lunedì 29 luglio 2013

Il Tetto di Vittorio De Sica (film completo)


Visto il grande interesse suscitato dal precedente post, con le sequenze prese da "Il Tetto" di Vittorio De Sica che mostravano il quartiere Don Bosco e la sua chiesa in costruzione, ecco qua il film completo, recuperato in versione integrale e in ottima qualità (cliccare sulla foto o sul link); (nota: se i link non funzionassero più segnalatelo nei commenti, così da poterli aggiornare con altri ancora attivi).

Il film mostra la Roma del 1955 (anno delle riprese; mentre è uscito nelle sale nel 1956) con i nuovi quartieri in costruzione, le vecchie borgate (alcune ormai scomparse) e le baracche in cui vivevano quelli che arrivavano da fuori per lavorare. Dal Don Bosco fino all'Aniene, passando per le consolari storiche (Prenestina, Tiburtina...), uno sguardo a quelle che erano allora le nostre periferie e per ricordarci, una volta di più, di chi siamo e da dove veniamo.

Oltre alle sequenze già segnalate, la parte più interessante per noi abitanti del Don Bosco è proprio quella mostrata nei titoli di testa del film: una panoramica su tutto il quartiere, presa dal tetto dell'ex cinema Bristol (oggi Shopping Center Tuscolano) allora in costruzione, che mostra tanti edifici che adesso non ci sono più, soppiantati dai tanti casermoni sorti al loro posto. Mentre nelle riprese dal basso si può osservare quell'immenso cantiere edile che era Via Flavio Stilicone e anche quello di piazza San Giovanni Bosco, con i palazzi ancora da tirare su. Qui di seguito la sequenza dei titoli con le scene descritte.



Piccola curiosità, il protagonista de "Il Tetto" è un ragazzo veneto perché all'epoca erano i veneti i poveracci d'Italia, quelli che per un tozzo di pane in più si trasferivano al sud in cerca di un lavoro. L'avevano già fatto con la bonifica delle paludi pontine, dove ancora oggi in certe zone si parla veneto, ed hanno continuato a farlo fino agli anni sessanta.

Un consiglio, affrettatevi a vederlo, perché non è detto che questo film rimanga per sempre disponibile in rete. In alternativa, attraverso questo sito potete scoprire come salvare i video da youtube sul vostro computer e poi rivederveli (compreso questo film) quando vi pare.


giovedì 25 luglio 2013

Il paese nostro



Il video è un estratto da "Il Tetto", uno dei film meno conosciuti (almeno per il grande pubblico) di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, ma comunque da annoverare di diritto tra i capolavori del cinema italiano.

Nelle sequenze scelte si vede com'era nel 1955 (anno delle riprese) il quartiere Don Bosco, con la chiesa in costruzione e pochi radi palazzi (appena sorti o ancora in costruzione) tutto attorno. Ma vi si vede anche in che condizioni venivano tirati su quei casermoni che sono diventati poi le nostre case.

C'è stata un'epoca in cui i disperati, quelli che venivano da fuori, che dormivano in baracche e che faticavano per un tozzo di pane eravamo noi. Era l'epoca in cui se a quattro mattoni riuscivi a mettere un tetto potevi chiamarla casa. Ma anche allora c'era chi provava a impedirlo. E questa è la storia del film presa dalla realtà di allora.

Qui al Don Bosco sorgeva un quartiere per i più fortunati, perlopiù impiegati, che venivano anch'essi da paesi lontani e lì avevano lasciato famiglie e radici per farsene di nuove qui a Roma. E a costruire quelle case, le stesse in cui oggi abitiamo, c'erano altri meno fortunati, ma venuti anche loro da fuori per cercar fortuna in questa città.

Oggi come ieri è ancora la stessa storia. Ci sono quelli che vengono da fuori e quelli che, dimentichi della loro storia, delle loro origini, della loro emigrazione o di quella dei loro padri, vorrebbero che i nuovi disperati se tornassero al paese loro.

