venerdì 29 novembre 2013

E Acea rifu...


Finalmente sono stati riaccesi i lampioni in piazza San Giovanni Bosco che già vi avevamo segnalato non funzionanti, ripristinati e poi non funzionanti di nuovo. Vedremo questa volta se e quanto dureranno.

Val la pena di ricordare ancora una volta che se trovate altri lampioni spenti nel quartiere potete segnalare ad Acea il problema al loro numero apposito 800130336 (24 ore su 24) oppure inviando una email a: lampionispenti@aceaspa.it

Le luci sotto i portici della piazza rimangono invece spente. Ma in quel caso non è detto che dipendano da Acea, e forse tocca agli stessi cittadini che abitano nei condomini che vi si affacciano occuparsene.

Aggiornamento del 30 novembre: una buona notizia, è stata ripristinata, almeno in parte ma comunque in modo sufficiente, anche l'illuminazione sotto ai portici di Piazza San Giovanni Bosco.

Come appariva oggi, 30 novembre, la situazione dell'illuminazione sotto ai portici

A margine, come pura illazione, non è che il ripristino dell'illuminazione in piazza da parte di Acea è dovuto all'evento che si sta preparando all'interno della basilica di Don Bosco, con la Rai che sta approntando telecamere e illuminazione all'interno con un dispiego di forze notevole? Qualcuno sa per caso di cosa si tratta? 

Anche qui un ulteriore aggiornamento per appagare la curiosità: la Rai è lì perchè la messa domenicale del 1 dicembre verrà trasmessa dall'interno della basilica.

lunedì 25 novembre 2013

Riprovaci Acea


Sono di nuovo spenti i tre lampioni in piazza San Giovanni Bosco che vi avevamo segnalato e che speravamo fossero stati riparati. Ma come se non bastasse, da quello stesso lato della piazza (lato Tuscolana) adesso sono spente anche le luci sotto i portici e questo crea ulteriori rischi ai tanti pedoni che attraversano in quel punto.

Sulle luci sotto i portici non sappiamo dire se dipendono anch'esse dall'Acea o se sono private. Ma lì adesso l'unica luce che c'è è quella dei negozi ancora aperti. Appena abbasseranno le saracinesche non ci sarà più nemmeno quella.


Possiamo però fare qualcosa per cercare di far riaccendere i lampioni 5, 6 e 7 in piazza segnalando nuovamente all'Acea il problema al loro numero apposito 800130336 (24 ore su 24) oppure inviando una email a: lampionispenti@aceaspa.it . Ovviamente le segnalazioni possono essere fatte anche per altri punti del quartiere in cui avete notizia di luci spente. Vediamo se questa volta ci riescono.

giovedì 21 novembre 2013

Don Bosco, un quartiere lasciato a se stesso


Ieri sera, intorno alle venti, un uomo di 47 anni di nazionalità peruviana è stato gambizzato nella sua auto mentre transitava in piazza San Giovanni Bosco da due giovani in scooter che poi si sono dileguati in quello che è sembrato un regolamento di conti, e adesso è grave in ospedale. Questa la notizia sull'ennesima brutta faccenda successa nel nostro territorio.

Il nostro non è mai stato un quartiere di stinchi di santi. Sono tanti quelli che entrano ed escono dalle carceri di mezza Italia e molti di più quelli agli arresti domiciliari. La nomea che aveva negli anni '70 il Quadraro (all'epoca la nostra zona veniva ancora  chiamata in questo modo, o indifferentemente Cinecittà) nella sua tendenza a far sparire ogni auto che ci entrava era superiore a quella di ogni altra zona di Roma. Ma c'era qualcosa che accomunava tutti, ladri d'auto ed impiegati, ed era l'orgoglio per il proprio quartiere. 

Casermoni in cemento armato da otto piani in su, appartamenti di un paio di stanze in cui si viveva in sei o sette (figli, padri e nipoti), l'acqua diretta che in casa ne arrivava un filo. E poi le strade piene di buche, gli sterrati che venivano chiamati piazze e che quando pioveva diventavano enormi pozzanghere. Eppure era un quartiere che nasceva allora e che quindi trasmetteva una prospettiva di futuro e di miglioramento, e per la quale ognuno, delinquente o lavoratore onesto che fosse, faceva la sua parte.

