mercoledì 29 maggio 2013

Il gazebo dimenticato


Nonostante le elezioni amministrative siano passate, a piazza San Giovanni Bosco resiste ancora uno dei gazebo usati nelle ultime settimane per la campagna elettorale, in questo caso specifico dal partito socialista italiano.

A dire il vero, anche nelle settimane scorse quel gazebo è stato poco utilizzato. Raramente lo si vedeva aperto e con qualcuno dentro. Poco usato quando la sua presenza aveva un senso, totalmente inutile e ingombrante adesso che per i partiti (c'è ancora solo il ballottagio fra i due candidati a sindaco) si sono chiuse le urne.

Perciò, facciamo appello ai possessori di quel gazebo perché vengano a rimuovere dalla nostra piazza il loro strumento di propaganda e il segno della loro presenza sul territorio. In parole povere, che ci liberino dalla loro zozzeria.

sabato 25 maggio 2013

Questo blog non vota


Piccola puntualizzazione per evitare fraintendimenti e chiarire a tutti che Fortezza Bastiani non sostiene alcun candidato o partito in queste prossime elezioni amministrative. E' necessario farlo presente perché gli ultimi post usciti sulle magagne elettorali (1, 2, 3, 4, 5) combinate dai candidati sul nostro territorio sono stati "usati" da alcuni, su facebook e altrove, per denigrare i propri avversari politici.

Sulla base di queste improprie "citazioni", si potrebbe quindi immaginare che lo stesso blog è schierato dalla loro parte, ma non ci sarebbe niente di più sbagliato. Non c'è nessuno da sostenere perché Fortezza Bastiani non delega la sua rappresentatività a nessuno. 

E del resto il panorama politico capitolino (e del nostro municipio) è semplicemente squallido. Fra partiti dalle vecchie logiche clientelari, riciclati sotto finte liste civiche e movimenti puramente autoreferenziali c'è ben poco da votare.

A questo punto in genere si dice che il discorso vale per tutti, salvo eccezioni. Ma in questo caso l'eccezione non esiste. E non può esistere perché ogni candidato deve, o almeno dovrebbe, rispondere a un programma comune al suo schieramento. Se lo fa è parte integrante di quel sistema che abbiamo definito "squallido", se non lo fa allora vuol dire che ha aderito "in malafede" a un programma politico.

Sia chiaro, questo post non vuole essere un invito al "non voto", ma solo ribadire che Fortezza Bastiani non si schiera per nessuno. Poi voi votate per chi vi pare, se proprio ci tenete.

venerdì 24 maggio 2013

I furbastri dei gazebo elettorali

Gazebo Perifano e Matturro a largo Appio Claudio

Spuntano come funghi, gazebo bianchi ovunque che dovrebbero servire come base operativa dei sostenitori di questo o di quel candidato (o partito) per distribuire materiale vario di propaganda. Ma quello che non si può fare con questi gazebo è utilizzarli alla stregua di tabelloni pubblicitari affiggendo manifesti elettorali sulle sue pareti esterne, a maggior ragione quando sono chiusi e non c'è nessuno a presidiarli.

C'è chi rispetta quest'obbligo, ma sono purtroppo sempre tanti i furbastri che se ne fregano altamente di multe e sanzioni evidentemente sapendo già in anticipo che troveranno il modo di non pagarle e violando, di fatto, le regole sulla propaganda elettorale.

La legge sulla campagna elettorale vieta infatti in questo ultimo mese prima del voto ogni forma di affissione fuori dagli spazi del circuito elettorale e “ogni forma di propaganda elettorale, luminosa o figurativa, a carattere fisso in luogo pubblico, escluse le insegne indicanti le sedi dei partiti”. La sanzione va da 103 a 1032 euro (per ogni manifesto o ogni lato del gazebo!) grazie alla depenalizzazione del reato che fino al 1993 era punito con l’arresto fino a sei mesi (un caso felice di depenalizzazione).

Gazebo Tredicine a via Calpurnio Fiamma e a largo Appio Claudio

Forse il carcere è una pena eccessiva (anche se non ci risulta che qualcuno ci sia mai finito per questo tipo di reato), ma invocare controlli maggiori e un rispetto delle regole non ci sembra sbagliato. E da cittadini vogliamo anche dire che il politico che infrange delle semplici regole di comportamento in campagna elettorale non sarà di certo la persona più adatta, se eletto, a rappresentare i nostri interessi, ma baderà solo ai suoi.