Quando poi il paese è uno solo e si chiama Terra. E quelli che lo abitano non sono neri o bianchi o gialli, ma hanno un nome che li accoglie tutti: Umanità. Con tutto ciò che quella parola significa.


lunedì 22 luglio 2013

Promessa mantenuta


Avevamo chiesto un impegno preciso agli organizzatori della Festa Rossa che si è tenuta sabato in piazza San Giovanni Bosco, quello di non entrare sul fragile lastricato della piazza con mezzi pesanti e di non lasciare tracce di degrado del loro passaggio. Ebbene, va dato atto al circolo Luigi Longo del PRC e agli organizzatori della festa di aver onorato appieno quell'impegno.

Il camion usato per il trasporto dei materiali è rimasto sempre ai bordi della piazza, senza mai entrarci. E al termine della festa, oltre allo smontaggio, è stata fatta una pulizia completa della zona utilizzata della piazza. Lo testimoniano queste foto: una dei preparativi, scattata sabato, e l'altra scattata ieri pomeriggio, a operazioni concluse.


E' stata una bella festa, a cui ha assistito tanta gente del quartiere, molto presa dagli stornelli romani suonati e cantati dai Tresemo, che già a novembre scorso, nella stessa piazza, avevano dato prova delle loro qualità divertendo quelli che hanno avuto la fortuna di assistere alla loro esibizione.

Ed è stata anche l'occasione per dimostrare che è possibile dialogare, interagire e organizzare eventi che non portino scempio e degrado nel nostro quartiere, ma che divertano nel pieno rispetto dei beni comuni e delle sensibilità dei cittadini. Fosse sempre così...

sabato 20 luglio 2013

Col tuo sasso


Turchia, Egitto, Brasile, e Grecia, Spagna, Tunisia. Ovunque i giovani che si ribellano sono la dimostrazione di un malessere e dell'iniquità di un sistema basato sull'accaparramento per pochi delle risorse di tutti.

C'è anche simpatia a guardarli dalla tv andare con tanto coraggio a mani nude o con semplici sassi contro eserciti e polizie (uguali e feroci in tutto il mondo) blindate e armate . Ma quando poi la rivolta arriva da noi allora quegli stessi giovani, quel loro stesso malessere, vengono subito etichettati come criminali violenti, vandali organizzati, o addirittura terroristi.

E' successo stanotte verso chi protestava per quell'inutile e costosa opera chiamata TAV, ed è successo dodici anni fa a Genova, il 20 luglio del 2001. Il sasso di un manifestante può uccidere, certo. Specie se per averlo lanciato ti sparano in faccia.

martedì 16 luglio 2013

Una piazza, una festa e una promessa


Tante volte su questo blog abbiamo denunciato il degrado, i danneggiamenti e gli abusi compiuti dagli organizzatori di iniziative, politiche e non, sulla nostra piazza. 

Sia chiaro, ci piacciono i concerti, le mostre, e tutte quelle iniziative che rendono viva piazza San Giovanni Bosco, ma vorremmo che ci fosse un maggior rispetto per quello che è un bene comune. Questa volta proviamo a chiedere in anticipo un impegno in tal senso agli organizzatori della prossima iniziativa, sabato 20 luglio, sapendo che da loro già una volta siamo riusciti ad ottenerlo. Ecco una breve intervista.

Il prossimo sabato, 20 luglio, sarete in piazza San Giovanni Bosco come circolo PRC "Luigi Longo" con quella che avete chiamato Festa Rossa. Un ritorno gradito dopo il buon ricordo lasciato dalla precedente edizione, a ottobre scorso. Come si articolerà questa volta la festa?

