sabato 22 dicembre 2012

Romani, razza di ignoranti!


Forse è fatto apposta, quei manifesti dell'Atac con testimonial i Cesaroni e con quel personaggio che così parla di suo, da ignorante e buzzurro che non riesce nemmeno a coniugare correttamente i verbi, usando la terza forma plurale di "sono" per "gente", che invece è singolare.

A chi è un appassionato di quella serie, forse, può anche fare simpatia quella pesante sgrammaticatura. Ma chi invece quella serie e quei personaggi non li segue, chi arriva a Roma per turismo e per lavoro, trovandosi davanti a quel manifesto così "sbagliato" può solo concludere che si tratta di "romana ignoranza".

Atac, comune di Roma e pubblicitari, questa è la bella immagine che danno della nostra città. Che amarezza!


giovedì 20 dicembre 2012

L'amianto che si beve, i cassoni dell'acqua


A dimostrazione che il problema dell'amianto è molto sentito nel nostro quartiere, oggi diamo conto di un'ulteriore segnalazione, questa volta di una lettrice, che ci ha inviato le foto dei cassoni dell'acqua che si trovano nei locali di un edificio in via Pasquale Del Giudice.

Forse non proprio tutti, ma quei cassoni "sembrano" essere proprio in eternit, e anche parecchio usurati dal tempo. Una situazione perciò rischiosissima, perché è proprio col degrado (passaggio caldo freddo, eventi atmosferici, smog, ecc...) che l'eternit da "stabile" diventa "friabile" e quindi comincia a rilasciare particelle di asbesto nell'aria.

Ma ancora più inquietante quanto ci ha riferito la stessa lettrice sul fatto che l'acqua di quei cassoni è ancora utilizzata da alcuni degli inquilini di quello stabile. Si spera non per bere, perché alzando il coperchio di uno di essi questo è quello che si vede...

lunedì 17 dicembre 2012

Ma quanti ce ne sono...?


Ancora una segnalazione di un lettore che ci parla di tutto un complesso di edifici con tetti e/o cornicioni in eternit nel tratto compreso fra via Calpurnio Pisone 96 e viale Marco Fulvio Nobiliore 151, dal lato di via Papiria.


Le foto in dettaglio mostrano bene quelle tegole, con pochi dubbi sul materiale usato. E se anche apperentemente (o almeno a distanza) sembrano in buono stato, si possono notare in alcuni punti delle piccole rotture o addirittura dei rattoppi (cliccare sulle foto per ingrandirle) che stanno proprio a indicare che in quei punti il materiale non è più coeso e che quindi potrebbe rilasciare nell'aria fibre di asbesto.


Poco altro da aggiungere. Se quello è eternit (continuiamo sempre a considerarla un'ipotesi in attesa di conferme, magari dagli stessi inquilini di quegli stabili) va rimosso al più presto, prima che il suo deterioramento diventi troppo avanzato. E non dopo, quando sarebbe ormai troppo tardi, almeno per qualcuno.

venerdì 14 dicembre 2012

Al lavoro sui tetti


Ci è arrivata un'altra segnalazione che ci parla e ci mostra dei tecnici al lavoro (ieri mattina) sul tetto dell'edificio di piazza San Giovanni Bosco, 74. Li si vede impegnati con telecamera filoguidata nella ispezione delle canne fumarie, probabilmente in eternit (anche se fino a conferma non possiamo affermarlo con certezza), che corrono sull'esterno delle facciate, .

Quelle canne fumarie sono apparentemente spente da tempo ed evidentemente ci deve essere un perché. L'ispezione potrebbe signifire tante cose. Prendendo come assunto che sono effettivamente in eternit (cioè contenenti amianto) è chiaro che quei tecnici ne stavano verificando lo stato interno (eventuali crepe, accumuli di sporco, ecc.).

L'obiettivo pare non essere quello del loro smantellamento (non avrebbero bisogno di fare un'indagine così approfondita). Potrebbe invece stare a significare che si vuole intervenire per isolare l'interno e rendere quell'eternit "stabile", cioè impedire che le fibre di amianto possano disperdersi nell'ambiente sigillando l'interno. E per l'esterno?