Gazebo Puca a viale Nobiliore

C'è poi un caso a margine. Guardate nella foto qui sopra, il gazebo dei sostenitori di Ignazio Marino che si trova su viale Nobiliore all'incrocio con piazza San Giovanni Bosco. Al posto dei grandi manifesti degli altri casi, ha affissi sulle pareti esterne dei volantini formato A5. Una differenza dagli altri casi, certo. Ma sarebbe anche il caso di informare gli autori di questa furbata che manifesto piccolo o grande l'infrazione rimane la stessa.

Ma la faccenda è ancora più ridicola, perché andando a leggere il programma del candidato del PD su quei volantini, tale Tonino Puca, si scopre che fra i suoi impegni c'è anche quello di "combattere seriamente le affissioni abusive". Comprese le sue? E se questo non bastasse (lo scrive sempre lui nel suo volantino), il signore in questione è "Funzionario della Polizia Locale Roma Capitale". Cioè, proprio uno di quelli che dovrebbe far rispettare le leggi e i regolamenti che egli stesso infrange.


Che farà Puca adesso, si multerà da solo o chiuderà un occhio su se stesso e su tutti i furbastri dei gazebo elettorali?

mercoledì 22 maggio 2013

Un'occasione perduta per Ignazio Marino


Non è servito a nulla avvisare in anticipo Ignazio Marino, candidato a sindaco, e Susi Fantino, candidata alla presidenza del municipio, di rispettare la nostra piazza nell'organizzazione della loro manifestazione evitando di far passare camion pesanti sul suo fragile lastricato.

Le foto sono chiare e mostrano come camion e furgoni abbiano allegramente scorazzato per tutto il giorno dove non avrebbero dovuto, con la solita arroganza di chi crede di potersene fottere di ogni regola e arrivando addirittura a usare la zona pedonale di piazza San Giovanni Bosco come personale parcheggio anche durante la stessa manifestazione.


Quello che è davvero triste è constatare che questi politici sui manifesti chiedono "partecipazione" ai cittadini, ma nella realtà se ne infischiano altamente di ciò che essi vorrebbero (tutela del bene comune, maggiore attenzione al territorio e ai suoi problemi, lotta al degrado da fare senza aggiungercene altro...), perché quello che a loro interessa è solo qualche sporco voto per poter continuare a fare i loro porci comodi.

Considerazioni, queste, che possono essere facilmente tacciate di qualunquismo. Ma è davvero difficile esprimersi in maniera diversa di fronte alle tante prove di menefreghismo che questa classe politica (indifferentemente di destra e sinistra e salvo rarissime eccezioni) ha dimostrato negli anni nel corso di tutte le battaglie portate avanti da questo blog sul territorio, a cui sono state date solo blande risposte, quando non ignorate del tutto.

Unica magra soddisfazione è stata vedere che, anche se un po' di pioggerellina ha fatto saltare parte del programma, erano davvero pochi, un centinaio circa, le persone intervenute. Davvero poca cosa per quella coalizione di partiti che dietro al nome di Marino si candida a governare la città. L'ennesima dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, che la società civile ha girato ormai le spalle a questo modo di far politica.


lunedì 20 maggio 2013

Ignazio Marino, attento alla piazza!


La campagna elettorale per le amministrative, iniziativa dopo iniziativa, manifesto dopo manifesto, zozzeria dopo zozzeria, sta arrivando al suo apice. Questa volta tocca parlare di Ignazio Marino, candidato sindaco, e di Susi Fantino, candidata alla presidenza del nostro municipio, che per martedì pomeriggio hanno deciso di far svolgere un'iniziativa dal titolo "Festa della Partecipazione" in "piazza Don Bosco" (così c'è scritto sul manifesto).

Sarebbe il caso che i succitati candidati si informassero meglio sul territorio che pretendono di amministrare, perché la piazza si chiama San Giovanni Bosco, mentre è il quartiere tutto che si chiama Don Bosco. Ma andiamo avanti, perché quello che è davvero importante è che se Marino davvero tiene alla sua immagine, non vorrà di certo vederla rovinata dall'accusa di danneggiamento di un bene pubblico quale è la pavimentazione della nostra piazza.