La Festa Rossa si svolgerà in una sola serata con alle 18,00 un momento politico: "microfono aperto alle realtà lavorative del nostro quartiere e della città". Poi ci sarà un punto ristoro e a sera uno spettacolo musicale di canzoni romanesche. Come vedi sarà una festa modesta, adattata ai nostri scarsi mezzi economici, ma per noi importante per ribadire la nostra volontà di essere presenti nel territorio

In che modo questa iniziativa è legata al nostro territorio, qual è lo spazio all'interno della vostra festa dedicato ai problemi dei cittadini del quartiere?

Avendo un solo giorno abbiamo deciso di parlare della cosa che ci contraddistingue, la centralità del lavoro che nel nostro territorio come ovunque riveste un importanza primaria.

Come saranno organizzati in piazza San Giovanni Bosco gli spazi della festa? Ci saranno spazi delimitati e chiusi stile villaggio a cui accedere o adotterete la logica dello spazio aperto da attraversare liberamente?

Spazi aperti da attraversare liberamente.

La piazza, specie in queste calde sere d'estate, è frequentatissima da famiglie, da tanti bambini e dai loro giochi e da tantissimi anziani. La festa porterà limitazioni (anche minime) ai loro movimenti e attività?

Tranne uno spicchio la piazza sarà completamente agibile. L'occupazione sarà minima. Occuperemo il pezzo dello scorso anno in maniera ridotta con gazebo e non con capannoni. Ci sarà un piccolo palco dove si esibirà il gruppo dello scorso anno per le canzoni romane.

Sono anni, come blog, che denunciamo l'abuso di molti organizzatori di iniziative, che non si fanno scrupolo di far entrare sul fragile lastricato della piazza auto e mezzi pesanti per il carico e lo scarico delle attrezzature, ma anche per usarla come parcheggio personale. E spesso, al termine di queste iniziative, quello che rimane a noi cittadini sono la sporcizia e i danni alla pavimentazione. Ve la sentite di prendervi un impegno davanti alla cittadinanza per evitare questi comportamenti?

Cercheremo in tutti i modi di non arrecare alcun danno alla piazza e puliremo la notte quando smontiamo le strutture. Faremo del nostro meglio per difendere la piazza, che è anche la nostra piazza.

E noi vigileremo che ciò avvenga, come già avvenuto l'anno scorso. Oltre a goderci, da cittadini, quella che sarà sicuramente una bellissima festa.


venerdì 12 luglio 2013

Differenziata, cassonetti bianchi al collasso


Queste foto sono state scattate in via Flavio Stilicone. Vi si vedono i cassonetti neri stracarichi, con la gente costretta a lasciare la propria immondizia  per terra, ma mostrano anche tutti i cassonetti bianchi, quelli per la carta, oramai al collasso perché usati anch'essi per l'indifferenziato (in mancanza di spazio in quelli neri) e non svuotati con la giusta frequenza. E la situazione non è tanto diversa anche nelle altre strade del quartiere.


Sulle cause si possono avanzare le solite ipotesi: l'insufficienza dei cassonetti (capita spesso che ne rimanga uno incastrato nel compattatore e non venga più rimesso a posto se non dopo pressioni e proteste), le auto parcheggiate davanti ai cassonetti che ne impediscono lo svuotamento, il salto delle corse dei compattatori.

Via Calpurnio Fiamma

Quello che però si può notare in questi giorni è un peggioramento netto nel servizio di raccolta dell'AMA, perché sono sempre di più le situazioni al limite che si presentano nelle nostre strade, e quel precario equilibrio di pulizia che si era raggiunto nei mesi scorsi è ormai soltanto un ricordo.


L'impressione è che l'AMA non voglia più puntare su questo metodo di raccolta, il misto duale. E anche l'aver smesso di distribuire sacchetti in mater-bi ai punti mobili è un segnale in questo senso. Sembra essere stato eliminato (o parecchio ridotto) quello sforzo straordinario che durava praticamente dall'arrivo di questo sistema di raccolta, con camioncini che correvano per il quartiere a recuperare l'eccesso di rifiuti, che finiva inevitabilmente fuori dei cassonetti strapieni.

