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mercoledì 11 settembre 2013

11 settembre 1973



C'è un altro 11 settembre che va ricordato oltre a quello dell'attacco alle Twin Tower negli Stati Uniti. Ed è la morte del presidente cileno Salvador Allende a causa dell'attacco a La Moneda (il palazzo presidenziale) dei militari golpisti guidati dall'assassino Pinochet.

Le polemiche dei giorni scorsi su come si sia intitolata ad Allende "con un colpo di mano" l'aula consigliare del VII municipio (polemiche che riguardavano il metodo e l'inopportunità di quella scelta, non certo il nome) sono servite quantomeno a ricordare a tutti la grande figura di un uomo che è morto in nome e per la difesa della democrazia.

E allora, per ricordarne il pensiero, per far capire a certi suoi "ammiratori" di oggi che far politica è dialogo, attenzione ai problemi e difesa dei diritti dei più deboli, e che Allende non è soltanto un nome buono per certe occasioni da "pranzo di gala", vogliamo qui proporvi una appassionante intervista (per la regia di Emidio Greco) che un grande maestro del nostro cinema, Roberto Rossellini, gli fece nel maggio del 1971.

Buon ricordo.

Salvador Allende impegnato nella difesa de La Moneda dai golpisti

domenica 1 settembre 2013

Podromi di Porrajmos


Per me un ladro è un ladro, così come uno stupratore è uno stupratore, un assassino è un assassino e un evasore è un evasore. Non sento quindi nessun bisogno di sapere se questo delinquente è uno zingaro, un rumeno, un marocchino o se viene da Arcore. Io credo che ogni individuo sia responsabile, nel bene e nel male, delle proprie azioni. E non accetto che le azioni, finanche riprovevoli, di un singolo individuo debbano essere imputabili all'appartenenza di razza o di etnia.

Oggi un signore che nel suo profilo facebook ha una foto di lui in visita ad Auschwitz ha definito gli zingari una "razza inqualificabile" per un furto da lui subito da un individuo per giunta a lui sconosciuto, e quindi non per forza zingaro. 

Con tutto il rispetto per quello che ha significato emotivamente per lui quel furto, con questa sua uscita ha dimostrato tutti i suoi preconcetti e ha dato la possibilità di esplicitare il loro razzismo ai tanti suoi "amici" che hanno commentato invocando soluzioni finali. E il tutto su una pagina con sullo sfondo i cancelli di Auschwitz, dove furono bruciati nei forni 23.000 zingari


Inutile provare a dialogare e spiegare a questi signori l'assurdità delle loro convinzioni, che se non deriva dal sentirsi come italiani "razza eletta", e quindi superiore a tutte le altre (viene da ridere solo a pensarlo), è frutto dell'altra errata convinzione nel considerare "casa propria" un pezzo del pianeta Terra, patrimonio dell'intera umanità.

E' più facile per loro, in questi tempi di crisi, decidere che le colpe sono degli zingari che rubano, dei marocchini che stuprano e dei rumeni, albanesi e ucraini che ammazzano e fanno di tutto un po'. Non si rendono conto quei signori che questa è la comoda scusa dei veri responsabili di quelle colpe per distrarre l'attenzione da loro e focalizzare la rabbia e l'odio verso quelli più in basso nella scala sociale.

La storia si ripete, come tante altre volte nella storia della "razza umana". Adesso è il turno di nuovo degli zingari e degli extracomunitari. E nella nostra illuminata società i podromi, cioè le avvisaglie, di un  nuovo Porrajmos (per gli zingari quello che gli ebrei chiamano Shoah) ci sono tutti.