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giovedì 22 agosto 2013

Pasolini in borgata


Sull'onda del post di ieri sul significato del dirsi romani che mostrava una foto di Pasolini fra le baracche che sorgevano fra Casilina e Palmiro Togliatti, a poche decine di metri dalle case del Don Bosco, sono arrivate altre segnalazioni.


Grazie in special modo ad Alessandro, amico da tempo di questo blog, abbiamo raccolto altre foto di quella visita di Pasolini in borgata, tante da volerle raccogliere qui in un'unica galleria così da poterle far vedere a tutti (cliccare sulle foto per ingrandirle).


Manca ancora di sapere in che occasione sono state scattate queste foto, se per un servizio giornalistico, un documentario o i sopralluoghi per qualche film da fare. La presenza in una di queste foto di Ninetto Davoli, già evidentemente attore di successo, è utile per stabilire che questo servizio è sicuramente successivo al 1966. E infatti, in alcuni casi, le foto portano come data il 1968. Se venissere altre informazioni vedremo di inserirle.


Per ora ci godiamo questa suggestiva galleria di volti e l'allegria di quei tanti ragazzini dalla faccia da impuniti. Una testimonianza anche questa di come era la vita un tempo nel nostro quartiere.





mercoledì 21 agosto 2013

Civis Romanus Sum


Bella sorpresa imbattersi in questa foto che mostra Pier Paolo Pasolini (presumibilmente durante i sopralluoghi per Accattone) in mezzo alle baracche che stavano già negli anni '60 fra la Casilina e la Palmiro Togliatti, con sullo sfondo il nostro quartiere e la caratteristica cupola della sua chiesa.

Aggiornamento 21 agosto 2013: sono arrivate altre foto di quella visita di Pasolini in borgata, tutte raccolte in questo nuovo post; da ulteriori ricerche, anche se non si è potuto ancora stabilire in che occasione siano state scattate, è certo che le foto si riferiscono a un periodo successivo al 1966 (forse il 1968), e quindi non si trattava dei sopralluoghi per Accattone, come erroneamente detto.

All'epoca il Don Bosco era ancora pieno di palazzi in costruzione e a lavorarci erano proprio molti di quelli che in quelle baracche, in mezzo al fango, ci vivevano con le loro famiglie. Stranieri di Calabria, Campania, veneti o di altre regioni, venuti in cerca di fortuna nella capitale, spesso con figli nati in quelle baracche e perciò romani, come dovrebbe sempre essere per chi nasce in questa città.

Nell'arco di vent'anni, fra gli anni '50 e '60, Roma è passata da un un milione e seicentomila abitanti a due milioni e settecentomila. Quel settanta per cento in più di abitanti era tutto di immigrati. E infatti ogni cittadino romano di oggi ha fra i suoi parenti qualcuno di quei forestieri e anche di quegli straccioni che popolavano le tante baraccopoli di questa città.

Eppure tanti loro discendenti si spacciano per romani di sette generazioni, imparentati direttamente con Giulio Cesare (certamente di quello che leggenda dice fosse suo figlio adottivo, un certo Bruto). E in base a questa fantomatica parentela pretendono di stabilire chi è romano e chi non lo è, e chi può restare e chi se ne deve andare "al paese suo".

Una volta dire di essere cittadini romani, Civis Romanus Sum, era motivo di orgoglio per chi ci si definiva e per Roma che vedeva così riconosciuta la sua grandezza. Dichiararsi romano significava voler essere cittadino del mondo, senza frontiere né differenza di razza e di credo. A Roma questo accadeva, una volta.

martedì 13 agosto 2013

Straziami, ma di set saziami



Qui sopra ecco una sequenza da "Straziami, ma di baci saziami", di Dino Risi con Nino Manfredi del 1968, che mostra piazza San Giovanni Bosco trasformata in una inesistente stazione delle corriere.

La vicinanza con i teatri di posa di Cinecittà ha fatto sì che spesso scorci del quartiere Don Bosco siano stati usati per gli esterni di film e fiction, adattandoli a seconda delle esigenze. Un'occasione anche di lavoro per i tanti abitanti del quartiere che come comparse o tecnici hanno potuto lavorarci.

Ormai, con lo spostamento in altri poli produttivi e una crisi del settore sempre più dichiarata, sono sempre di meno i set che passano per il nostro quartiere. Ci rimangono però le tante immagini che lo hanno ritratto negli anni passati. Un buon ricordo di come eravamo e per qualcuno anche per riconoscercisi.

lunedì 29 luglio 2013

Il Tetto di Vittorio De Sica (film completo)


Visto il grande interesse suscitato dal precedente post, con le sequenze prese da "Il Tetto" di Vittorio De Sica che mostravano il quartiere Don Bosco e la sua chiesa in costruzione, ecco qua il film completo, recuperato in versione integrale e in ottima qualità (cliccare sulla foto o sul link); (nota: se i link non funzionassero più segnalatelo nei commenti, così da poterli aggiornare con altri ancora attivi).

Il film mostra la Roma del 1955 (anno delle riprese; mentre è uscito nelle sale nel 1956) con i nuovi quartieri in costruzione, le vecchie borgate (alcune ormai scomparse) e le baracche in cui vivevano quelli che arrivavano da fuori per lavorare. Dal Don Bosco fino all'Aniene, passando per le consolari storiche (Prenestina, Tiburtina...), uno sguardo a quelle che erano allora le nostre periferie e per ricordarci, una volta di più, di chi siamo e da dove veniamo.

Oltre alle sequenze già segnalate, la parte più interessante per noi abitanti del Don Bosco è proprio quella mostrata nei titoli di testa del film: una panoramica su tutto il quartiere, presa dal tetto dell'ex cinema Bristol (oggi Shopping Center Tuscolano) allora in costruzione, che mostra tanti edifici che adesso non ci sono più, soppiantati dai tanti casermoni sorti al loro posto. Mentre nelle riprese dal basso si può osservare quell'immenso cantiere edile che era Via Flavio Stilicone e anche quello di piazza San Giovanni Bosco, con i palazzi ancora da tirare su. Qui di seguito la sequenza dei titoli con le scene descritte.



Piccola curiosità, il protagonista de "Il Tetto" è un ragazzo veneto perché all'epoca erano i veneti i poveracci d'Italia, quelli che per un tozzo di pane in più si trasferivano al sud in cerca di un lavoro. L'avevano già fatto con la bonifica delle paludi pontine, dove ancora oggi in certe zone si parla veneto, ed hanno continuato a farlo fino agli anni sessanta.

Un consiglio, affrettatevi a vederlo, perché non è detto che questo film rimanga per sempre disponibile in rete. In alternativa, attraverso questo sito potete scoprire come salvare i video da youtube sul vostro computer e poi rivederveli (compreso questo film) quando vi pare.