mercoledì 1 maggio 2013

Primo Maggio 1947 - Portella della Ginestra


Era da poco finita la guerra, si tornava a festeggiare quel Primo Maggio Festa dei Lavoratori che il fascismo aveva vietato per vent'anni. Era un Primo Maggio pieno di speranza per quegli uomini e quelle donne siciliane che a Portella della Ginestra guardavano con fiducia al loro domani e a quello dei loro figli. Si sarebbero presi la terra, quella che coltivavano da sempre, ma i cui frutti erano appannaggio di avidi latifondisti che non volevano certo perdere la facile rendita che ne veniva loro.

La vecchia credeva che fossero mortaretti e cominciò a battere le mani festosa. Rideva. Per una frazione di secondo continuò a ridere, allegra, dentro di sé, ma il suo sorriso si era già rattrappito in un ghigno di terrore. Un mulo cadde con il ventre all'aria. A una bambina, all’improvviso, la piccola mascella si arrossò di sangue. La polvere si levava a spruzzi come se il vento avesse preso a danzare. C'era gente che cadeva, in silenzio, e non si alzava più. Altri scappavano urlando, come impazziti. E scappavano, in preda al terrore, i cavalli, travolgendo uomini, donne, bambini. Poi si udì qualcosa che fischiava contro i massi. Qualcosa che strideva e fischiava. E ancora quel rumore di mortaretti. Un bambino cadde colpito alla spalla. Una donna, con il petto squarciato, era finita esanime sulla carcassa della sua cavalla sventrata. Il corpo di un uomo, dalla testa maciullata cadde al suolo con il rumore di un sacco pieno di stracci. E poi quell'odore di polvere da sparo. La carneficina durò in tutto un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. In lontananza il fiume Jato riprese a far udire il suo suono liquido e leggero. E le due alture gialle di ginestre, la Pizzuta e la Cumeta, apparvero tra la polvere come angeli custodi silenti e smarriti.

Era il l° maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage dell'Italia repubblicana

Quei contadini siciliani erano un pericolo per chi (stato, mafia e chiesa) deteneva il potere e voleva tenerselo stretto. Occorreva un segnale, una punizione esemplare a chi aveva osato sognare. Undici morti e ventisette feriti gravi ci furono in quella strage fra uomini, donne e bambini che festeggiavano la loro festa. Ad eseguirla materialmente fu il bandito Giuliano, ad ordinarla chissà chi. Fra ammissioni, ritrattazioni, smentite e indagini manovrate arte non si arrivò mai alla verità. E sono in tanti a definire quella come la prima strage di Stato, la prima di tante.

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