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mercoledì 6 novembre 2013

Archeologia tranviaria


E' solo una curiosità, ma guardate un po' cosa spunta da sotto l'asfalto in piazza dei Consoli, lato viale San Giovanni Bosco. E' proprio un pezzo di binario di quella storica linea di tram che ha servito il quartiere per tanti anni, fino alla messa in funzione della metro A. 



In origine la linea correva lungo la Tuscolana. Fu spostata sulla direttrice da piazza dei Tribuni a piazza Quinto Curzio nel 1965, quando cominciarono i lavori per la costruzione della metro. Ma siccome quei lavori durarono anni in più del previsto, ci rimase per parecchio tempo, fino al 15 febbraio del 1980, data dell'ultima corsa.

Sono tanti i siti dedicati (1 e 2) e le foto che girano in rete di quei tram per le strade del quartiere. E tanti i ricordi di chi li usava quotidianamente per andare al lavoro o a scuola.


Erano sempre pochi, in ritardo, affollati come scatole di sardine, da viaggiarci attaccati penzoloni con le porte aperte. Tanti i disagi di allora, da far impallidire quelli odierni. Ma chi li ha vissuti, vuoi per la giovane età vuoi per la nostalgia di quei tempi, parla sempre di quei viaggi come di un'avventura, di una fantastica avventura.


Da Intervista (1987), di Federico Fellini

Sempre da Intervista, di Fellini, la scena girata all'interno del deposito Stefer dell'Alberone

giovedì 22 agosto 2013

Pasolini in borgata


Sull'onda del post di ieri sul significato del dirsi romani che mostrava una foto di Pasolini fra le baracche che sorgevano fra Casilina e Palmiro Togliatti, a poche decine di metri dalle case del Don Bosco, sono arrivate altre segnalazioni.


Grazie in special modo ad Alessandro, amico da tempo di questo blog, abbiamo raccolto altre foto di quella visita di Pasolini in borgata, tante da volerle raccogliere qui in un'unica galleria così da poterle far vedere a tutti (cliccare sulle foto per ingrandirle).


Manca ancora di sapere in che occasione sono state scattate queste foto, se per un servizio giornalistico, un documentario o i sopralluoghi per qualche film da fare. La presenza in una di queste foto di Ninetto Davoli, già evidentemente attore di successo, è utile per stabilire che questo servizio è sicuramente successivo al 1966. E infatti, in alcuni casi, le foto portano come data il 1968. Se venissere altre informazioni vedremo di inserirle.


Per ora ci godiamo questa suggestiva galleria di volti e l'allegria di quei tanti ragazzini dalla faccia da impuniti. Una testimonianza anche questa di come era la vita un tempo nel nostro quartiere.





mercoledì 21 agosto 2013

Civis Romanus Sum


Bella sorpresa imbattersi in questa foto che mostra Pier Paolo Pasolini (presumibilmente durante i sopralluoghi per Accattone) in mezzo alle baracche che stavano già negli anni '60 fra la Casilina e la Palmiro Togliatti, con sullo sfondo il nostro quartiere e la caratteristica cupola della sua chiesa.

Aggiornamento 21 agosto 2013: sono arrivate altre foto di quella visita di Pasolini in borgata, tutte raccolte in questo nuovo post; da ulteriori ricerche, anche se non si è potuto ancora stabilire in che occasione siano state scattate, è certo che le foto si riferiscono a un periodo successivo al 1966 (forse il 1968), e quindi non si trattava dei sopralluoghi per Accattone, come erroneamente detto.

All'epoca il Don Bosco era ancora pieno di palazzi in costruzione e a lavorarci erano proprio molti di quelli che in quelle baracche, in mezzo al fango, ci vivevano con le loro famiglie. Stranieri di Calabria, Campania, veneti o di altre regioni, venuti in cerca di fortuna nella capitale, spesso con figli nati in quelle baracche e perciò romani, come dovrebbe sempre essere per chi nasce in questa città.

Nell'arco di vent'anni, fra gli anni '50 e '60, Roma è passata da un un milione e seicentomila abitanti a due milioni e settecentomila. Quel settanta per cento in più di abitanti era tutto di immigrati. E infatti ogni cittadino romano di oggi ha fra i suoi parenti qualcuno di quei forestieri e anche di quegli straccioni che popolavano le tante baraccopoli di questa città.

Eppure tanti loro discendenti si spacciano per romani di sette generazioni, imparentati direttamente con Giulio Cesare (certamente di quello che leggenda dice fosse suo figlio adottivo, un certo Bruto). E in base a questa fantomatica parentela pretendono di stabilire chi è romano e chi non lo è, e chi può restare e chi se ne deve andare "al paese suo".

Una volta dire di essere cittadini romani, Civis Romanus Sum, era motivo di orgoglio per chi ci si definiva e per Roma che vedeva così riconosciuta la sua grandezza. Dichiararsi romano significava voler essere cittadino del mondo, senza frontiere né differenza di razza e di credo. A Roma questo accadeva, una volta.

lunedì 29 luglio 2013

Il Tetto di Vittorio De Sica (film completo)


Visto il grande interesse suscitato dal precedente post, con le sequenze prese da "Il Tetto" di Vittorio De Sica che mostravano il quartiere Don Bosco e la sua chiesa in costruzione, ecco qua il film completo, recuperato in versione integrale e in ottima qualità (cliccare sulla foto o sul link); (nota: se i link non funzionassero più segnalatelo nei commenti, così da poterli aggiornare con altri ancora attivi).