Il tipo di iniziativa annunciata ci fa immaginare che ci sarà un palco relativamente grande, con tanto di amplificazione, visto che si esibiranno anche gruppi musicali. E attorno, con molta probabilità, verranno montati stand per la distribuzione di materiale di propaganda. Tutto questo, come in altre occasioni in passato, potrebbe portare camion e furgoni a entrare sulla piazza, che non è adatta, per il suo fragile lastricato, a sostenerne il peso.


Sono già tanti i punti della piazza in cui le mattonelle sono state sollevate e spaccate dai passaggi di questi automezzi. Stessa sorte capitata anche alle grate delle caditoie dell'acqua piovana. Ogni iniziativa che si è tenuta sulla piazza (fiera, comizio o altro) ha aggiunto danno a danno causati principalmente dalla faciloneria degli organizzatori che l'hanno invasa con i loro mezzi e per l'inettitudine, l'incapacità e la superficialità (IMHO) di chi le ha autorizzate e di chi avrebbe dovuto vigilare perché non ci fossero comportamenti scorretti.

Ultima fra tutte queste iniziative (ma non certo l'unica), è stata proprio quella di un'esponente del PD (il partito principale sostenitore di Marino). Quella Prestipino che nel riempirsi la bocca di slogan ecologisti non si è fatta scrupolo di trasformare la nostra piazza, su cui vige il divieto più assoluto di accesso, in personale parcheggio di mezzi pesanti.


Ma per una volta almeno, invece di trovarci a constatare "poi" i danni fatti, vogliamo intervenire "prima" dando dei semplici consigli a Marino e alla Fantino e invitandoli a imporsi sui loro organizzatori perché nessun mezzo, nemmeno per il montaggio e lo smontaggio degli stand e del palco, entri sulla piazza. Sarà sicuramente sufficiente parcheggiare i camion con le attrezzature sulla stradina della fontanella e del posteggio taxi (lato in genere dove vengono montati i palchi) e da lì scaricare ciò che serve.

Noi cittadini, come tante altre volte, saremo lì a vigilare, pronti a fotografare e a riprendere ogni comportamento scorretto prima, durante e dopo il comizio elettorale, perché sia chiaro che Ignazio Marino è un gradito ospite (almeno per alcuni), ma a patto che sappia ben comportarsi in quella che in fin dei conti rimane sempre la nostra piazza. 

giovedì 16 maggio 2013

Un politico vale l'altro


E' periodo di campagna elettorale e sono tanti i politici che provano ad infilarsi nelle strutture sociali sul territorio per intercettare il voto dei tanti loro iscritti. Questa volta, come si può leggere sui manifesti affissi nel quartiere e sui siti dei suoi candidati, è il turno di Alfio Marchini, che ha organizzato all'interno del centro sociale anziani "La Torretta" di piazza dei Consoli uno spettacolo musicale, con tanto di suo comizietto finale.

Aver permesso al politico Marchini di "usare" quel centro anziani per la sua campagna elettorale porta alla memoria quanto accaduto all'incirca un anno fa, quando quello stesso spazio fu negato "giustamente" dai suoi iscritti ad altri politici di altri partiti sulla base di questa dichiarazione:

Il Centro Anziani ‘La Torretta’ di piazza dei Consoli è una struttura, come da regolamento, apartitica e destinata esclusivamente agli anziani del centro storico di Cinecittà – si spiega nella nota - ribadiamo una volta per tutte che questo centro anziani, denominato ‘La Torretta’, non ha nulla a che fare con le forze politiche, sia di destra che di sinistra, come da regolamento del Comune di Roma...

Se abbiamo applaudito e sostenuto, all'epoca, quella presa di posizione, non possiamo che deprecare, ora, questo improvviso cambio di atteggiamento, che evidentemente, in piena campagna elettorale, dimostra un interesse in completa contraddizione con quanto dichiarato in passato.

