testimonianza di uno di loro:

Sopra ogni finestra c'è un pannello bianco. Quest'ultimo è stato fatto analizzare (a nostre spese!!!!) da una ditta specializzata che tramite l'ASL di Civitavecchia ha confermato che quei pannelli sono fatti di amianto della peggiore specie (tipo CROCIDOLITE ). Quando una persona in questi anni ha avuto la brillante idea di pulire l'avvolgibile delle finestre togliendo il coperchio del cassettone interno sopra la finestra, si è trovata direttamente a contatto con amianto di oltre 40 anni fa....


In pratica, l'intervento di bonifica dall'amianto in quei palazzi si è limitato al tetto mentre a quei pannelli è stata data soltanto una verniciata . Per questo motivo adesso è in corso una causa verso Enasarco su cui più avanti, se gli inquilini di quel civico lo vorranno, daremo altre informazioni.

Ma il peggio è che quegli insospettabili pannelli bianchi sopra le finestre non sono un'esclusiva di quelle palazzine. Anche da altre parti ce ne sono di simili. Per esempio, sempre in via Stilicone, ce ne sono al civico 236...

giovedì 6 dicembre 2012

Si parla di Amianto anche in radio



La notizia e le foto del tanto amianto sui tetti e nelle case del nostro quartiere hanno suscitato l'interesse  di tanti media, fra cui Radio Manà Manà che ha deciso di dar spazio alla nostra segnalazione intervistando oggi alle 13,15 il presidente dell'Associazione Vie e Piazze Storiche di Cinecittà, che ha ben illustrato qual è la situazione attuale e quali potranno essere i prossimi passi per cominciare ad affrontare il problema.

Nel video l'intervista completa, a cura di Gianluca Fabi,  corredata dalle foto dei tanti tetti con coperture in eternit che ancora ci sono qui al Tuscolano.

E in extremis, appena pubblicato, si aggiunge alle altre voci anche Roma Che Verrà con un articolo che riprende la nosta denuncia.

Amianto, Repubblica ci dà voce

Oltre agli amici di RomaToday, che puntualissimi riprendono ogni notizia del blog offrendola ai loro tanti lettori, anche Repubblica ha voluto pubblicare in cronaca di Roma la nostra denuncia sul tanto amianto negli edifici del nostro quartiere nell'edizione in edicola ieri, 5 dicembre 2012.

Tuscolano, etemit sui tetti le nostre vite sono in pericolo. Sono ancora tanti, al Tuscolano, i tetti coperti da eternit, materiale ad alto contenuto d'amianto causa di gravi malattie. Una delle situazioni più critiche è al civico 259 di via Stilicone, dove c'è un complesso di palazzine con la copertura in eternit completamente rovinata: tegole sfondate, lamiere arrugginite e piene di muschio. Tutto questo in un quartiere caratterizzato da una delle più alte densità abitative d'Europa. 

Per ora è soltanto un trafiletto, ma importantissimo. Intanto perché è uscito su uno dei giornali più importanti che abbiamo in Italia, ma soprattutto perché in quelle poche righe di sintesi è stata denunciata proprio la situazione rischiosissima dell'edificio di via Flavio Stilicone 259 che abbiamo mostrato nel precedente post portandola all'attenzione del grande pubblico. 


Vedremo fino a quando le autorità competenti e gli stessi proprietari degli appartamenti di quello stabile continueranno a fare gli struzzi e a mettere a rischio le loro, ma soprattutto le nostre vite.

martedì 4 dicembre 2012

Sulla nostra testa


C'è un cecchino con un fucile carico appostato sui tetti del nostro quartiere ed è pronto a colpire. L'ha già fatto in passato e lo rifarà in futuro. Non è questione di se, ma soltanto di quando. Colpirà e alcuni di noi moriranno.

Il cecchino non è uno sconosciuto, si chiama Amianto. Anche le sue conseguenze, i proiettili del suo fucile, hanno un nome, si chiamano Adenocarcinoma Polmonare e Mesotelioma Pleurico e questi sono i loro effetti sui polmoni di chi ha la sciagurata sorte di ammalarsene.

