domenica 29 gennaio 2012

C'è chi lotta...


Quando a una popolazione vengono imposti dall'alto dai politici e dagli amministratori e per i loro interessi economici e di parrocchia provvedimenti che vanno a cambiare radicalmente e in peggio la loro qualità della vita ribellarsi non è soltanto giusto, ma necessario e inevitabile.

Per una volta però non parliamo di noi del Tuscolano, dell'AMA e dell'immondizia nelle nostre strade. Piccola cosa l'essere stato trasformato il nostro quartiere in una discarica per permettere a un sindaco con la celtica al collo di assumere tutti i suoi parenti e sodali di gioventù se paragonato a quello che stanno passando i cittadini della Val di Susa con la TAV.

Ma parliamo comunque di uno di noi, di Damiano, un ragazzo nato e cresciuto nel nostro quartiere, che per aver voluto portare la sua solidarietà a quella popolazione, per aver voluto lottare insieme a loro, è stato privato della sua libertà e costretto a Trastevere a salire un famigerato gradino.


Ma i suoi compagni non l'hanno dimenticato. E noi siamo con loro nel dar sostegno a questo nostro concittadino che ha dimostrato tanto carattere. Con l'augurio e la speranza di averlo presto, prestissimo, di nuovo tra di noi. Abbiamo bisogno di gente che lotta.

8 commenti:

  1. Bene. mi ricorda la solidarietà di classe di una volta. Non è nostalgia, è speranza!!!! Max La Bella

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  2. Speriamo di riavere presto Damiano libero. Grazie Fortezza Bastiani per questo post!

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  3. Ok.. tutto giusto.. però gradirei adesso che chi ha imbrattato il muro andasse a ripulirlo... grazie

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  4. X Stefano. Detto da uno che si occupa di colori anche se su pellicola la frase è alquanto sospetta ;)

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  5. X Anonimo. Beh.. non è proprio il mio campo il grading.. anzi.. però l'inciviltà (con tutto che sono PRO NO-TAV etc etc) di chi scrive ed imbratta i muri di dove abito mi fa inca@#are a morte..
    ps
    visto che tu sai chi sono tu chi sei? :-)

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  6. Cerco di chiarire nel tentativo di evitare la polemica che ne potrebbe scaturire, come già successo su FB.

    Fra le mie priorità, fra quello contro cui lotto, non metto le scritte sui muri. Questo però non significa che le giustifichi, ma che le considero soltanto una parte del degrado generale. Lo stesso degrado (anzi, ancor più grave vista la provenienza) portato dall'AMA che per farsi fare servizi pubblicitari da giornalisti prezzolati ha fatto passare per ripulitura l'aver passato una mano di pittura bianca su quelle colonne in travertino del porticato in piazza Don Bosco.

    Le scritte delle foto, quindi, le considero per quello che hanno significato per me: il mezzo per sapere che uno di noi, uno del quartiere, con cui magari alcuni hanno studiato, l'hanno frequentato, o anche soltanto conosciuto, ha pagato per le sue idee ed è ora a Regina Coeli. Ed allora, sotto quest'ottica, è giusto che i suoi amici ce ne informino, finanche con una scritta sul muro, per poter noi portargli sostegno.

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  7. amico mio.. potresti aver ragione.. ma invece no.
    Ti spiego il perchè: se tutti noi (e di cose da dire ne abbiamo... uff.. se non ne abbiamo) scrivessimo ogni malcontento, riferimento a ingiustizie etc etc sui muri ti immagini cosa diventerebbe ogni muro di ogni palazzo? Vedi l'asilo in Via Calpurnio Pisone.. incredibilemnte era stato ripulito e pitturato.. dopo un anno le scritte sono riapparse più di prima. Ecco.. questo no.. non ci sto!! E' giusto manifestare il proprio sentimento ma sempre nel rispetto del prossimo e della civiltà! (magari un sit-in a P.za San Giovanni Bosco, o uno striscione appeso su un palazzo..)

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  8. Da come la metti sembra quasi che io sia un sostenitore delle scritte sui muri. Non è così, e l'ho detto esplicitamente nel commento precedente che sono parte del degrado generale, insieme a cartelloni pubblicitari, manifesti abusivi e insegne e vetrine di negozi debordanti e pacchiane.

    Sulle scritte sui muri, gli stessi No Tav hanno affrontato l'argomento condannando senza mezzi termini l'abuso che ne hanno fatto a Torino alcuni gruppi agendo in loro nome e sostegno. Ma allo stesso tempo ne hanno rivendicato l'uso quando il fine è riuscire a comunicare con forza le ragioni della propria protesta, volutamente oscurata dai media.

    Esattamente questo il caso delle scritte in questione. Difficilmente altrimenti avremmo saputo che un nostro concittadino era stato arrestato e che aveva bisogno di sostegno. Potevano mettere uno striscione o fare un sit-in? Forse. Glielo suggeriamo per la prossima volta. Ma sono sicuro che ci sarà comunque chi (non te probabilmente) avrà da ridire anche in quel caso.

    Quelle scritte e anche tutti gli altri segni sui muri, per quanto deplorevoli, costituiscono una parte della nostra identità di quartiere che non è proprio assimilabile a quella di un villaggio svizzero (per fortuna!). E io, senza volerle né giustificare né condannare, esclusivamente questo ci vedo.

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