martedì 22 ottobre 2013

Siamo alla frutta

Via dei Salesiani

Non è una metafora, parliamo proprio di frutta. O meglio, parliamo della pessima abitudine dei fruttaroli del quartiere di allargare le loro attività commerciali piazzando cataste di cassette sui marciapiede. C'è chi lo fa con una certa discrezione, che le cassette spuntano dal negozio in strada appena un po', quel tanto da far rimirare meglio la mercanzia in vendita. E poi ci sono quelli che invece debordano, considerando il marciapiede una loro proprietà e arrivando persino a sequestrare posti auto davanti alle frutterie piazzandoci cataste di vecchie cassette per farci il carico e scarico a piacimento.

E' il caso che ci è stato segnalato da un lettore del blog in via dei Salesiani, quasi all'angolo con via Publio Valerio, dove la frutteria aperta da pochi giorni si è già presa buona parte del marciapiede mettendoci un cassettone pieno di mele e altra mercanzia, oltre a indebitamente crearsi la sua personale e abusiva zona di carico e scarico col solito trucco delle vecchie cassette piazzate in strada. Ma non è l'unico caso. La stessa cosa succede anche su viale San Giovanni Bosco, di fronte alla scuola De Curtis, come si può vedere in questa foto.

Viale San Giovanni Bosco

Per non parlare della frutteria in via dell'Aeroporto, angolo via Flavio Stilicone, dove più che in normale negozio pare di essere ai mercati generali, per le torri di cassette piazzate in strada a sottrarre posti auto.

Via dell'Aeroporto

E il giro continua. Qui siamo in via Stilicone, angolo Calpurnio Fiamma, dove l'intero marciapiede è usato per fare mercato. Almeno questi non si sono presi posti auto, e il marciapiede lì è bello largo. Ma comunque fanno commercio dove non si dovrebbe.


A chiudere questa piccola selezione dei tanti casi simili che ci sono nel quartiere, la frutteria in via Marco Papio, che oltre a prendersi un bel po' di posti auto (almeno tre) ha anche ristretto il marciapiede con le sue cassette di frutta a un mezzo metro scarso di ampiezza. Lì bisogna passare in fila per uno. E per anziani in cazrrozzina e mamme con bambini non resta che la strada, scansando le auto.

Via Marco Papio

Dubitiamo fortemente che questi comportamenti siano consentiti dalla legge. Quello che però sappiamo è che non possiamo essere noi cittadini a farci carico di discussioni infinite con gli invadenti proprietari di quelle frutterie per i disagi che vengono dal restringimento dei marciapiedi e dal ridursi dei posti auto. Ad altri è affidato il compito di vigilare e di sanzionare, quando è il caso, questi comportamenti. A noi cittadini il dovere civico di segnalarli.

4 commenti:

  1. Ma scusa, non sai che in Bangladesh e in Marocco si usa fare così? Dobbiamo rispettare le loro usanze, mica sarete razzisti? :) ;)
    Scherzi a parte, stessa storia anche in via Statilio Ottato, dalla parte sud, quella più vicina a via Giuseppe Belloni. Tra tavolini selvaggi di bar e kebabbari, camminare è ormai cosa difficile.

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    1. Hmmm... vorrei che fosse uno scherzo, ma sono tanti a dare la colpa di questi comportamenti alla provenienza geografica, come se poi gli italiani, certi italiani, si comportassero in maniera diversa. E infatti, come scrivi tu stesso, anche i bar, che siano gestiti da italiani o da altri, fanno altrettanto. I furbastri, gli invadenti, i non curanti, i prepotenti, gli incivili non hanno nazione, ma solo una madre ben conosciuta ai più.

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    2. Se mi è permesso, allego un'inchiesta fatta da La Repubblica, quotidiano sicuramente non di destra(ma anche se lo fosse non cambierebbe di una virgola) che reputo molto interessante.
      Oltre a dare fastidio ai pedoni, questi negozietti di frutta, sono una copertura, per altri scopi. Basterebbe fare dei controlli, fiscali e sanitari per fargli chiudere bottega. Basterebbe veramente poco, ma come si sa, siamo in Italia, dove è lecita l'occupazione abusiva del suolo pubblico e il finanziamento a cellule di terroristi e lo sfruttamento di lavoratori in nero e senza permesso di soggiorno.
      http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2013/01/24/news/cos_crescono_i_fratelli_musulmani_dalle_moschee_ai_fruttivendoli-51199410/

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    3. Continui a farne una questione di nazionalità (e ora di religione) e in questo mi deludi. Io marco una differenza "di comportamento" fra chi rispetta le regole e chi se ne infischia e tu invece vuoi distinguere "la provenienza" mettendo in un unico calderone terrorismo, fratelli musulmani, permessi di soggiorno e lavoratori a nero. Anche la chiesa italiana negli anni della nosttra emigrazione aiutava gli italiani all'estero. O, secondo la tua logica, dovremmo dire che finanziava cellule mafiose?

      Rimaniamo sul punto. In questo paese e in questa città le istituzioni sono incapaci di far rispettare le leggi esistenti, e già più che sufficienti. Ma se lo facessero, almeno da noi, non ci sarebbe più un bar, una pizzeria, un ristorante o un negozio aperti (indipendentemente dalla nazionalità dei proprietari), ma verrebbero tutti chiusi per irregolarità e illeciti.

      Il problema reale, però, è che ormai le autorità intervengono solo quando proprio non se ne può fare a meno. E questo fa di noi cittadini degli ostaggi di chi sente di poter fare impunemente quello che gli pare, italiano o straniero che egli sia.

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