Chissà cosa ne stanno pensando gli altri politici tenuti in passato fuori dalla porta di quel centro anziani. Forse sono anche loro indignati per questo comportamento di Marchini e preparano una protesta ufficiale? No, conoscendoli staranno già valutando come far valere questo precedente per infilarsi anche loro a far campagna elettorale fra gli anziani del quartiere, perché tanto, si sa, un politico ne vale un altro.

martedì 14 maggio 2013

La carica degli zozzoni


Elezioni alle porte al comune e ai municipi di Roma. E come d'abitudine sono davvero tanti i misconosciuti candidati che pensano che per farsi eleggere debbano mettere in mostra le loro belle facce infischiandosene di leggi e regolamenti e attaccando manifesti ovunque sui muri della nostra città.

Una zozzeria ancor più grave quando ad essere responsabili di questo degrado sono quei candidati che nei loro programmi si richiamano a temi "ecologici" e addirittura, per alcuni, nel nome dei loro partiti di provenienza.


Uno sforzo economico notevole quello messo in campo da certi candidati, che non badano a spese in manifesti e altre zozzerie a dimostrazione che, per loro, essere eletti conviene e che in un modo o nell'altro rientreranno in possesso dei soldi spesi, magari con gli interessi.



Oltretutto, pensare che si possa essere votati per l'effetto che fa la propria faccia su un manifesto e non per le idee che si portano avanti è quantomeno singolare e dimostra soltanto che si considerano i propri potenziali elettori non come dei cittadini attenti al benessere sociale e alla comunanza di intenti, ma come dei perfetti deficienti.

domenica 12 maggio 2013

Per Giorgiana, oggi più che mai



Oggi, trentasei anni fa, veniva uccisa Giorgina Masi, da tutti chiamata Giorgiana. Uccisa per calcolo da chi aveva interesse in quel momento storico ad alzare la tensione. A lei va il nostro pensiero, perché non si dimentichi mai da quale parte vengono l'odio e la violenza.

E poi primavera, e qualcosa cambiò
Qualcuno moriva, e su un ponte lasciò
Lasciò i suoi 20 anni e qualcosa di più...
(Bologna 77, Stefano Rosso)

giovedì 9 maggio 2013

Giorgiana Masi, la memoria da far dimenticare


L'opera continua ad opera dei soliti noti. Fascisti nostalgici sottobraccio a ripuliti al potere e a cattolici integralisti sono riusciti ad organizzare una cosidetta "marcia per la vita" (dove si vuol negare il diritto alla donna alla sua libera scelta) per domenica prossima, proprio nel giorno in cui ricorre l'omicidio di Giorgiana Masi.

Ma quel che è peggio è che questi fanatici oscurantisti hanno ottenuto addirittura che venga vietato ogni altro corteo o iniziativa in contemporanea alla loro, compreso il ricordo che ogni anno si fa in memoria di Giorgiana Masi da quel 12 maggio 1977.

Nella foto, la polizia disperde i manifestanti che il giorno successivo depongono fiori sul luogo della morte di Giorgiana.

Non è un caso che avvenga questo. Non è per ignoranza della storia se viene dato il permesso di manifestare a uno (i cattofascisti) e negato all'altro (chi  vuole ricordare). E' il solito sfregio alla memoria di tutti quelli, di sinistra, che sono morti in quegli anni, da parte di quegli stessi che sono pronti a celebrare con mausolei, come ad Affile, criminali di guerra.

Non può esserci dialogo alcuno con persone del genere, né si può tollerare ulteriormente che venga messa in discussione la nostra memoria, come successo recentemente da noi con la cancellazione coatta da parte delle squadracce "decoro" dell'AMA del murale in memoria di Roberto Scialabba. Persa quella, la memoria di ciò che siamo, di quello in cui crediamo e che ancora oggi perseguiamo, non saremmo più nulla.

Poliziotto in borghese armato fotografato durante gli scontri, alla sua destra un agente in divisa

mercoledì 8 maggio 2013

E i piccioni che non votano...


Di zozzerie ne stiamo vedendo e ne vedremo tante in questa campagna elettorale per il comune di Roma. Questa, nel suo squallore, è perlomeno originale.

Il candidato del PDL, Alessandro Vannini, evidentemente fidando in una certa visibilità del luogo, ha pensato bene di piazzare un suo striscione con logo e nome davanti alle panchina sull' aiuola di piazza San Giovanni Bosco, dove passa tanta gente e anziani e handicappati sostano a lungo per prendere il sole e fare quattro chiacchiere.