Piazza San Giovanni Bosco

Il risultato, complici le temperature estive, è sotto gli occhi, pardon, sotto il naso di tutti. Chiedere che si rimedi alla discarica che sta nuovamente diventando il nostro quartiere è indispensabile. Ma speriamo anche che comune di Roma (nuova gestione politica) e Ama non se ne approfittino per imporre nuovi strabilianti quanto costosi, disastrosi e inapplicabili metodi di raccolta. Abbiamo già dato.

giovedì 11 luglio 2013

La memoria di una torre


La foto che vedete mostra la Torre del Quadraro (o Torretta di piazza dei Consoli) ed è stata scattata all'incirca nel 1938 (almeno quella era la data indicata sull'album da cui è stata presa), quando tutto attorno era solo campagna, o quasi.

E' stata portata alla torretta da uno degli iscritti al centro anziani che vi ha sede e che ha voluto così condividerla con tutti, rete compresa. Dalla discussione che è scaturita su facebook fra appassionati di foto d'epoca, ricercatori della memoria storica e abitanti del quartiere sono venute fuori alcune considerazioni molto interessanti.


Infatti, chi ha presente la geometria della torre e la forma ad L del complesso degli edifici, può facilmente accorgersi che la foto è stata stampata a rovescio. Mistero sul perché di questa scelta, che sicuramente non è avvenuta in tempi recenti, visto che l'originale cartaceo (mostratoci da Sandro)  ha la cornicetta bianca e il bordo frastagliato, come si faceva un tempo. Si potrebbero fare varie ipotesi: da una ristampa da positivo a una volontà "compositiva" del fotografo sviluppatore.


Così è come dovrebbe essere la foto messa nel verso giusto. Ma oltre alla Torretta "raddrizzata" in questa foto ci sono altre due cose molto interessanti: la strada con il fosso in primo piano e il punto elevato da cui è stata scattata...

venerdì 5 luglio 2013

Ancora strane manovre dell'AMA al Don Bosco


L'Ama sta combinando qualcosa nel quartiere. Sono aumentati all'improvviso i cassonetti blu, quelli del multimateriale, e anche quelli bianchi della carta. Ce ne sono tanti in più, raddoppiati e triplicati davanti a ogni palazzo, al punto da debordare dalle postazioni assegnate, come si può vedere in queste prime due foto scattate in piazza San Giovanni Bosco, dove per infilare l'ennesimo cassonetto l'hanno dovuto mettere di sbieco, inafferrabile dalle pinze del compattatore a meno di piazzarlo in linea con gli altri e quindi a occupare una delle piazzole di sosta per le auto.


Di cassonetti neri in più nemmeno a parlarne. Eppure sono tanti i condomini davanti ai quali non ce n'è neanche uno. E sono anche tanti i punti in cui l'unico cassonetto nero disponibile è sempre strapieno perché deve servire ai fabbisogni di centinaia di famiglie. 

Invece si è preferito aumentare a dismisura gli altri tipi di cassonetti, nonostante si stia andando verso l'estate piena, e quindi a minori quantità di rifiuti, senza dare la minima spiegazione del perché. O quantomeno noi cittadini, ultima ruota del carro, non ne sappiamo niente.

Si può andare, quindi, solo per ipotesi. La prima, la più inquietante, è che vogliano riprovare a togliere a sorpresa i cassonetti neri. L'hanno già fatto e il disastro che ne scaturì ce lo ricordiamo tutti bene. Solo un idiota potrebbe voler ritentare la stessa mossa. E di imbecilli, idioti, incompetenti con compiti dirigenziali e decisionali all'AMA non ce ne sono. O almeno è quello che speriamo.

