venerdì 3 gennaio 2014

I due Marino, caduti dal pero?

(foto da marconivideodem)

Ignazio Marino è il sindaco di Roma, Estella Marino è l'assessore all'ambiente. Se oggi sono al comune di Roma è in buona parte merito dei demeriti del precedente sindaco Alemanno in tema di raccolta rifiuti da parte dell'AMA. Un tema che in campagna elettorale i partiti della compagine che sosteneva Marino hanno "giustamente" cavalcato come denuncia del fallimento e degli scandali (vedi parentopoli) della giunta Alemanno.

I Marino non potevano, quindi, non sapere che salendo al Campidoglio avrebbero dovuto affrontare in maniera decisa innanzitutto il nodo AMA. Ne avevano accusato la dirigenza di incompetenza e inefficienza. Avevano tappezzato Roma di manifesti per denunciare quella parentopoli che ha fatto assumere centinaia e centinaia di amici, parenti e camerati all'AMA, molti spesso come dirigenti per chiamata diretta. Questa era l'AMA che aspettava i Marino il giorno dopo il loro insediamento, e che proprio per quelle accuse andava riformata con urgenza.

Eppure nulla è stato fatto. Solo adesso, a sette mesi di distanza dalla loro elezione, di fronte all'intera città (non più solo il nostro quartiere) diventata discarica, parlano di cambiamenti e di nuove nomine in arrivo provando a gettare la colpa addosso a presunti boicottaggi provenienti dall'interno dell'AMA stessa. Ma lo fanno senza però far seguire alle parole i fatti, cioè senza sporgere denuncia (fosse anche contro ignoti) per interruzione di pubblico servizio.


Ma a parte la contraddizione in termini in cui le nuove nomine AMA sarebbero la conseguenza del disastro di questi giorni causato dal boicottaggio della attuale dirigenza per opporsi alle nuove nomine AMA (nessuno nota l'assurdità contenuta in questa frase?), come mai i Marino hanno affidato alla attuale dirigenza AMA (di cui, almeno come dicevano in campagna elettorale, non si fidavano) il compito di introdurre nuovi sistemi di raccolta dei rifiuti?

Si badi bene, non si sono limitati a far gestire all'AMA l'ordinario, in attesa di cambiarne i vertici con altri più affidabili. Ma hanno affidato loro il compito di  far arrivare il porta a porta in quartieri come l'Eur, dove i cittadini stanno ancora piangendo, chiudere Malagrotta e di fare appalti straordinari per trasportare i rifiuti fuori regione. E' perciò evidente che per sette mesi quella dirigenza così contestata è stata loro bene e che nonostante i proclami fatti in campagna elettorale non avevano nessuna intenzione di cambiarla.

Solo adesso che l'immondizia deborda dai cassonetti nelle strade e che tanti sono quelli che puntano l'attenzione su quel disastro chiedendone conto, i Marino parlano di nuove nomine, di nuove politiche, di nuovi strabilianti piani rifiuti. Vogliono fare "cambiamenti" radicali, almeno così dicono.

In un capolavoro della nostra letteratura (Il Gattopardo) il suo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa fa dire a uno dei suoi personaggi una frase diventata celebre: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi". Quel romanzo è uscito nel 1958, ambientato negli anni dell'unità d'Italia, ma quella frase è emblematica di come andavano le cose allora nel nostro paese, e di come vanno ancora adesso...

2 commenti:

  1. Tutto calcolato. Adesso marino ci mette i suoi "compagni" quelli delle coop. Con questa mossa è riuscito a mettersi contro anche la CGIL...

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    1. Il rischio maggiore, a parer mio, è la privatizzazione del servizio di raccolta. Stanno già affidando molte parti del servizio a privati. Adesso, con la scusa che il pubblico non funziona, ne potrebbero approfittare per farlo diventare del tutto privato. E così, come già successo con ferrovie, telecomuncicazioni ed energia, invece di guadagnarci (come promettevano) ci ritroveremo una tares o come vorranno chiamarla ancora più salata

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