Lo striscione in plastica è messo per terra per bene, con una pietra sopra per non farlo volar via. Ma l'ideatore di questa bella pensata non ha fatto i conti né con la pioggia, né con con la terra portata dal vento e nemmeno con i piccioni che, incuranti di quel simbolo, di quel nome e di quella faccia, ci scacazzano sopra, con nostra grande soddisfazione.

lunedì 6 maggio 2013

La sparizione del cassonetto


Oggi ne è sparito un altro, questa volta uno di quelli neri dell'indifferenziata, in piazza San Giovanni Bosco. Il risultato è un bel mucchio di immondizia accumulato per terra che crescerà esponenzialmente nelle prossime ore, visto che è davanti a un condominio multiscala abitato da centinaia di famiglie.

Stanno diventando sempre più frequenti le segnalazioni di cassonetti che improvvisamente spariscono dalle loro postazioni nelle strade del quartiere. Non è un evento inusuale, può capitare che il cassonetto rimanga incastrato nel cassone dell'autocompattatore (o rovesciarsi per terra) durante le manovre di svuotamento. Ma ultimamente quello che dovrebbe essere un incidente occasionale si sta ripetendo sempre più spesso.

Rottura dei materiali, compattatori non compatibili con gli agganci dei cassonetti, fretta o imperizia da parte degli operatori dell'AMA? Non lo sappiamo. Quello che invece è sotto i nostri occhi è che poi passano giorni prima che l'AMA rimetta le cose a posto. E spesso solo dietro segnalazioni e pressioni dei cittadini a vari uffici e funzionari, che poi pretendono pure di essere ringraziati...

mercoledì 1 maggio 2013

Primo Maggio 1947 - Portella della Ginestra


Era da poco finita la guerra, si tornava a festeggiare quel Primo Maggio Festa dei Lavoratori che il fascismo aveva vietato per vent'anni. Era un Primo Maggio pieno di speranza per quegli uomini e quelle donne siciliane che a Portella della Ginestra guardavano con fiducia al loro domani e a quello dei loro figli. Si sarebbero presi la terra, quella che coltivavano da sempre, ma i cui frutti erano appannaggio di avidi latifondisti che non volevano certo perdere la facile rendita che ne veniva loro.

La vecchia credeva che fossero mortaretti e cominciò a battere le mani festosa. Rideva. Per una frazione di secondo continuò a ridere, allegra, dentro di sé, ma il suo sorriso si era già rattrappito in un ghigno di terrore. Un mulo cadde con il ventre all'aria. A una bambina, all’improvviso, la piccola mascella si arrossò di sangue. La polvere si levava a spruzzi come se il vento avesse preso a danzare. C'era gente che cadeva, in silenzio, e non si alzava più. Altri scappavano urlando, come impazziti. E scappavano, in preda al terrore, i cavalli, travolgendo uomini, donne, bambini. Poi si udì qualcosa che fischiava contro i massi. Qualcosa che strideva e fischiava. E ancora quel rumore di mortaretti. Un bambino cadde colpito alla spalla. Una donna, con il petto squarciato, era finita esanime sulla carcassa della sua cavalla sventrata. Il corpo di un uomo, dalla testa maciullata cadde al suolo con il rumore di un sacco pieno di stracci. E poi quell'odore di polvere da sparo. La carneficina durò in tutto un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. In lontananza il fiume Jato riprese a far udire il suo suono liquido e leggero. E le due alture gialle di ginestre, la Pizzuta e la Cumeta, apparvero tra la polvere come angeli custodi silenti e smarriti.

Era il l° maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage dell'Italia repubblicana

Quei contadini siciliani erano un pericolo per chi (stato, mafia e chiesa) deteneva il potere e voleva tenerselo stretto. Occorreva un segnale, una punizione esemplare a chi aveva osato sognare. Undici morti e ventisette feriti gravi ci furono in quella strage fra uomini, donne e bambini che festeggiavano la loro festa. Ad eseguirla materialmente fu il bandito Giuliano, ad ordinarla chissà chi. Fra ammissioni, ritrattazioni, smentite e indagini manovrate arte non si arrivò mai alla verità. E sono in tanti a definire quella come la prima strage di Stato, la prima di tante.