Granulazioni neoplastiche di mesotelioma diffuso

La foto è forte, sicuramente uno shock per tanti, specie per quelli che hanno avuto parenti o amici colpiti da questa forma tumorale e a cui vanno tutte le nostre scuse per averla mostrata. Ma è necessario che tutti la vedano per far capire qual è il rischio reale che stiamo correndo, perché qui nel nostro quartiere sono ancora davvero tanti i tetti rivestiti dalle tegole in eternit, un materiale ad alto contenuto di amianto.

Basta prendere una qualunque delle mappe online (Google maps o Bing maps) e chiunque può navigandole accorgersi che sono decine i tetti, qui al Don Bosco come all'Appio Claudio, ancora ricoperti da quelle tegole grigie in eternit. Si badi, non stiamo parlando di edifici pubblici, che in qualche modo, salvo deprecabili eccezioni che continuano a spuntare ogni tanto, si stanno risanando, ma proprio dei condomini dove abitiamo, privati o di enti che siano, e su cui invece si fa ben poco...

martedì 27 novembre 2012

Parcheggio alla romana al Don Bosco, ieri


La foto l'avevamo già mostrata all'interno del post sulla "patrocinata Prestipino", ma merita uno spazio tutto suo. Intanto perché ci mostra piazza San Giovanni Bosco com'era negli anni 70, con il pietrisco al posto della pavimentazione, la classica giostra coi cavallucci (o almeno così sembra) e i binari del tram (lì perché deviato dalla Tuscolana, dove in quegli anni si stava costruendo la Metro A). Ma oltre a questo si può notare che nonostante le auto all'epoca fossero molto poche e lo spazio a disposizione tanto, anche allora ognuno parcheggiava come gli pareva.

Nell'ingrandimento lo si può notare meglio. C'è chi decide di salire direttamente sul pietrisco della piazza e chi si mette di traverso (manco avesse una smart) per riempire i buchi fra un'auto e l'altra.


Qualche anno fa un giornalista straniero, in una guida sulle capitali europee, descrivendo Roma disse che camminando per le sue strade gli sembrava sempre fosse appena finita una gara di parcheggio per ciechi. Si riferiva ovviamente alla brutta abitudine dei romani di parcheggiare dove gli capita e dove gli è più comodo in barba a ogni divieto, ma anche infischiandosene del rispetto che si deve agli altri.

Oggi tutti usano la scusa delle tante auto, del poco spazio e della fretta. Ma è evidente, guardando la foto, che questi pessimi comportamenti hanno radici profonde. Chissà se anche nell'antica Roma esisteva il brutto vizio di lasciare le bighe in doppia fila.

(La normale doppia fila oggi, in una foto di qualche mese fa, in piazza San Giovanni Bosco)

lunedì 19 novembre 2012

Le ambiguità della candidata Prestipino e lo scempio nella nostra piazza


Oggi si parla di Patrizia Prestipino, assessore alla provincia di Roma e candidata alle primarie del Pd per la carica a sindaco di Roma, che ieri ha voluto allietarci della sua presenza in piazza San Giovanni Bosco dimostrandoci tutta la strafottenza, il degrado e lo scempio che possono portare i politici e i loro carrozzoni elettorali, con la "nostra" piazza ridotta a "loro" parcheggio personale, patrocini assurdi e immotivati, squallide consorterie corse alla corte del candidato per foto ricordo e vigili urbani che a voler essere buoni potremmo definire quantomeno "distratti".

La Prestipino era già salita agli onori della cronaca per aver sfruttato le statue del Pincio come testimonial della sua campagna per le primarie degradandole con lo scempio dei suoi manifesti, quelli che riportavano lo slogan "L'uomo giusto per Roma". Che poi, l'uomo "ambiguamente" sarebbe lei. Questa una dichiarazione esplicativa del suo pensiero.