Ma c'è anche un'altra ipotesi, piuttosto inquietante, che quella ispezione sia finalizzata a rimettere in attività quelle canne fumarie aumentando esponenzialmente il rischio di dispersione delle fibre di asbesto nel quartiere. Sembra assurdo a sentirlo, ma partendo dal principio che esistono dei trattamenti per ricoprire le pareti delle canne fumarie si può riuscire a farle considerare "legalmente" (ma solo legalmente) sicure.

Speriamo che qualcuno degli inquilini di quello stabile (piazza San Giovanni Bosco 74, chi li conosce li avverta) possa dirci se effettivamente siamo ancora una volta davanti a dell'eternit e che cosa sta succedendo realmente. In fondo interesserà anche a loro sapere che cosa succede sopra le loro teste.

giovedì 13 dicembre 2012

Massima vigilanza!


La brutta faccenda dell'affronto alla memoria di Roberto Scialabba proprio nella piazza in cui è stato ucciso dai fascisti con la bancarella "natalizia" che esponeva santini di Mussolini pare, al momento, essersi risolta.

La nostra segnalazione al municipio ha fatto sì che l'assessore De Simoni facesse un "richiamo diretto" all'organizzatore di quel mercatino, il quale ha avvertito il bancarellaro di togliere quella squallida mercanzia prima del controllo dei vigili, che infatti al loro arrivo non hanno trovato niente.

L'assessore ha agito in base alla delibera approvata dal consiglio e pubbicata sul bando sui mercatini di Natale nel quartiere in cui è espressamente prescritta:

l’esclusione della vendita o l’esposizione di armi, di articoli e/o simbolismi con esplicito riferimento ideologico e politico

Non c'è però soddisfazione nella soluzione trovata. Intanto perché si è trattato solo di un "richiamo diretto", cioè a voce. Una semplice sgridata per una marachella (e nemmeno al bancarellaro) quando invece quanto successo dovrebbe essere percepito come fatto grave da ogni cittadino del quartiere, compresi persino quelli di orientamento a destra.

Per di più, quel richiamo è servito a mettere in allarme il bancarellaro che così ha potuto nascondere quei santini prima del controllo dei vigili. 

La prova che il bancarellaro in questione è pronto a riprovarci è nel fatto che, a due giorni dal controllo, ha lasciato ostentatamente un vuoto dove teneva le immagini del pelato senza riempirlo con le altre che ha. Se l'ha fatto evidentemente ha uno scopo, non fosse altro per passare da martire della grave ingiustizia subita dai cattivi comunisti (che magari ci fossero!).

Rimane, quindi, quell'elemento di disturbo nella nostra piazza su cui occorre vigilare perché non ci si ritrovi per l'ennesima volta con certe facce sgradite in mostra nel posto più sbagliato.

mercoledì 12 dicembre 2012

12 dicembre, la memoria perduta


Chi si ricorda oggi di piazza Fontana e dei suoi 17 morti e 89 feriti? E di Pinelli il ferroviere, l'anarchico distratto caduto giù da una finestra? E quanti di voi sanno chi era Saverio Saltarelli, morto a 23 anni anche lui il 12 dicembre ma del 1970 (un anno dopo quella strage), ucciso da una bomba lacrimogena sparata dai Carabinieri ad altezza uomo perché gridava che quella di piazza Fontana era stata una strage fascista?

Altri tempi, ormai lontani, a cui magari guardare con nostalgia da parte di quelli che allora, ragazzi di sinistra, scendevano in piazza a gridare "Strage fascista strage di stato". Quell'Italia non c'è più e nel frattempo tutti i compagni di allora hanno preso altre strade.

Essere di sinistra oggi non è più lottare per la libertà, l'eguaglianza e i diritti di tutti, contro chi ideologicamente (il fascismo e chi si richiama ad esso) questi principi vuole negare. Più comodo occuparsi di piste ciclabili e di differenziata o, per dirla con Gaber, di dov'è che i cani devono pisciare.

Che peccato che invece loro, i fascisti, la memoria la conservino ben bene e continuino a lavorare sotto sotto sostenendo che il saluto a mano tesa è solo un omaggio sportivo, che medagliette e gadget col faccione pelato sono la testimonianza di un'epoca del nostro paese e che i monumenti a certi personaggi storici sono legittimi, anche se si trattava di criminali di guerra.