Viale Marco Fulvio Nobiliore, addirittura sette cassonetti in fila (tre blu, tre bianchi e uno solo nero) per un unico condominio

L'altra ipotesi, ottimistica, è che c'è stata una crescita esponenziale nella raccolta differenziata, per cui è stato necessario aumentare quel tipo di cassonetti. Ipotesi però poco credibile. Sono tanti i cittadini coscienziosi che se ne servono, e non è raro vederli pieni. Ma oggi non sono quelli blu o quelli bianchi al collasso, quanto piuttosti quelli neri e sono quelli andrebbero aumentati.

Continuando a fare ipotesi c'è anche l'eventualità che si sia deciso da parte dell'AMA di ridurre le corse dei compattatori. Per cui, a minor frequenza di passaggio, maggior numero di cassonetti in strada, ma anche maggior periodo di permanenza dei rifiuti nelle nostre strade.

Ma c'è anche un'ultima ipotesi, anche se un po' malevola, che va presa in considerazione. Perché ben pochi sanno che i cassonetti che vediamo nelle nostre strade sono "a noleggio" da società private con una formula "full service" che prevede in caso di danneggiamenti la sostituzione, udite udite, entro 24 ore (beato chi ci crede). E quindi aumentarli all'improvviso proprio in coincidenza del cambio di gestione politica al Campidoglio potrebbe non essere stata una mossa proprio casuale.

Continuiamo a vigilare.

giovedì 4 luglio 2013

Atac, basta ladri di lavoro?


Non ci sono ancora conferme ufficiali alla notizia, salvo un messaggio di un lettore su Repubblica, ma basta farsi un giro per le fermate della metropolitana per scoprire che sono scomparse quelle ingombranti presenze di volontari di un'associazione fra carabinieri in congedo e loro parenti che avevano sostituito gli addetti alle stazioni e vigilantes, il cui organico era stato ridotto, anche forse grazie a questa loro disponibilità, da 70 a 30 componenti.

Oltrettutto, l'unico compito di questi cosidetti volontari era di stare accanto ai tornelli d'ingresso, senza possibilità di accedere ai gabbiotti o negli altri locali delle stazioni, salvo emergenze. Emergenze per le quali non potevano far nulla, e meno male per noi, non essendo né tecnici né avendo fatto alcuna preparazione specifica.

Il loro compito era esclusivamente di fare da dissuasori di comportamenti scorretti grazie a delle pretenziose divise con bene in vista la scritta carabinieri, ma che apparivano molto in contrasto con la reale fisicità di chi le indossava. Fra nanerottoli, tabagisti incalliti, occhialute con fondi di bottiglia, toccati da Dio, tripponi col fiato corto, e penne bianche sul sentiero di Manitù (risparmiamoci le foto per pietà più che per rispetto della privacy) si poteva ben capire che l'unico criterio di selezione doveva essere stato l'essere parenti di un qualche carabiniere, o anche soltanto dei simpatizzanti. Una pratica che Alemanno, che li ha messi lì, ha dimostrato più volte di non disdegnare.

Sia chiaro, quello che qui si contesta non è lo spirito di partecipazione, né la pratica del volontariato che, anzi, sarebbe da incentivare (a patto che non diventi soltanto il serbatoio clientelare del politico di turno). Ma con l'attuale bisogno disperato di lavoro non è accettabile vedere alcuni offrirsi volontari per svolgere gratis o con semplice rimborso spese quel lavoro per cui sono stati lasciati a casa dei lavoratori. Sarebbe un comportamento non degno nemmeno del peggiore dei crumiri. E chiunque di noi, se fosse un carabiniere, non vorrebbe il nome della sua Arma associato a persone del genere.