"ormai le donne hanno le palle (come me) e quindi il maschio della situazione ha i capelli lunghi biondi, fa la prof di liceo e ama gli animali".

Sarà contento di saperlo il marito Riccardo Milana, deputato dell'Api passato all'Udc. Ma se c'è una cosa odiosa più del maschilismo sono le donne che si vantano di avere gli attributi. In questo la Prestipino fa il paio con la Polverini che proprio ieri ha detto di Zingaretti: 

"per governare questa Regione ci vogliono gli attributi, e non mi aspettavo che questa sinistra prendesse il solito zimbello...".

Insomma, per questi esemplari di signore la cultura, l'intelligenza, l'impegno della politica si misurano solo col centimetro, a chi ce l'ha più lungo. Inevitabile pensare che sarebbero state ottime cavie per il dottor Freud nell'elaborare la sua teoria sull'invidia del pene...

domenica 11 novembre 2012

Ce l'abbiamo fatta!


Sembra incredibile anche a noi, ma in sole ventiquattrore siamo riusciti a far rimuovere quel cartellone che rischiava di cadere addosso alla gente in viale Nobiliore.


A seguito della nostra segnalazione (ripresa da RomaToday e pubblicata in cronaca di Roma anche su Repubblica di sabato) su quel pericoloso cartellone a rischio caduta, oltre che abusivo, su viale Marco Fulvio Nobiliore l'Associazione Vie e Piazze Storiche di Cinecittà, attraverso il suo presidente Amleto Lanna, si è attivata contattando venerdì sera diversi consiglieri municipali.

Alcuni di loro, sia della maggioranza che dell'opposizione (nello specifico i consiglieri Michele Folgori, Celestino Cedrone e Francesco Barbati) hanno prontamente risposto all'invito a recarsi sul posto per constatare di persona l'effettiva pericolosità di quel cartello.

sabato 10 novembre 2012

Rimosso il cartellone abusivo in viale Marco Fulvio Nobiliore



Detto e fatto. Il cartellone abusivo in viale Nobiliore che rischiava di cadere addosso alla gente è stato prontamente abbattuto. Domani sul blog foto, altri filmati e tutti i particolari su una vicenda che una volta tanto si è conclusa positivamente per noi cittadini.

venerdì 9 novembre 2012

Pericolo Cartellone in viale Nobiliore


Si sperava di essercene liberati a luglio scorso. E invece eccoci di nuovo a parlare di quel cartellone pubblicitario piazzato in viale Marco Fulvio Nobiliore, all'altezza del numero 67, che è tornato più ingombrante, ma soprattutto più pericoloso di prima.

A luglio era bastato segnalare il problema e mostrando notevole sensibilità gli stessi committenti della pubblicità esposta, quelli di Diagnostica Nobiliore, avevano prontamente fatto rimuovere il loro pannello. Era, purtroppo, rimasto il palo. Ed era facile quindi supporre che i suoi gestori avrebbero tentato nuovamente di utilizzarlo.

Ma l'assurdo di questa volta è che rendendosi conto anche loro che la particolare conformazione del marciapiede in quel punto lasciava gli spuntoni metallici del palo troppo in basso i gestori hanno provveduto a fare un rattoppo aggiungendo un pezzo di tubo come prolunga con una saldatura piuttosto approssimativa.

giovedì 8 novembre 2012

All'AMA son fascisti...?


Più passa il tempo, più cose escono e più nessuno fa niente. Quella nella foto è la corona inviata dall'AMA ai funerali di quel Pino Rauti esponente di punta della destra più nostalgica e fascista, suocero dell'attuale sindaco Alemanno e fondatore di Ordine Nuovo, diventata poi quell'organizzazione terroristica implicata in tanti attentati nel nostro paese e causa di innumerevoli lutti.