Il film mostra la Roma del 1955 (anno delle riprese; mentre è uscito nelle sale nel 1956) con i nuovi quartieri in costruzione, le vecchie borgate (alcune ormai scomparse) e le baracche in cui vivevano quelli che arrivavano da fuori per lavorare. Dal Don Bosco fino all'Aniene, passando per le consolari storiche (Prenestina, Tiburtina...), uno sguardo a quelle che erano allora le nostre periferie e per ricordarci, una volta di più, di chi siamo e da dove veniamo.

Oltre alle sequenze già segnalate, la parte più interessante per noi abitanti del Don Bosco è proprio quella mostrata nei titoli di testa del film: una panoramica su tutto il quartiere, presa dal tetto dell'ex cinema Bristol (oggi Shopping Center Tuscolano) allora in costruzione, che mostra tanti edifici che adesso non ci sono più, soppiantati dai tanti casermoni sorti al loro posto. Mentre nelle riprese dal basso si può osservare quell'immenso cantiere edile che era Via Flavio Stilicone e anche quello di piazza San Giovanni Bosco, con i palazzi ancora da tirare su. Qui di seguito la sequenza dei titoli con le scene descritte.



Piccola curiosità, il protagonista de "Il Tetto" è un ragazzo veneto perché all'epoca erano i veneti i poveracci d'Italia, quelli che per un tozzo di pane in più si trasferivano al sud in cerca di un lavoro. L'avevano già fatto con la bonifica delle paludi pontine, dove ancora oggi in certe zone si parla veneto, ed hanno continuato a farlo fino agli anni sessanta.

Un consiglio, affrettatevi a vederlo, perché non è detto che questo film rimanga per sempre disponibile in rete. In alternativa, attraverso questo sito potete scoprire come salvare i video da youtube sul vostro computer e poi rivederveli (compreso questo film) quando vi pare.


giovedì 25 luglio 2013

Il paese nostro



Il video è un estratto da "Il Tetto", uno dei film meno conosciuti (almeno per il grande pubblico) di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, ma comunque da annoverare di diritto tra i capolavori del cinema italiano.

Nelle sequenze scelte si vede com'era nel 1955 (anno delle riprese) il quartiere Don Bosco, con la chiesa in costruzione e pochi radi palazzi (appena sorti o ancora in costruzione) tutto attorno. Ma vi si vede anche in che condizioni venivano tirati su quei casermoni che sono diventati poi le nostre case.

C'è stata un'epoca in cui i disperati, quelli che venivano da fuori, che dormivano in baracche e che faticavano per un tozzo di pane eravamo noi. Era l'epoca in cui se a quattro mattoni riuscivi a mettere un tetto potevi chiamarla casa. Ma anche allora c'era chi provava a impedirlo. E questa è la storia del film presa dalla realtà di allora.

Qui al Don Bosco sorgeva un quartiere per i più fortunati, perlopiù impiegati, che venivano anch'essi da paesi lontani e lì avevano lasciato famiglie e radici per farsene di nuove qui a Roma. E a costruire quelle case, le stesse in cui oggi abitiamo, c'erano altri meno fortunati, ma venuti anche loro da fuori per cercar fortuna in questa città.

Oggi come ieri è ancora la stessa storia. Ci sono quelli che vengono da fuori e quelli che, dimentichi della loro storia, delle loro origini, della loro emigrazione o di quella dei loro padri, vorrebbero che i nuovi disperati se tornassero al paese loro.

Quando poi il paese è uno solo e si chiama Terra. E quelli che lo abitano non sono neri o bianchi o gialli, ma hanno un nome che li accoglie tutti: Umanità. Con tutto ciò che quella parola significa.


lunedì 28 febbraio 2011

La nostra storia 28 febbraio 1978


Piazza San Giovanni Bosco, un ulivo basso in mezzo a tanti pini che arrivano ai terzi piani dei palazzi, un'aiuola curata con la sua piccola recinzione in canna e una stele con sopra una scritta:

Roberto Scialabba 23 anni
Compagno rivoluzionario assassinato in questa piazza il 28-2-78 dai fascisti servi del regime
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La nostra lotta non si fermerà!
I compagni caduti ci hanno insegnato a non farci trovare morti!
Roberto

Quella stele è lì da tanto, in un angolo di piazza San Giovanni Bosco adesso in parte oscurato dalle baracche della pista di pattinaggio, fra le panchine dove passano i pomeriggi gli anziani del quartiere con le loro badanti ucraine e le notti i muratori rumeni che la mattina si ritrovano in un certo punto della Palmiro Togliatti ad attendere un caporale che regalerà loro un tozzo di pane in cambio di un qualche lavoro in nero.

Ma nel 1978 lì c'erano solo ragazzi romani. Era la loro piazza, di un quartiere nuovo, sorto relativamente da poco e ancora in parte in costruzione. Non era ancora entrata in funzione la metro A e per piazza San Giovanni Bosco passava ancora il tram, la storica linea Termini-Cinecittà, rendendo ancor più di adesso quella piazza il vero centro del quartiere.

Cristiano e Giusva Fioravanti, Alessandro Alibrandi ed altri camerati, riuniti in un bar dell'Eur, decisero che quel 28 febbraio era il giorno adatto per le loro personali vendette...