Per capire meglio cosa c'era dietro questa "opera di volontariato" è utile andarsi a leggere la discussione che scaturì su Romatoday a ottobre scorso da una nostra segnalazione, dove persone evidentemente ben informate sulla vicenda, molto probabilmente perché direttamente coinvolte, hanno rivelato interessanti particolari:

Non è altro che la nuova politica di ATAC. Non assumendo personale quei pochi operatori di stazioni che ci sono vengono mandati nelle stazioni centrali,idem per le guardie giurate.
P.S. Quegli "sconsolati volontari" altri non sono che l'ANC- Associazione nazionale carabinieri- i quali hanno tolto il posto di lavoro alle guardie giurate per due buoni pasto al giorno (e si non sono proprio volontari...) e non hanno ne la competenze nè l'età per vigilare nelle stazioni.

Questo commentatore chiudeva i suoi interventi con un saggio appello che allora, sotto la giunta Alemanno, rimase inascoltato.

Credo che l'ANC debba fare un passo indietro e, capito che l'opera che stanno svolgendo non è di tipo sociale bensì è un lavoro vero e proprio, rifiutarsi di sostituire le gpg o gli operatori di stazione che con quegli stipendi ci mandano avanti una o più famiglie. A quel punto ATAC, che non potrebbe lasciare del tutto incustodite le stazioni, si vedrebbe costretta a richiamare quel personale che si è guadagnato fino a ieri la pagnotta onestamente.

Vedremo se adesso che il sindaco è cambiato, con Ignazio Marino al Campidoglio, davvero cambierà anche l'aria e si dirà basta a volontariati di facciata tornando a far presidiare le stazioni della metro (al momento sguarnite) da chi quei compiti è stato preparato a farli e che per il suo sforzo, per la sua competenza, per la nostra sicurezza e per il suo "diritto al lavoro", è giusto che venga assunto.

lunedì 1 luglio 2013

Sacchetti Ama finiti?


E' arrivata una segnalazione da parte di Giorgio, amico da tempo di questo blog, a riguardo dei sacchetti per la raccolta dell'umido in mater-bi (materiale biodegradabile) che comincerebbero a scarseggiare ai punti di distribuzione a tal punto che l'Ama ha ricominciato a distribuire i vecchi sacchetti in carta, quelli che vennero dati all'inizio della differenziata e che essendo in carta avevano il brutto vizio di sfondarsi appena venivano sollevati dalla sua triste "biopattumiera" grigio topo rovesciando tutto il loro contenuto per terra. Questa la sua testimonianza:

Vorrei segnalarti che da un paio di settimane scarseggiano o sono assenti dai punti di raccolta mobili i sacchetti per la raccolta dell'umido. Dieci giorni fa me ne è stato consegnato uno di carta (prima versione, se ricordi), oggi l'operatrice candidamente mi ha detto: "non ce li danno più".


Era un po' che non ne parlavamo, di quel disastro di differenziata chiamata misto duale impostaci dall'AMA, che dopo aver ridotto il quartiere a una discarica aveva fatto parziale marcia indietro (anche grazie alle nostre proteste) reintroducendo i cassonetti neri, ma mantenendo le postazioni dei camioncini a cui i cittadini possono ancora oggi, ai soliti striminziti orari mattutini obbligatori, portare i loro rifiuti.

Ma se già prima, con lo spauracchio di multe e controlli, erano davvero pochi i cittadini a servirsene, adesso ne sono ancora di meno Oggi, ad ognuno dei cosidetti punti mobili, l'Ama tiene un camioncino e un addetto stipendiato fermo per ore per un paio di decine di persone in tutto.

Si vede però che evidentemente  quel sistema dei camioncini continua a far comodo, innanzitutto a chi al vertice dell'Ama non vuole ammettere il suo fallimento e poi, non dimentichiamolo, a quei "parenti di Alemanno" che ai camioncini ci "lavorano" standosene fermi al sole a non far niente, se non a parlare a telefono o a giocherellare con i loro cellulari per ore e ore.

Non fa invece comodo a noi cittadini, che proprio in questi giorni abbiamo dovuto pagare l'ennesima tassa rifiuti per poi constatare che a dispetto dei nostri sforzi il quartiere sta tornando ad essere invaso dall'immondizia non rimossa nei giusti tempi.