domenica 3 marzo 2013

Ucciso due volte



Il murales in memoria di Roberto Scialabba sul muretto esterno della scuola De Curtis su viale San Giovanni Bosco è stato cancellato.


C'erano state polemiche per come era stato deciso quel murales, per il luogo scelto, e soprattutto per quella falce e martello aggiunta in piccolo a margine. Polemiche che sicuramente avevano anche un fondo di ragione, perché è assolutamente vero che un simbolo politico (qualsiasi simbolo) è inopportuno sui muri di una scuola.

Ma, al di là della questione simbolo, è invece assolutamente giusto che proprio dalle scuole si parta per preservare la memoria storica collettiva, in questo caso quella di un ragazzo del nostro quartiere ucciso a pochi metri da quel murales da esponenti di quel fascismo, male assoluto, che tanti lutti ha portato nel mondo e nel nostro paese. Perché non è fare propaganda politica ricordare un ragazzo morto per odio ideologico, ma è anzi utile per ricordare a tutti, a partire dalle generazioni più giovani, dove portano certi eccessi.

Tutta una serie di ragioni su cui si stava cominciando a discutere, utili argomenti per incontri, ma anche l'occasione per una maggiore partecipazione dei cittadini, con l'obbligo per gli amministratori a confrontarsi con essi. Tutto cancellato con un colpo di pennello. Coprendo l'intero murales (e non soltanto il simbolo incriminato), prima ancora che gli stessi genitori di quella scuola potessero confrontarsi, si è voluto evitare proprio questo dialogo.

Quanto accaduto non ci stupisce. Il sindaco Alemanno ha assunto carrettate di bestie fasciste all'AMA e all'Atac, fra cui persino uno di quelli che parteciparono all'agguato a Scialabba, quel Francesco Bianco assunto all'Atac, poi "sospeso" per alcune frasi antisemite e successivamente gambizzato in un regolamento di conti tutto interno a quei "galantuomini".

Che quindi l'AMA con suoi cosidetti pics decoro (parrebbe proprio che siano stati loro) si arroghi il diritto di cancellare quel murales senza aspettare quella discussione che era stata auspicata da tutti non è frutto del caso, ma la chiara dimostrazione dell'esistenza di una precisa volontà politica. 

Si è trattato di una decisione calata dall'alto, di un atto di vera violenza politica fatta dagli eredi degli assassini di Roberto Scialabba a cui evidentemente non bastava la sua morte ma volevano cancellarne anche la memoria.

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