martedì 21 febbraio 2012

Quello che vogliamo


Cominciamo dicendo che questa scritta nella foto non l'ho fatta io. Non faccio scritte sui muri da... Dopo quanto tempo cade in prescrizione quel tipo di reato...? Ecco, diciamo da allora. Comunque, posso garantire che almeno quella della foto non è opera mia, ma di un anonimo sostenitore della battaglia contro il sistema misto duale. Ed è stata fatta mesi fa, nel periodo all'incirca dei consigli municipali aperti alla cittadinanza sulla questione rifiuti nel quartiere.

Non diciamo nemmeno in che via si trova, altrimenti le solerti squadre del "decoro" dell'AMA (sono il solo a trovarci una contraddizione in termini?) si preciterebbero a cancellarla, ovviamente accompagnate dal solito codazzo di telecamere e giornalisti prezzolati.

Ma quella scritta esprime un sentimento preciso, che poi è quello di tutti noi che non capiamo perché, se volevano inserire una quarta tipologia di rifiuto da differenziare (l'umido), hanno dovuto spendere ben 26 milioni di euro per mettere su un baraccone farragginoso, limitativo, impositivo nei confronti dei cittadini e sotto inchiesta sia per le forniture che per le assunzioni (lo accerterà la magistratura) fatte in maniera clientelare.

Ma davvero non bastavano, come si fa anche in altre civilissime e pulitissime città d'Europa (vedi Barcellona) proprio nelle zone più densamente popolate dei semplici cassonetti dell'umido...?

Centro Riciclo Vedelago

Che poi, diciamola tutta, quello che vorremmo davvero è non dovercene preoccupare, dei rifiuti. Il sogno sarebbe mettere tutto insieme e che una macchina si occupi di dividerli, di selezionarli e di avviarli al recupero in maniera molto migliore di quanto potremmo fare noi individualmente.

Utopia? No, affatto. Si chiama raccolta (o riciclo) a valle ed è stata la normalità in Italia e a Roma fino agli anni '70 (a Milano, ecco un video, addirittura dagli anni '30). Poi è arrivato il boom economico, il consumismo. Ed allora è diventato chiaro che ideologicamente ed economicamente parlando diventava controproducente recuperare quello che si pretendeva fosse consumato nel più preve tempo possibile per essere rimpiazzato con beni prodotti sempre più in serie, sempre più economici, sempre più scadenti e soprattutto con una vita sempre più breve.

Una politica miope a livello globale che ha lasciato il suo segno anche sull'oggi, ma che nello specifico degli argomenti trattati da questo blog ha contribuito a distruggere quella tipologia di recupero dei rifiuti che va sotto il nome di raccolta a valle.

Faticosamente oggi ci sono nuovi tentativi di andare in quella direzione. Sono i TMB, impianti di Trattamento Meccanico Biologico, costano dieci volte meno di un inceneritore e assicurano un recupero fino all'80% dei rifiuti. In Italia ce n'è un esempio parziale a Vedelago, ma il termine TMB viene usato impropriamente, a mio parere, anche per altri tipi di impianti, dedicati al recupero di un'unica tipologia di materiale e quindi funzionali solo a una dispendiosa raccolta a monte.

Ma per tornare alla raccolta a valle (ne avevamo già parlato in un altro post), una ditta israeliana, la ArrowBio, ha recuperato quel know how che noi abbiamo disperso nei decenni scorsi e sta esportando nel mondo questo tipo di tecnologia. Esempi di questi impianti (qui un video esplicativo) sono a Tel Aviv, a Sidney e pare prossimamente anche nella vicina Civitavecchia.

Pensate ai vantaggi economici che deriverebbero da un sistema del genere. Un unico tipo di cassonetto, un unico tipo di compattatore e niente più linee e stazioni di trasferenze diverse. Tutto questo significherebbe meno costi, meno impianti e soprattutto meno clientele. Ma proprio a causa di questo ultimo aspetto, abbiamo ben poche speranze che questa della raccolta a valle possa essere percorsa come strada da quei politici che ci amministrano e che hanno bisogno che le torte da spartirsi siano belle gonfie, a base di inceneritori (ribattezzati per nobilitarli termovalorizzatori) e discariche megacolossali.

Per cui, almeno finché rimarranno così le cose, rassegnamoci alla differenziata a monte, che con tutti i problemi e fastidi che comporta è l'unica attualmente che permette un minimo recupero di quello che gettiamo.