A che titolo la municipalizzata, pagata con i soldi di tutti noi, si permette di fare un simile omaggio? Forse perché sono talmente tanti i fascisti ed ex fascisti infilati per chiamata diretta nell'AMA che quell'omaggio a loro viene spontaneo? Se lo chiede anche il consigliere del PD Paolo Masini, come riportato da Repubblica.

"Ho presentato una interrogazione al sindaco Alemanno e all'assessore all'Ambiente per avere chiarimenti sulla corona di Ama-Spa, l'azienda dei rifiuti capitolini che era presente ai funerali del leader della destra Pino Rauti. Non essendo stato Rauti un dipendente dell'Ama e neanche un amministratore del Comune di Roma a quale titolo sono stati utilizzati i soldi dei contribuenti per l'acquisto di questa corona".

Ma se già questa notizia, unita a quella sui sindacalisti da foraggiare in cambio di promozioni, basterebbe a dimostrarci tutto lo schifo che regna all'interno della municipalizzata, un'altra notizia ancora è arrivata oggi sul Corriere della Sera ad aggiungere schifo su schifo.

martedì 30 ottobre 2012

Passato e presente di via Tuscolana


La foto è da un bel pezzo che gira in rete fra gli affezionati del quartiere. Riprende un momento storico, l'entrata degli alleati in Roma nel 1944. Ed è identificabile anche il punto esatto in cui è stata scattata: sulla via Tuscolana appena prima dell'incrocio con via Scribonio Curione.


Basta un rapido confronto tramite street view per vedere com'è adesso quel tratto di strada. Le due palazzine sullo sfondo, sul lato destro della strada, sono ancora in piedi da allora. Cresciuti tutto attorno, invece, palazzoni deprimenti e tanto traffico e smog in strada.

Sicuramente quella foto d'epoca ha un suo fascino. E molti, di fronte alle difficoltà dell'oggi, si perdono nel  pensare che allora la vita era più semplice, e addirittura si spingono a desiderarla. Forse c'è del vero in questo, ma a quei tempi, non dimentichiamolo mai, dalle nostre parti cadevano le bombe. Qualcuno oggi preferirebbe essere nato in Afghanistan?

venerdì 26 ottobre 2012

Il più pulito c'ha la rogna


Dell'AMA abbiamo detto peste e corna. E ne avevamo tutte le ragioni. Per la loro incompetenza, inettitudine, per ambizione, calcolo politico ed economico hanno lasciato quartieri interi di Roma (e noi al Don Bosco più di tutti) per due anni in mezzo all'immondizia. E l'hanno chiamato fare la differenziata.

Da questo blog ne abbiamo dette tante sui politici (al comune e al municipio) che avrebbero dovuto e dovrebbero dettare gli indirizzi della loro azione, ne abbiamo dette sui loro dirigenti, nominati chissà come, e tante altre ancora ne abbiamo dette su quelli assunti in AMA per chiamata diretta in quanto parenti, amici amanti e camerati di quelli al vertice.

Ma non bastava. Adesso è il turno dei sindacalisti dell'AMA (di certi sindacati, la Cisl in questo caso), quelli senza il cui benestare non si muove una foglia e che le promozioni, i permessi e le altre agevolazioni devono andare ai loro iscritti e non a quelli di altri sindacati...

martedì 23 ottobre 2012

L'Atac fa catenaccio


La foto è stata scattata domenica scorsa, nel pomeriggio, nella stazione metro di Giulio Agricola. Tanti i passeggeri in transito, ma nessun addetto e nemmeno vigilantes in giro. All'interno del box i monitor di sorveglianza sono accesi, ma anche lì non c'è nessuno per controllarli. E il robusto catenaccio alla porta ne è la conferma. 

Una situazione tutt'altro che eccezionale. Ormai questa è la norma in tante stazioni della nostra zona, come riportano le tante testimonianze dei cittadini del quartiere.

Se la mattina vai a prendere la metro a Lucio sestio non c'è mai un'anima, se il tornello non ti accetta il biglietto o la tessera sei costretto a passare dietro a qualcuno...

