venerdì 28 febbraio 2014

Sei di Don Bosco se... ricordi


Sei di Don Bosco se la domenica in piazza ti compravi un sacchetto di noccioline dall'omino col camion che le tostava.

E la bustina di carta oleata con la farina di castagne che succhiavi con la cannuccia sottile e che poi ti soffocava mentre vedevi il film la domenica pomeriggio all'oratorio dalle Suore la ricordi?

E il vapoforno di via Ponzio Cominio dove compravi la pasta lievita per le pizze e al posto delle 20 lire di resto ti dava il lecca lecca? Ti potevi scegliere pure il colore, pescandolo dal barattolone di vetro.

Sei di Don Bosco se da ragazzino stavi in fila al portone dell'oratorio prima che apriva, e per prendere il campo tiravi il pallone pe' fa prima dell'altri. Lo sei se all'oratorio passavi il pomeriggio a giocare a "Chi crossa e chi segna" in 50 a una porta sola.

E le ricordi le sfide a pallone su piazza Don Bosco tra un portone e l'altro? Oppure Don Bosco contro via Flavio che sistematicamente finiva a sassate...?


Non sei di Don Bosco se Vittoria, quella barbona che andava in giro sempre con la mano destra dentro la gonna, non ti ha mai minacciato dicendoti che le fontanelle del quartiere le aveva comprate lei.

E lo sei se hai passato ore a discutere di filosofia con Mario er fachiro. E se ti sei fatto scroccare tremila sigarette da Emilio. Se andavi da Gelolandia sulla Tuscolana per vedere il piraña nell'acquario. Se ricordi Sciascia che camminava parlando da solo e cantava a squarciagola le canzoni della Roma.

Una sfida, e non parlo di preistoria. Se ti ricordi la signora elegantemente vestita di celeste che passeggiava per viale San Giovanni Bosco con un cicciobello che piangeva nella carrozzina e qualche volta in braccio avvolto nelle copertine. Si diceva che era impazzita perchè le era morto un figlio piccolo. E si aggirava vestita come la madonna, poveretta.

Dal film "Straziami, ma di baci saziami", di Dino Risi

Ok, allora sei di Don Bosco se a Ferragosto, non essendo in vacanza ma a casa, prendevi la graziella e andavi sulla Tuscolana contromano a zig e zag da Subaugusta fino alla salita del Quadraro.

Sei di Don Bosco se almeno una volta hai detto "no famo alle 5" al matto che per strada diceva sempre "ci vediamo alle 4".

Sei di Don Bosco se da piccolo passavi davanti vapoforno e rimanevi a guardare il Pupazzo che stava in vetrina e muoveva la testa da una parte all'altra con il vassoio in mano.

Se hai imparato a pattinare all'oratorio delle suore....



Sei di Don Bosco se da regazzino mettevi i chiodi lunghi sotto le rotaie del tram, per farli diventare spadini, o sassi, per vedere come schizzavano... addosso alle auto.

Chi se ricorda Claudio er matto, che andava in giro con l'agenda in mano e faceva la macchina, con l'agenda il clacson, e accendeva il motore? Gli compravamo le chiavi dal ferramenta e faceva manovra davanti al bar Pedoni. Grande CLAUDIO, faceva il clacson uguale alle macchine.

E chi ricorda il sottopasso in Piazza dei Decemvri che "unisce" le suore con i preti dell'oratorio Don Bosco? Esiste davvero! Un tempo andavo a scuola dalle suore, e si faceva la raccolta della carta e mi sembra che ti davano 10 lire al kg. Allora io ho fatto un bel po' di carta e l'ho portata dalle suore. La suora mi accompagnò nei loro sotterranei dove la accatastavano e io vidi questo lunghissimo tunnel e dissi: "Ammazza suo' quanto è lungo questo tunnel?" E lei mi rispose: "Sì è lunghissimo, arriva fino sotto la Chiesa". Testuali parole.

Dal film "La Dolce Vita", di Federico Fellini

E quel tizio che passava sotto i portici di piazza San Giovanni Bosco e gridava: "Ciafè mannnaccia a maronna, ciafèèèèè!". E quello che camminava con le mani dietro la schiena che ogni tanto si toccava e iniziava a bestemmiare e poi ritornava silenzioso? E...er John Wayne....in bicicletta?

Sei di Don Bosco se. dopo un'ora che suonano per una macchina in doppia fila si affaccia il proprietario urlando: "Ahooooooo sto a scenneeee.....e n'attimo che te soniiiii!!!"

Lo sei se almeno una volta hai fatto incazza don Franco (mezzo litro).

Sei di Don Bosco se ogni tanto scambi du' parole co' Ninetto Davoli.


E chi si ricorda di Roberto? Roberto Scialabba, quel ragazzo del nostro quartiere che fu ucciso dai fascisti la sera del 28 febbraio 1978 solo perché stava in piazza San Giovanni Bosco con gli amici, come tante volte ci siamo stati tutti quanti, perché tanto per quelli un donboschino valeva l'altro.


Roberto, quel Roberto a cui i compagni organizzarono il funerale con una Dyane e una 126 con sopra i cuscini di fiori. E che stampa, polizia e qualche "bene informato" del quartiere provarono a far passare per uno spacciatore ucciso in un regolamento di conti per un paio di canne che aveva in tasca, come allora ce l'avevano in tanti e come ce l'hanno tanti pischelli di zona ancora adesso. Una brutta faccenda, quella di Roberto, perché solo anni dopo si è saputo chi l'aveva fatto fuori e perché: uno a caso da colpire in piazza. Non lo ricordate? Si chiamava Roberto, ed era uno di noi, del Don Bosco...

Che faccia aveva?


Il post nasce, oltre che dal voler ricordare un nostro concittadino, dalla rielaborazione delle memorie degli iscritti al gruppo facebook Sei di DON BOSCO/Cinecittà se... Mentre un grazie va a chi si sta dando da fare per portare i cittadini oggi, dalle 17 in poi, in piazza San Giovanni Bosco per un ricordo che ognuno può testimoniare come vuole: in corteo, portando un fiore, un pensiero, oppure semplicemente passando per la piazza a gettare uno sguardo. Da loro anche la foto di Roberto Scialabba inserita in questo post.

1 commento:

  1. Bentornato. Io non sono di Don Bosco, ma ho avuto modo di frequentare il vostro quartiere negli anni '60 e pertanto leggere dei vostri ricordi mi riporta in un'altra epoca; non solo, i vostri ricordi sembrano avere molte analogie con i miei ricordi di storie vissute nel mio quartiere.

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