E poi, dai, ma chi l'ha detto che le stragi (piazza Fontana, Brescia, Italicus, Bologna...) le hanno fatte i fascisti? E' solo becera propaganda comunista.

Che memoria che abbiamo!

martedì 11 dicembre 2012

L'oltraggio continua


La bancarella che espone i santini di Mussolini in vendita è ancora lì, sotto i portici di piazza San Giovanni Bosco.

Aggiornamento delle 19,00 di oggi: il bancarellaro ha tolto i santini del feticcio pelato che idolatra, ma ha lasciato ostentatamente quello spazio vuoto, pronto evidentemente a rimetterceli. Siamo in attesa di capire se l'ha fatto per un intervento ufficiale (come ci era stato promesso dal municipio) e quali saranno i provvedimenti nei suoi confronti. Finché non arriveranno queste informazioni la questione non potrà dirsi risolta.

Ci era stato assicurato da consiglieri (anche dell'opposizione) e assessori del X municipio che era stato deciso in commissione che "i mercatini per il Natale non devono contenere nulla che non sia proprio con le festività natalizie", che sulla delibera erano stati espressamente vietati i riferimenti ideologici ma anche spade e scimitarre, che era stata fatta immediatamente la segnalazione ai vigili, e che fra ieri sera e stamattina sarebbero intervenuti. Ma finora (alle 11,30 di oggi) quel bancarellaro è ancora al suo posto con la sua squallida mercanzia.

E' intollerabile che si continui a permettere questo scempio proprio nella stessa piazza dove Roberto Scialabba, un ragazzo del nostro quartiere, fu ammazzato dal fascista Giusva Fioravanti.

Il corpo di Roberto Scialabba in piazza Don Bosco

Per tutti i distratti, per tutti quelli con la memoria corta che hanno dimenticato i loro stessi amici e il perché un tempo si dicevano antifascisti ecco un piccolo promemoria:

Valerio Fioravanti si fa venire in mente un’idea.. se in via Calpurnio Fiamma non c’è nessuno, perché non spostarsi nei vicini giardini di Piazza Don Bosco? Lì qualche zecca deve esserci dì sicuro… La previsione di Fioravanti si rivela esatta: almeno stando ai capelli lunghi e agli eskimo che indossano un gruppo dì ragazzi che chiacchierano e si fanno le canne seduti sulle panchine dei giardini, i comunisti non aspettano altro che di essere ammazzati. I fratelli Fioravanti insieme a Franco Anselmi sono quelli che si incaricano dell’esecuzione. Entrano nei giardini e si dirigono verso le panchine. Poi, guadagnata la giusta distanza, aprono il fuoco. Valerio questa volta è il primo a sparare. Il gruppo dì ragazzi preso di mira tenta di darsi alla fuga ma i proiettili degli aggressori feriscono due fratelli, Nicola e Roberto Scialabba. Il primo riesce in qualche modo a mettersi in salvo mentre il secondo, agonizzante, resta alla mercé dei suoi assassini. Roberto Scialabba non riesce a muoversi, giace supino sul prato spoglio dei giardini. Valerio Fioravanti sale a cavalcioni sul suo corpo, prende bene la mira e lo uccide senza dargli scampo, piantandogli due pallottole nella nuca.

Questo è il fascismo.

lunedì 10 dicembre 2012

Squallore fascista a piazza Don Bosco


Mercatino natalizio sotto i portici di piazza San Giovanni Bosco, la bancarella di un incisore espone la bandiera italiana, fra la sua merce in vendita anche i santini di Mussolini, proprio affianco a quelli di padre Pio.

Nella nostra piazza, per chi se lo fosse dimenticato, a pochissimi metri da quella bancarella, i fascisti hanno ucciso Roberto Scialabba, la cui unica colpa è stata quella di essere uno del quartiere e quindi un rosso, come all'epoca lo erano in tanti da queste parti.


Quella bancarella è un'offesa e uno sfregio alla sua memoria a cui, se l'antifascismo è ancora un valore imprescindibile in questo paese, occorre dare una risposta pronta revocando "immediatamente" la concessione al suo titolare.

Per inciso, il soggetto in questione espone la bandiera italiana per marcare la sua inutile differenza con il resto dell'umanità, ma non disdegna di usare degli extracomunitari per farsi sorvegliare di notte (e siamo vicini allo zero) la sua insulsa bancarella. Scusate per la qualità delle foto, ma forse è meglio non vedere certe facce.

