Era davvero poca la gente ieri in piazza San Giovanni Bosco per la manifestazione promossa dai No discarica sull'Ardeatina che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto lanciare un movimento comune sulle tematiche ambientali partendo proprio dal nostro VII municipio vittima (e lo sappiamo bene) delle disastrose scelte del comune di Roma in materia di rifiuti con quel fallimentare metodo chiamato misto duale.
Ad assistere a quella triste (dispiace dirlo) pantomima di vecchi retaggi assembleari anni '70 c'erano una cinquantina di militanti del Centro Sociale Spartaco e di altre esperienze simili, altrettanti (sempre militanti duri e puri) venuti dal presidio di Falcognana, più un centinaio circa di curiosi o di gente (famiglie con bambini e anziani con le loro personali sdraio), che in quella piazza ci sarebbe stata comunque, manifestazione o non.
Sicuramente ci sono state pecche sul piano organizzativo. Pochissimi nel quartiere sapevano della manifestazione perché non le è stata fatta nessuna pubblicità. Non che si voglia invitare ancora alla brutta abitudine di tappezzare i muri di manifesti, ma se non si attacca nemmeno un volantino con lo scotch ad ogni portone come si può pretendere poi che i cittadini accorrano?
E anche leggere sui pochi manifesti in rete che la manifestazione si sarebbe svolta in "piazza Don Bosco" non li ha aiutati, perché ha messo una distanza fra loro e noi cittadini che sappiamo bene che è il quartiere a chiamarsi Don Bosco, mentre la piazza è San Giovanni Bosco. Una pedanteria, certo. Ma leggere la denominazione sbagliata della piazza in un qualche modo sottile suggerisce che gli autori di quei manifesti non siano del quartiere e di conseguenza non degni di tanta attenzione.
Altra grande pecca è stata nell'autoreferenzialità degli organizzatori locali, che invece di coinvolgere quelle seppur poche, frammentarie, individualistiche, contraddittorie, litigiose, egoistiche e anch'esse autoreferenziali altre realtà del quartiere si sono chiusi a riccio volendo essere gli unici referenti politici di un nascente (ma non certo per quello che si è visto ieri sera) movimento ambientale. E infatti la cosa non deve essere andata giù ad alcuni, in particolare a quelli del presidio antidiscarica di Falcognana, che sul loro sito, in un articolo di apparente autocritica, scrivono:
Non nascondiamoci dietro a un dito qualcuno non ha operato come avrebbe dovuto perché non ha avuto il coraggio di mettersi in gioco avendo dovuto rispondere a precise indicazioni. Così facendo ha però scelto di percorrere la strada di vecchie logiche, le stesse che hanno portato a frammentazioni immotivate, ciascuno attento alla conservazione della propria bandierina.
Esattamente la stessa impressione che ne ho ricavato io assistendo ieri sera a quella iniziativa. Ma poi, quali erano le proposte e le rivendicazioni che quella manifestazione voleva lanciare? Da persona attenta a queste tematiche e a quanto accade nel quartiere ho fatto fatica a trovare notizie nei giorni passati. E quelle lette, a mio modestissimo parere, erano solo vuoti slogan. Forse bei principi, ma che finché non vengono tradotti in proposte concrete non danno il segno di che cosa si vuole e in che direzione si vuole andare.
Non credo di dire delle assurdita se affermo che si deve partire dai "bisogni" dei cittadini dando loro delle "risposte" convincenti e condivisibili per riuscire a coinvolgerli su delle battaglie comuni. Siamo di fronte alla "realtà" di sempre più quartieri alle prese con l'immondizia per strada per le inefficienze di una municipalizzata, l'AMA, che ci ha imposto in modo coercitivo metodi sbagliatissimi, ma utili a qualcuno per assumere parenti e camerati. Ed è basandosi sull'analisi di questa realtà "monnezzara" che si deve ragionare su possibili soluzioni, ma sempre rapportate al territorio e alla popolazione su cui ricadranno.
Di tutto questo nella manifestazione, fra vaghi slogan e pretenziosi interventi da primi della classe alle prese con la lettura dei propri egotici diari ai quattro gatti presenti, ieri sera in piazza non c'è stata traccia.