Stabilito però questo principio, che da cittadini siamo pronti a fare la nostra parte nella differenziata (come del resto facevamo già da anni col sistema stradale a tre cassonetti), resta da discutere il sistema da adottare. Che non può essere certo quello dell'AMA, il cosidetto misto duale, che a distanza di più di un anno dalla sua messa a regime e nonostante qualche aggiustamento in corsa ha avuto come unico risultato quello di trasformarci in una discarica a cielo aperto. Ma non può essere nemmeno quel porta a porta perseguito come atto di fede da chi si oppone alle discariche sul proprio territorio e che addirittura rischia di entrare nel programma elettorale delle prossime amministrative, come "unica strada percorribile", dei partiti e dei candidati della sinistra.

Sia chiaro (a costo di diventare ripetitivi, ma ci tocca ribadirlo per l'ennesima volta), nulla in contrario al porta a porta se applicato in modo sostenibile e dove ce ne sono le condizioni. Ma quel sistema ha dei limiti ed è inapplicabile in zone densamente popolate, com'è infatti il nostro quartiere (53.000 abitanti in 1,3 km quadri) che in alcune strade raggiunge punte di densità fra le più alte d'Europa.

Non è una questione di cattiva volontà, ma di matematica. I nostri palazzoni di minimo sette e fino a ben dodici piani sono abitati anche al piano terra, la maggior parte degli appartamenti sono di 50-60 metri quadri e la media si aggira intorno alle cento (dico 100) famiglie per condominio.

Per meglio chiarire l'impossibilità del porta a porta al Tuscolano Don Bosco (ma anche a Marconi stanno nella nostra stessa situazione) vale la pena di riprendere la risposta data in un commento a una maestrina dalla penna rossa venuta sul blog tempo fa per sostenere quel metodo e per darci lezioni.

Tu lo sai quant'è la produzione procapite media giornaliera di rifiuti (non in Italia, ma nel Lazio)? E divisa per le quattro diverse tipologie di rifiuto che si differenziano attualmente? E conosci il rapporto peso/volume "non compresso" di questi rifiuti (ovviamente diverso per ogni tipologia)?

Quando li avrai scoperti prova a calcolare quanto spazio fisico servirebbe per tutti i rifiuti di una palazzina tipo del nostro quartiere. Poi smuovi il tuo culo flaccido (citazione minettiana), vai in una di queste palazzine e metro alla mano dimmi sotto o affianco alla finestra di quale cittadino (e soprattutto dillo anche a lui) vuoi piazzare la monnezza dell'intero palazzo.

Questo dovrebbe bastare ad ogni persona dotata di un neurone funzionante per capire che come il misto duale anche il porta a porta sarebbe un disastro se applicato al nostro quartiere. E allora? Come fare? Quale metodo adottare per una differenziazione efficace dei rifiuti?

La risposta è nella foto in testa al post: "Il popolo chiede i cassonetti dell'umido". Perché allora, dopo tanti fallimenti, non provare a percorrere anche questa strada, non invasiva, non coercitiva, non impositiva? Noi cittadini siamo pronti a fare la nostra parte, purché veniamo messi in condizione di farlo e purché qualcuno ci ascolti.

3 commenti:

  1. camioncino mobile e giorni oppure orari di raccolta stile san lorenzo?

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  2. Cerco di rispondere, anche se non ben capito la prima parte della domanda. I camioncini mobili da noi ci sono tutti i giorni, ma solo la mattina e si spostano da un punto mobile all'altro a secondo dei turni, che sono di un'ora e mezza o due ore. A San Lorenzo, come anche a Prati, i camioncini sostano per ben 5 ore la mattina e altre 5 ore (in un numero più ristretto di posti) alla sera, fino alle 2 di notte.

    A parte che, come fatto vedere da Presa Diretta, li usa pochissima gente e la sera praticamente nessuno. Ma poi è uno spreco assoluto perché si tengono 2 addetti stipendiati e un mezzo da 80.000 euro fermi immobili per 10 ore al giorno per raccogliere sì e no una cinquantina di sacchetti.

    Che poi, come succede anche dalle nostre parti, nei mesi invernali e nei giorni di pioggia gli addetti rimangono a bordo dei mezzi col motore acceso per ore e ore per far funzionare il riscaldamento. Se differenziare è un modo per non inquinare il misto duale inquina il doppio.

    Insomma, il metodo adottato a San Lorenzo e a Prati appare palesemente anti economico a chiunque abbia pratica con le quattro operazioni. Evidentemente per essere assunti come dirigenti all'AMA non c'era nemmeno l'obbligo della quinta elementare.

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  3. finalmente c'è chi denuncia la mancanza di cassonetti dell'umido COMPLIMENTI

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