Amianto, la lettera di un cittadino


L'invito a far sentire tutti la propria voce sul problema amianto nel quartiere comincia a dare i suoi frutti. Già alcuni cittadini hanno dato il loro contributo segnalando situazioni a rischio (per esempio, è da una di queste segnalazioni che abbiamo appreso dell'esistenza di pannelli contenenti amianto sopra alle finestre e i balconi di alcuni edifici qui al Don Bosco). Oggi invece vi offriamo una lettera, le riflessioni di un cittadino che ha a cuore da tempo il problema e che vuole condividere con noi il suo bagaglio di conoscenze, perché tutti si sia più consapevoli di cosa significa davvero la parola amianto.

Gentile blogger “Fortezza Bastiani”, condivido le preoccupazioni espresse negli articoli pubblicati, non è terrorismo mediatico parlare di “killer” ma l’espressione di un dato reale, dato l’altissimo potere cancerogeno delle fibre di amianto. Un killer che possiamo definire persino “subdolo” vista la tendenza a manifestarsi persino dopo quaranta anni dall’esposizione o a colpire persone non esposte direttamente. Ha suscitato scalpore l’apprendere che oltre ai lavoratori  del comparto amianto molte vittime sono costituite dalle mogli degli operai, esposte inconsapevolmente nel maneggiare le tute dei mariti dopo averle lasciate ad asciugare.

Se nell’ambito dei luoghi di lavoro in aree sottoposte a rischio amianto sono stati effettuati studi più o meno approfonditi, poco o nulla si sa circa la presenza dell’amianto nelle aree diverse dai luoghi pubblici sottoposti a una specifica normativa.

Esiste un censimento delle aree a rischio? Purtroppo non come si vorrebbe. Esiste una legge che prescrive di censire immobili e aree a rischio, ma tale compito non spetta alle autorità bensì ai singoli proprietari che hanno l’obbligo di comunicare la presunta o accertata presenza di materiali contenenti amianto. Le ASL quindi raccolgono i dati provenienti dalle auto notifiche dei proprietari, effettuando indirettamente quindi un censimento che non può che essere lacunoso. Tale impianto legislativo (DPR 8 agosto 1994 in attuazione della legge 257/1992) prescrive alle regioni "l’adozione di piani di protezione, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica dell’ambiente, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto" ma non di censire capillarmente la presenza di amianto nel territorio...

venerdì 7 dicembre 2012

L'amianto che non si vede, nelle nostre case


L'avevamo scritto, pensavamo che almeno gli edifici di via Flavio Stilicone 227 e 247, di proprietà Enasarco, fossero stati bonificati dall'amianto (al contrario di quello al 259 che invece continua a spandere fibre di asbesto in tutto il quartiere). E invece, grazie alla testimonianza di alcuni amici del blog e inquilini di quei palazzi, scopriamo oggi che la bonifica è stata parziale e ha colpevolmente tralasciato quei pannelli bianchi che si vedono sopra gli infissi delle finestre e dei balconi e che sono anch'essi, incredibile a dirsi, fatti con amianto.

Infatti, a quanto ci dicono gli amici di quei civici che hanno fatto fare delle analisi, quei pannelli conterrebbero crocidolite, detto anche amianto azzurro e dannoso quanto e forse più del più comune amianto. Questa la testimonianza di uno di loro:

Sopra ogni finestra c'è un pannello bianco. Quest'ultimo è stato fatto analizzare (a nostre spese!!!!) da una ditta specializzata che tramite l'ASL di Civitavecchia ha confermato che quei pannelli sono fatti di amianto della peggiore specie (tipo CROCIDOLITE ). Quando una persona in questi anni ha avuto la brillante idea di pulire l'avvolgibile delle finestre togliendo il coperchio del cassettone interno sopra la finestra, si è trovata direttamente a contatto con amianto di oltre 40 anni fa....


In pratica, l'intervento di bonifica dall'amianto in quei palazzi si è limitato al tetto mentre a quei pannelli è stata data soltanto una verniciata . Per questo motivo adesso è in corso una causa verso Enasarco su cui più avanti, se gli inquilini di quel civico lo vorranno, daremo altre informazioni.