Oggi non è più così. Quell'orgoglio mostrato negli anni passati è ormai solo frutto di nostalgia per un tempo che non c'è più. E la gambizzazione avvenuta ieri sera in piazza San Giovanni Bosco è solo la punta del degrado crescente in cui stiamo cadendo come quartiere. Il senso di impunità per la mancanza assoluta di controllo del territorio da parte di chi vi è preposto  ha fatto sì che l'illegalità sia ormai diventata la norma in ogni campo, dal banale parcheggio in doppia fila, ai negozianti e ai loro abusi, alle bancarelle in ogni dove, ai "lavoretti" nei condomini, agli scippi, agli inseguimenti e agli spari nelle vetrine quando non alle persone, come ieri sera.



Il senso delle denunce fatte da questo blog era proprio quello (partendo dal basso, dalle piccole cose) di fare da argine a questi comportamenti oltre le regole, con l'obiettivo di ricordare a tutti cosa significa "senso di appartenenza", ma soprattutto di riportare alla mente dei cittadini il rispetto che si deve a un quartiere che è "casa nostra" e non "cosa nostra", come vorrebbero alcuni. Un tentativo anche riuscito, in rare occasioni, ma che ha dovuto scontrarsi con gli interessi privati di quelli a cui non importa affatto del quartiere, ma solo del loro portafoglio.

Inutile farne la lista. Sono politici, imprenditori o semplici cittadini che hanno come unico valore etico e morale la furbizia nel raggirare il prossimo. Un valore che, purtroppo, agli occhi dei più meschini è visto come vincente. E da parte di questi si sprecano i "grande!" al posto dei "vergogna!" quando il vicino, il conoscente, l'amico o il parente si vanta di una sua malefatta.

Ma se l'onestà e la rigorosità dei principii non sono più considerati valori premianti, allora può esserci spazio solo per il degrado più assoluto. Di questo passo, a comandare resterà il più furbo, il più bastardo, il più armato, in sintesi il più forte. E a quel punto ai cittadini del Don Bosco resterà una sola cosa da fare: stabilire a che ora debba cominciare il coprifuoco. Buona notte, e buona fortuna.

mercoledì 20 novembre 2013

Gli invisibili posti auto per disabili


Oltre alle strisce pedonali rifatte con pittura così diluita da scomparire dopo un po' di passaggi di auto (e di cui questo blog ha già ampiamente parlato) esiste un altro serio problema nel nostro quartiere, e riguarda proprio i posti auto riservati ai disabili davanti a luoghi pubblici, come scuole e uffici postali, le cui strisce sono talmente vecchie da intuirsi appena e che quindi vengono mal rispettate dagli altri automobilisti.

Il problema tocca anche i posti riservati ai disabili con parcheggio in concessione sotto casa. Ma in quei casi, vuoi per l'interessamento dei diretti interessati verso gli uffici del municipio, vuoi perché sono loro stessi (è successo anche questo) a rinfrescare quelle strisce, sono poche le situazioni al limite. Mentre invece è proprio davanti alle scuole e agli uffici postali, per quei posti dove può parcheggiare chiunque abbia un contrassegno di invalidità, che ormai le strisce gialle bisogna andare a cercarsele col microscopio.

Nella foto in testa al post potete vedere qual è la situazione davanti all'ufficio postale di via Calpurnio Pisone, mentre questa in basso riguarda un altro ufficio postale, in piazza dei Tribuni.


Vicino a noi, all'Appio Claudio, ecco quello che rimane delle strisce davanti all'ufficio postale di via Lucio Papirio.


E oltre agli uffici postali ci sono tante altre situazioni simili. Questa foto è stata scattata in via Calpurnio Pisone. Il cartello c'è ancora, ma delle strisce ormai solo una vaga apparenza.


E poco più su, in piazza San Giovanni Bosco, un altro esempio (già mostrato nel precedente post) di strisce ormai consumate dal tempo


Ovunque si guardi la situazione è la stessa. Non si tratta, quindi, di una semplice svista, di un punto sfuggito a quelli che dovrebbero essere periodici controlli sullo stato della viabilità, ma l'ennesima ulteriore conferma sull'immobilità del nostro municipio per tutto ciò che è inerente alla manutenzione delle nostre strade. L'impressione che se ne ricava è che in municipio si voglia aspettare che le situazioni diventino "straordinarie" per intervenire senza vincoli e con fondi stanziati appositamente. Chissà, forse è l'unico modo che hanno per riuscire a trovare i soldi necessari per quei lavori. Ma a noi, nel frattempo, resta un avvilente degrado.

giovedì 14 novembre 2013

E Acea fu...


