mercoledì 21 agosto 2013

Civis Romanus Sum


Bella sorpresa imbattersi in questa foto che mostra Pier Paolo Pasolini (presumibilmente durante i sopralluoghi per Accattone) in mezzo alle baracche che stavano già negli anni '60 fra la Casilina e la Palmiro Togliatti, con sullo sfondo il nostro quartiere e la caratteristica cupola della sua chiesa.

Aggiornamento 21 agosto 2013: sono arrivate altre foto di quella visita di Pasolini in borgata, tutte raccolte in questo nuovo post; da ulteriori ricerche, anche se non si è potuto ancora stabilire in che occasione siano state scattate, è certo che le foto si riferiscono a un periodo successivo al 1966 (forse il 1968), e quindi non si trattava dei sopralluoghi per Accattone, come erroneamente detto.

All'epoca il Don Bosco era ancora pieno di palazzi in costruzione e a lavorarci erano proprio molti di quelli che in quelle baracche, in mezzo al fango, ci vivevano con le loro famiglie. Stranieri di Calabria, Campania, veneti o di altre regioni, venuti in cerca di fortuna nella capitale, spesso con figli nati in quelle baracche e perciò romani, come dovrebbe sempre essere per chi nasce in questa città.

Nell'arco di vent'anni, fra gli anni '50 e '60, Roma è passata da un un milione e seicentomila abitanti a due milioni e settecentomila. Quel settanta per cento in più di abitanti era tutto di immigrati. E infatti ogni cittadino romano di oggi ha fra i suoi parenti qualcuno di quei forestieri e anche di quegli straccioni che popolavano le tante baraccopoli di questa città.

Eppure tanti loro discendenti si spacciano per romani di sette generazioni, imparentati direttamente con Giulio Cesare (certamente di quello che leggenda dice fosse suo figlio adottivo, un certo Bruto). E in base a questa fantomatica parentela pretendono di stabilire chi è romano e chi non lo è, e chi può restare e chi se ne deve andare "al paese suo".

Una volta dire di essere cittadini romani, Civis Romanus Sum, era motivo di orgoglio per chi ci si definiva e per Roma che vedeva così riconosciuta la sua grandezza. Dichiararsi romano significava voler essere cittadino del mondo, senza frontiere né differenza di razza e di credo. A Roma questo accadeva, una volta.

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