Sapete che sono state presentate tantissime lamentele inerenti la già citata stazione e la stazione di Giulio Agricola? Personale di stazione assente, vigilantes assenti e tornelli tenuti sempre aperti....

Oltre agli addetti, ormai è diventato anche raro vedere dei veri vigilantes. Al loro posto, e neppure sempre, degli sconsolati volontari di una qualche associazione di amici, parenti e pensionati dei carabinieri, i quali non hanno altro compito né autorità (per fortuna!) che starsene impalati per qualche ora in quelle stazioni.

Un'indubbia dimostrazione dell'abbandono in cui versano le stazioni della nostra periferia e delle deficienze dell'Atac e del comune di Roma che però si cerca di nascondere annunciando fantasmagorici piani di Assistenza e Controllo e provando ad addossare tutte le colpe ai cittadini accusandoli (con la complicità di media e giornalisti conniventi) di essere una massa di portoghesi, primi fra tutti proprio noi del Don Bosco.

lunedì 22 ottobre 2012

Quelli del Don Bosco, brutta razza...


Inutile girarci attorno, si sa che dalla Romania arrivano tanti di quei ladri da far concorrenza agli zingari. E si sa anche che i napoletani portano le malattie e che gli indiani puzzano quanto i marocchini e tutte le altre razze di quelle parti là. Non parliamo poi dei negri e dei mussulmani che sono peggio dei cinesi, che però almeno se ne stanno per i fatti loro.

Questo è razzismo? Ma no, come vi viene in mente? Semmai si tratta di banali generalizzazioni e niente di più. Come quella che sostiene che: "I portoghesi più incalliti abitano nel quartiere Don Bosco"...

venerdì 19 ottobre 2012

La casta del X municipio e i suoi rimborsi viaggi


Qual è quel posto di lavoro in Italia dove si rimborsano le spese di viaggio se si è residenti in un'altra città? Quale pendolare si è visto agevolato dal suo datore di lavoro in questa pratica? Vi risulta che un insegnante, un operaio, un impiegato abbiano mai avuto diritto a questo tipo di rimborso? 

Figuriamoci, al giorno d'oggi è già tanto se si ha un lavoro. Se si vuole tenerselo ci si trasferisce, oppure si fa avanti e indietro. Ma le spese, in questo caso, sono tutte a carico del lavoratore, secondo il principio che è stata sua la scelta di cercar lavoro in un'altra città. A meno che...

mercoledì 17 ottobre 2012

Roma Sì Muove, un fallimento meritato


Una buona notizia. La santa alleanza dell'ipocrisia, quell'accozzaglia di radicalverdifiniani chiamata Roma Sì Muove che sulla base di generici slogan (non supportati da nessuno studio di fattibilità sulla realizzabilità, sui costi e sul dove reperire le risorse e, importantissimo, a cosa sottrarle) pretendeva firme per ben otto referendum comunali, non è riuscita a raggiungere il tetto minimo di 50.000 firme richiesto.

Sono stati appena 40.000 i romani (sui 2 milioni e settecentomila abitanti di questa città) che hanno firmato. E questo nonostante una proroga di ulteriori 15 giorni che gli organizzatori hanno chiesto e ottenuta, accettando pero nel contempo di invalidare e rendere così inutili le quattromila firme di luglio, in buona parte quelle raccolte durante la Festa dell'Unità a Caracalla.

Adesso i promotori di quei referendum (radicali, finiani ed eco opportunisti in genere) dovrebbero interrogarsi sui perché del loro fallimento. Per esempio sul fatto che era impossibile parlare e discutere, fosse anche in positivo, delle loro proposte perché erano solo vuote enunciazioni, oppure sul non essere riusciti a dare la giusta visibilità alle loro proposte. Invece, sui loro siti e profili, in queste ore è tutto un accusare e dare le colpe ai romani, senza fare la benché minima autocritica sulla loro incapacità nel convincere i cittadini a firmare. Questi alcuni dei loro messaggi.

continuo a non capire come mai tanta gente non alza le chiappe e va a firmare! Che rabbia! Poi si lamentano...

bravi voi ..un po meno bravi, i romani che nun firmeno..