I tre lampioni di piazza San Giovanni Bosco che vi avevamo segnalato spenti da giorni sono tornati ad illuminare quell'attraversamento pedonale lasciato pericolosamente al buio che vi avevamo mostrato nel precedente post.

Di questo probabilmente dobbiamo ringraziare F.T., amica di questo blog, che oltre a parlarcene aveva anche segnalato il problema all'Acea dando indicazioni precise sui lampioni spenti. E allora, visto che di lampioni spenti in giro ce ne sono tanti, facciamo tesoro di questa sua esperienza e ribadiamo cosa occorre fare in questi casi.

Le segnalazioni vanno fatte ad Acea al numero 800130336 (24 ore su 24) oppure inviando una email a: lampionispenti@aceaspa.it .

Nelle segnalazioni all'Acea occorre essere il più precisi possibili (nome della strada o della piazza, da quale lato e all'altezza di quale numero civico). In alcuni casi sugli stessi lampioni, come nel caso in piazza (quelli spenti erano i lampioni 5, 6 e 7), sono segnati i loro numeri e conviene appuntarseli.


Questo però vale quando si tratta di illuminazione pubblica gestita dall'Acea. Mentre nel nostro quartiere sono tanti i punti in cui la gestione è ancora privata, legata agli enti proprietari o ai singoli condomini degli edifici che si affacciano su quelle strade, come pare essere (ma non c'è conferma) il caso di via Pasquale Del Giudice, dove è l'intera strada ad essere al buio.

In quei casi, su come fare a far ripristinare l'illuminazione in strade che pur aperte al pubblico passaggio hanno una gestione privata, c'è tutto un mondo da scoprire. Nel frattempo, portatevi una torcia.

martedì 12 novembre 2013

Lampioni spenti nelle strade del quartiere, che fare


Sono ormai un bel po' di giorni che ben tre lampioni di piazza San Giovanni Bosco restano spenti lasciando pericolosamente al buio proprio uno degli attraversamenti pedonali più usati del quartiere, quello sulla piazza all'angolo con viale Marco Fulvio Nobiliore (lato metro).

Anche F.T., un'attenta lettrice di questo blog, aveva notato il problema. E dopo essersi appuntata i numeri dei lampioni spenti (il 5, il 6 e il 7) venerdì scorso ha chiamato l'Acea per segnalare il guasto e per chiedere un intervento. Ma fino ad oggi ancora nulla è stato fatto.

Come si presenta l'attraversamento pedonale, illuminato solo dai fari delle auto

E allora forse vale la pena di ritentare e di segnalare anche noi all'Acea il problema ai lampioni della piazza e ai tanti altri che nel quartiere sono spenti al loro numero apposito 800130336 (24 ore su 24) oppure inviando una email a: lampionispenti@aceaspa.it . Se le segnalazioni saranno tante dovranno per forza occuparsene, almeno si spera.

domenica 10 novembre 2013

La lezione di una piazza vuota


Era davvero poca la gente ieri in piazza San Giovanni Bosco per la manifestazione promossa dai No discarica sull'Ardeatina che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto lanciare un movimento comune sulle tematiche ambientali partendo proprio dal nostro VII municipio vittima (e lo sappiamo bene) delle disastrose scelte del comune di Roma in materia di rifiuti con quel fallimentare metodo chiamato misto duale.

Ad assistere a quella triste (dispiace dirlo) pantomima di vecchi retaggi assembleari anni '70 c'erano una cinquantina di militanti del Centro Sociale Spartaco e di altre esperienze simili, altrettanti (sempre militanti duri e puri) venuti dal presidio di Falcognana, più un centinaio circa di curiosi o di gente (famiglie con bambini e anziani con le loro personali sdraio), che in quella piazza ci sarebbe stata comunque, manifestazione o non.

Sicuramente ci sono state pecche sul piano organizzativo. Pochissimi nel quartiere sapevano della manifestazione perché non le è stata fatta nessuna pubblicità. Non che si voglia invitare ancora alla brutta abitudine di tappezzare i muri di manifesti, ma se non si attacca nemmeno un volantino con lo scotch ad ogni portone come si può pretendere poi che i cittadini accorrano?