Ma il peggio è che quegli insospettabili pannelli bianchi sopra le finestre non sono un'esclusiva di quelle palazzine. Anche da altre parti ce ne sono di simili. Per esempio, sempre in via Stilicone, ce ne sono al civico 236...

giovedì 6 dicembre 2012

Si parla di Amianto anche in radio



La notizia e le foto del tanto amianto sui tetti e nelle case del nostro quartiere hanno suscitato l'interesse  di tanti media, fra cui Radio Manà Manà che ha deciso di dar spazio alla nostra segnalazione intervistando oggi alle 13,15 il presidente dell'Associazione Vie e Piazze Storiche di Cinecittà, che ha ben illustrato qual è la situazione attuale e quali potranno essere i prossimi passi per cominciare ad affrontare il problema.

Nel video l'intervista completa, a cura di Gianluca Fabi,  corredata dalle foto dei tanti tetti con coperture in eternit che ancora ci sono qui al Tuscolano.

E in extremis, appena pubblicato, si aggiunge alle altre voci anche Roma Che Verrà con un articolo che riprende la nosta denuncia.

Amianto, Repubblica ci dà voce

Oltre agli amici di RomaToday, che puntualissimi riprendono ogni notizia del blog offrendola ai loro tanti lettori, anche Repubblica ha voluto pubblicare in cronaca di Roma la nostra denuncia sul tanto amianto negli edifici del nostro quartiere nell'edizione in edicola ieri, 5 dicembre 2012.

Tuscolano, etemit sui tetti le nostre vite sono in pericolo. Sono ancora tanti, al Tuscolano, i tetti coperti da eternit, materiale ad alto contenuto d'amianto causa di gravi malattie. Una delle situazioni più critiche è al civico 259 di via Stilicone, dove c'è un complesso di palazzine con la copertura in eternit completamente rovinata: tegole sfondate, lamiere arrugginite e piene di muschio. Tutto questo in un quartiere caratterizzato da una delle più alte densità abitative d'Europa. 

Per ora è soltanto un trafiletto, ma importantissimo. Intanto perché è uscito su uno dei giornali più importanti che abbiamo in Italia, ma soprattutto perché in quelle poche righe di sintesi è stata denunciata proprio la situazione rischiosissima dell'edificio di via Flavio Stilicone 259 che abbiamo mostrato nel precedente post portandola all'attenzione del grande pubblico. 


Vedremo fino a quando le autorità competenti e gli stessi proprietari degli appartamenti di quello stabile continueranno a fare gli struzzi e a mettere a rischio le loro, ma soprattutto le nostre vite.

martedì 4 dicembre 2012

Sulla nostra testa


C'è un cecchino con un fucile carico appostato sui tetti del nostro quartiere ed è pronto a colpire. L'ha già fatto in passato e lo rifarà in futuro. Non è questione di se, ma soltanto di quando. Colpirà e alcuni di noi moriranno.

Il cecchino non è uno sconosciuto, si chiama Amianto. Anche le sue conseguenze, i proiettili del suo fucile, hanno un nome, si chiamano Adenocarcinoma Polmonare e Mesotelioma Pleurico e questi sono i loro effetti sui polmoni di chi ha la sciagurata sorte di ammalarsene.

Granulazioni neoplastiche di mesotelioma diffuso

La foto è forte, sicuramente uno shock per tanti, specie per quelli che hanno avuto parenti o amici colpiti da questa forma tumorale e a cui vanno tutte le nostre scuse per averla mostrata. Ma è necessario che tutti la vedano per far capire qual è il rischio reale che stiamo correndo, perché qui nel nostro quartiere sono ancora davvero tanti i tetti rivestiti dalle tegole in eternit, un materiale ad alto contenuto di amianto.

Basta prendere una qualunque delle mappe online (Google maps o Bing maps) e chiunque può navigandole accorgersi che sono decine i tetti, qui al Don Bosco come all'Appio Claudio, ancora ricoperti da quelle tegole grigie in eternit. Si badi, non stiamo parlando di edifici pubblici, che in qualche modo, salvo deprecabili eccezioni che continuano a spuntare ogni tanto, si stanno risanando, ma proprio dei condomini dove abitiamo, privati o di enti che siano, e su cui invece si fa ben poco...