 Bravi!! resta il rammarico che questa citta non si muove..Ma non ci arrendiamo!!!

Fra le ipotesi più strampalate, c'è anche chi fra i promotori chiede un'ulteriore proroga, come se si possa continuare all'infinito a raccogliere firme.

È tutto finito? No, in realtà la campagna può proseguire ancora per altri 15 giorni, facendo slittare in avanti l’inizio della raccolta firme e perdendo però quelle raccolte nei giorni precedenti. La regola infatti è che le firme debbano essere raccolte nei tre mesi precedenti il deposito.

Un'interpretazione fin troppo elastica di cosa è un referendum in democrazia e un'ulteriore conferma della loro pochezza.

Adesso, possono fare tutti i proclami che vogliono, ma questa citta e i suoi cittadini (che hanno etichettato come pigri e indolenti), non firmando hanno dato loro una risposta chiara. Ed è ora che questi vecchi tromboni della politica (mentalmente quando non anagraficamente) se ne rendano conto e se ne vadano a casa!

lunedì 15 ottobre 2012

Cinecittà, Cecafumo, Centocelle e Quadraro nel 1944


A grande richiesta e visto anche l'interesse suscitato, ecco altre foto con vista dall'alto del nostro quartiere scattate durante i bombardamenti del '44. Il merito delle ricerche va ad Alessandro Bianchini, appassionato di quel periodo e che si è dato da fare non poco per scovare le foto negli archivi storici americani (da lui anche la foto del bombardamento del post precedente) e ha voluto condividerle con tutti noi.

La prima foto mostra chiaramente (cliccare per ingrandire) tutta la zona intorno all'aeroporto. Si distingue sulla sinistra in alto Cinecittà (con il Centro Sperimentale di Cinematografia e l'Istituto Luce), in basso sulla destra il quartiere di Centocelle, mentre a destra si vede il Quadraro e sempre a destra un po' più in basso Tor Pignattara. Ma sono tanti i particolari interessanti di questa foto...

giovedì 11 ottobre 2012

Sotto le bombe


Quella che vedete è la foto aerea di un bombardamento nel '43 degli alleati sull'aeroporto Francesco Baracca. Nella foto successiva, opportunamente riposizionata su una mappa per un migliore orientamento, è possibile distinguere (nella sezione in bianco e nero) sulla destra il Quadraro mentre in alto c'è Centocelle. E nella parte bassa quella linea bianca e dritta che si vede è la Tuscolana, da Porta Furba fin quasi a Cinecittà.


Sì, il quartiere Don Bosco sorge proprio dove nel '43 cadevano le bombe. L'aeroporto era un ovvio obiettivo militare, ma le bombe, come succede spesso in tutte le guerre, finivano anche oltre, sui campi e tutto attorno. E per fortuna che allora di case da noi ce n'erano poche: la Torretta dei Consoli, la trattoria de Gigetto (che oggi non c'è più) e poche altre, che rimasero in piedi. Una fortuna che invece a San Lorenzo non ebbero...

lunedì 8 ottobre 2012

Un'americanata, ma con moderazione


Anche quest'anno quella manifestazione chiamata Un'Americana a Roma ha portato il suo carico di disagi in piazza San Giovanni Bosco. Ma bisogna anche riconoscere agli organizzatori (o a chi vigilava su di loro) che hanno fatto del loro meglio per contenerli.

Una situazione certamente migliore di quella degli anni passati, quando la piazza con la sua fragile pavimentazione diventava il personale parcheggio dei pesanti mezzi dei gestori degli stand. Ma non sono purtroppo mancati anche questa volta alcuni comportamenti al limite.