E anche leggere sui pochi manifesti in rete che la manifestazione si sarebbe svolta in "piazza Don Bosco" non li ha aiutati, perché ha messo una distanza fra loro e noi cittadini che sappiamo bene che è il quartiere a chiamarsi Don Bosco, mentre la piazza è San Giovanni Bosco. Una pedanteria, certo. Ma leggere la denominazione sbagliata della piazza in un qualche modo sottile suggerisce che gli autori di quei manifesti non siano del quartiere e di conseguenza non degni di tanta attenzione.

Altra grande pecca è stata nell'autoreferenzialità degli organizzatori locali, che invece di coinvolgere quelle seppur poche, frammentarie, individualistiche, contraddittorie, litigiose, egoistiche e anch'esse autoreferenziali altre realtà del quartiere si sono chiusi a riccio volendo essere gli unici referenti politici di un nascente (ma non certo per quello che si è visto ieri sera) movimento ambientale. E infatti la cosa non deve essere andata giù ad alcuni, in particolare a quelli del presidio antidiscarica di Falcognana, che sul loro sito, in un articolo di apparente autocritica, scrivono:

Non nascondiamoci dietro a un dito qualcuno non ha operato come avrebbe dovuto perché non ha avuto il coraggio di mettersi in gioco avendo dovuto rispondere a precise indicazioni. Così facendo ha però scelto di percorrere la strada di vecchie logiche, le stesse che hanno portato a frammentazioni immotivate, ciascuno attento alla conservazione della propria bandierina.

Esattamente la stessa impressione che ne ho ricavato io assistendo ieri sera a quella iniziativa. Ma poi, quali erano le proposte e le rivendicazioni che quella manifestazione voleva lanciare? Da persona attenta a queste tematiche e a quanto accade nel quartiere ho fatto fatica a trovare notizie nei giorni passati. E quelle lette, a mio modestissimo parere, erano solo vuoti slogan. Forse bei principi, ma che finché non vengono tradotti in proposte concrete non danno il segno di che cosa si vuole e in che direzione si vuole andare.


Non credo di dire delle assurdita se affermo che si deve partire dai "bisogni" dei cittadini dando loro delle "risposte" convincenti e condivisibili per riuscire a coinvolgerli su delle battaglie comuni. Siamo di fronte alla "realtà" di sempre più quartieri alle prese con l'immondizia per strada per le inefficienze di una municipalizzata, l'AMA, che ci ha imposto in modo coercitivo metodi sbagliatissimi, ma utili a qualcuno per assumere parenti e camerati. Ed è basandosi sull'analisi di questa realtà "monnezzara" che si deve ragionare su possibili soluzioni, ma sempre rapportate al territorio e alla popolazione su cui ricadranno.

Di tutto questo nella manifestazione, fra vaghi slogan e pretenziosi interventi da primi della classe alle prese con la lettura dei propri egotici diari ai quattro gatti presenti, ieri sera in piazza non c'è stata traccia.

mercoledì 6 novembre 2013

Archeologia tranviaria


E' solo una curiosità, ma guardate un po' cosa spunta da sotto l'asfalto in piazza dei Consoli, lato viale San Giovanni Bosco. E' proprio un pezzo di binario di quella storica linea di tram che ha servito il quartiere per tanti anni, fino alla messa in funzione della metro A



In origine la linea correva lungo la Tuscolana. Fu spostata sulla direttrice da piazza dei Tribuni a piazza Quinto Curzio nel 1965, quando cominciarono i lavori per la costruzione della metro. Ma siccome quei lavori durarono anni in più del previsto, ci rimase per parecchio tempo, fino al 15 febbraio del 1980, data dell'ultima corsa.

Sono tanti i siti dedicati (1 e 2) e le foto che girano in rete di quei tram per le strade del quartiere. E tanti i ricordi di chi li usava quotidianamente per andare al lavoro o a scuola.


Erano sempre pochi, in ritardo, affollati come scatole di sardine, da viaggiarci attaccati penzoloni con le porte aperte. Tanti i disagi di allora, da far impallidire quelli odierni. Ma chi li ha vissuti, vuoi per la giovane età vuoi per la nostalgia di quei tempi, parla sempre di quei viaggi come di un'avventura, di una fantastica avventura.


Da Intervista (1987), di Federico Fellini

Sempre da Intervista, di Fellini, la scena girata all'interno del deposito Stefer dell'Alberone