I mezzi degli organizzatori, anche se non vi hanno sostato, sono comunque entrati in piazza per l'allestimento degli stand. Nella foto se ne vedono due, col furgonato pericolosamente parcheggiato a filo con la grata già provata dai tanti passaggi (in realtà, mia testimonianza diretta, quel furgone appena arrivato si era posizionato con le ruote proprio sulla grata e si stava apprestando a scaricare quando qualcuno ha fatto notare la cosa all'autista, che si è sprecato a spostarsi di un paio di centimetri)...

venerdì 5 ottobre 2012

Cinecittà che bella città



Cinecittà che bella città nella città ah...

Questo cantava anni fa (era il 1978) Roberta D'Angelo parlando del suo quartiere di adozione. Un quartiere, il nostro, di cui aveva colto appieno l'anima profonda e che, anche se da allora è un po' cambiato, mantiene salda la sua identità anche a trentaquattro anni di distanza. 

E sentendo questa canzone fa riflettere che adesso come allora abitare a Cinecittà rimane una questione di fedeltà.

Cinecittà che bella città nella città ah
Cinecittà oh oh oh oh
Cinecittà che bella città nella città ah
Cinecittà

Qualcuno cammina sulle acque con un motorino rotto
che ogni tanto fa un botto
Cambiano le carte in tavola con un asso nella manica
moltiplicando i pesci e pure i fessi

Lumi finiti in salamoia gli altri soffocati dalla noia

Cinecittà che bella città nella città ah
Cinecittà oh oh oh oh
Cinecittà che bella città nella città ah
Cinecittà

Con un po' d'amore di nascosto con tanta paura addosso
come un cane senza osso con la rabbia che ti scoppia
con la voglia di tutto che ti prende di brutto

Al Quadraro che è un posto amaro
ho tramutato là per là un bar in baccalà

Ma tutto è rimasto lo stesso
come fuori adesso

Cinecittà che bella città nella città ah
Cinecittà oh oh oh oh
Cinecittà che bella città nella città ah
Cinecittà

Le macchine e gli stereo passano di proprietà
con molta facilità a Cinecittà
Fioriscono i casermoni come tante prigioni
l'acqua si tramuta in buchi  troppi negozi troppe luci

Senza soldi a Cinecittà
senza far niente a Cinecittà

Cinecittà che bella città nella città ah
Cinecittà oh oh oh oh
Cinecittà che bella città nella città ah
Cinecittà

Non c'è niente di divertente da fare se non stare ad aspettare
e guardare quelli che al centro prendono il tè affermando che
abitare a piazza Navona è una questione di atmosfera
specialmente la sera, la sera, la sera

Abitare a Cinecittà invece è una questione di...
Abitare a Cinecittà invece è una questione di... fedeltà

Cinecittà che bella città nella città ah
Cinecittà oh oh oh oh
Cinecittà che bella città nella città ah
Cinecittà oh oh oh oh...

mercoledì 3 ottobre 2012

Achtung Banditen!


Ci risiamo. I parenti di Alemanno tornano nel nostro quartiere per far cassa. Annunciati su molti giornali e su RomaToday, arriveranno presto accertatori AMA anche nel nostro quartiere per comminare multe da cento euro in su a chi non differenzia come dicono loro, nonostante poi che quel sistema misto duale che ci avevano imposto sia miseramente fallito (per loro stessa ammissione) e verrà presto smantellato.

Ma evidentemente la fame di soldi continua ad essere tanta, come anche il bisogno di far vedere che fanno qualcosa per riuscire a distrarre dai loro disastri e dalle centinaia di assunzioni fatte allegramente a loro parenti all'AMA e in altri enti. Non ultima quella della moglie dell'assessore all'Ambiente, Marco Visconti, che da semplice ragioniera e cassiera di negozio si è ritrovata una nomina a dirigente Atac sulla base del solo curriculum e con uno stipendio da 70.000 euro l'anno.

Sono marci dentro, e sanno benissimo che i romani l'hanno ben capito e che aspettano solo le elezioni per cacciarli a calci nel sedere (in attesa che la magistratura faccia la sua parte per tutte le ruberie che sicuramente verranno fuori). Proprio per questo adesso sono più pericolosi, perché hanno bisogno di buttare la colpa addosso a qualcun altro per sviare dalle proprie. Come sta facendo oggi l'AMA che riprova la carta autoritaria dei controlli trattando noi cittadini da banditi e inventandosi persino che siamo stati noi stessi a chiederlo (stessa scusa dei nazisti per i rastrellamenti)...

martedì 2 ottobre 2012

Un'Americana a Roma - Fatece largo che...


Fatece largo che passamo noi, una colorita strofa di una vecchia canzone romanesca che però nasconde arroganza, prepotenza e la solita strafottenza di chi pensa di poter fare tutto quello che gli pare infischiandosene degli altri attorno.

La stessa logica degli organizzatori della manifestazione Un'Americana a Roma, che a tutto assomigliano tranne che a li giovinotti de 'sta Roma bella e che pretendono per forza di farla svolgere in piazza San Giovanni Bosco, infischiandosene dell'impatto devastante che avranno con la loro iniziativa.

Dei danni fatti nelle passate edizioni alla pavimentazione e alle caditoie della piazza (da questa e da altre manifestazioni simili) abbiamo già ampiamente riferito in altri post. Oggi invece parliamo di un altro aspetto deteriore di questa americanata. Per due giorni l'intera piazza dovrà essere svuotata da auto e motocicli, oltre al divieto assoluto di transito per la giornata di domenica 7 ottobre.

Si tratta all'incirca di 190 posti auto in meno in un quartiere dove (per la sua alta densità abitativa) è estremamente difficile trovare un parcheggio già in condizioni normali. Il che significherà 190 automobilisti inferociti a cercare un posto nelle strade limitrofe invece di poter usare l'auto per andare a far spese o a trovare i parenti, come normale di domenica da queste parti...

venerdì 28 settembre 2012

Da quella che una volta era Cinecittà


Cinecittà sta chiudendo. Un lento e inesorabile declino che lascerà a spasso tanta gente. Tecnici qualificati, attrezzisti, macchinisti... Il loro sapere, frutto di anni e anni di esperienza nel realizzare capolavori visti in tutto il mondo, verrà irrimediabilmente perduto.

Almaviva, l'azienda che gestisce tre call center in via Lamaro con 632 dipendenti, se ne va. Si trasferisce al sud non perché abbia problemi, ma perché lì pensa di trovare condizioni a lei più convenienti infischiandosene dei tanti che saranno lasciati a spasso.


Ieri si è svolto un corteo nelle strade del nostro quartiere proprio per denunciare l'impoverimento in atto nel nostro territorio. Per pura speculazione si lascia marcire un patrimonio come Cinecittà. Per la fame di profitto dei gestori di un call center si riducono le persone a numeri con cui giocare in sottrazione...

giovedì 27 settembre 2012

Un'Americana a Roma torna a far danni

Parcheggio privato di Un'Americana a Roma in piazza San Giovanni Bosco (9 ottobre 2011)

Inutile fotografare, segnalare e riuscire anche a far pubblicare su vari media le nostre denunce. Inutile ormai anche parlare. Dalle istituzioni si chiede spesso a noi cittadini di fare la nostra parte, ma anche se ci si impegna a farla, questa parte, alla fine si farà sempre come dice il più potente, quello che a loro più conviene.

Mostrare i danni prodotti dalle varie manifestazioni sul selciato di piazza San Giovanni Bosco, far vedere l'arroganza dei bancarellai che trasformano sistematicamente la piazza nel loro personale parcheggio mentre i vigili chiudono non uno ma due occhi multando solo e soltanto le auto dei cittadini, non è servito a niente.

Anche quest'anno, il 7 ottobre, nella nostra piazza tornerà quella manifestazione, Un'Americana a Roma, che dopo le polemiche nei mesi passati si sperava avesse trovato un'altra sede dove fare meno danni di quelli fatti da noi...