lunedì 6 maggio 2013

La sparizione del cassonetto


Oggi ne è sparito un altro, questa volta uno di quelli neri dell'indifferenziata, in piazza San Giovanni Bosco. Il risultato è un bel mucchio di immondizia accumulato per terra che crescerà esponenzialmente nelle prossime ore, visto che è davanti a un condominio multiscala abitato da centinaia di famiglie.

Stanno diventando sempre più frequenti le segnalazioni di cassonetti che improvvisamente spariscono dalle loro postazioni nelle strade del quartiere. Non è un evento inusuale, può capitare che il cassonetto rimanga incastrato nel cassone dell'autocompattatore (o rovesciarsi per terra) durante le manovre di svuotamento. Ma ultimamente quello che dovrebbe essere un incidente occasionale si sta ripetendo sempre più spesso.

Rottura dei materiali, compattatori non compatibili con gli agganci dei cassonetti, fretta o imperizia da parte degli operatori dell'AMA? Non lo sappiamo. Quello che invece è sotto i nostri occhi è che poi passano giorni prima che l'AMA rimetta le cose a posto. E spesso solo dietro segnalazioni e pressioni dei cittadini a vari uffici e funzionari, che poi pretendono pure di essere ringraziati...

mercoledì 1 maggio 2013

Primo Maggio 1947 - Portella della Ginestra


Era da poco finita la guerra, si tornava a festeggiare quel Primo Maggio Festa dei Lavoratori che il fascismo aveva vietato per vent'anni. Era un Primo Maggio pieno di speranza per quegli uomini e quelle donne siciliane che a Portella della Ginestra guardavano con fiducia al loro domani e a quello dei loro figli. Si sarebbero presi la terra, quella che coltivavano da sempre, ma i cui frutti erano appannaggio di avidi latifondisti che non volevano certo perdere la facile rendita che ne veniva loro.

La vecchia credeva che fossero mortaretti e cominciò a battere le mani festosa. Rideva. Per una frazione di secondo continuò a ridere, allegra, dentro di sé, ma il suo sorriso si era già rattrappito in un ghigno di terrore. Un mulo cadde con il ventre all'aria. A una bambina, all’improvviso, la piccola mascella si arrossò di sangue. La polvere si levava a spruzzi come se il vento avesse preso a danzare. C'era gente che cadeva, in silenzio, e non si alzava più. Altri scappavano urlando, come impazziti. E scappavano, in preda al terrore, i cavalli, travolgendo uomini, donne, bambini. Poi si udì qualcosa che fischiava contro i massi. Qualcosa che strideva e fischiava. E ancora quel rumore di mortaretti. Un bambino cadde colpito alla spalla. Una donna, con il petto squarciato, era finita esanime sulla carcassa della sua cavalla sventrata. Il corpo di un uomo, dalla testa maciullata cadde al suolo con il rumore di un sacco pieno di stracci. E poi quell'odore di polvere da sparo. La carneficina durò in tutto un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. In lontananza il fiume Jato riprese a far udire il suo suono liquido e leggero. E le due alture gialle di ginestre, la Pizzuta e la Cumeta, apparvero tra la polvere come angeli custodi silenti e smarriti.

Era il l° maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage dell'Italia repubblicana

Quei contadini siciliani erano un pericolo per chi (stato, mafia e chiesa) deteneva il potere e voleva tenerselo stretto. Occorreva un segnale, una punizione esemplare a chi aveva osato sognare. Undici morti e ventisette feriti gravi ci furono in quella strage fra uomini, donne e bambini che festeggiavano la loro festa. Ad eseguirla materialmente fu il bandito Giuliano, ad ordinarla chissà chi. Fra ammissioni, ritrattazioni, smentite e indagini manovrate arte non si arrivò mai alla verità. E sono in tanti a definire quella come la prima strage di Stato, la prima di tante.

venerdì 26 aprile 2013

La Storia Siamo Noi - Il rastrellamento del Quadraro



E' andata in onda ieri sera su Rai 3 una dettagliata ricostruzione storica, con filmati dell'epoca e testimonianze degli abitanti del quartiere, di quanto avvenne quel 17 aprile del 1944 ad opera dei nazifascisti al Quadraro, quando truppe tedesche circondarono il quartiere per un rastrellamento che portò alla deportazione nei campi di concentramento in Germania di quasi mille cittadini romani, di cui solo la metà riuscì, a guerra conclusa, a tornare a casa.

Update 2 maggio: è stato corretto quel fastidioso asincrono dell'audio che si presentava a partire dal secondo video; adesso la puntata è a posto.

La Unternehmen Walfisch (in italiano Operazione Balena) iniziò il 17 aprile, verso le 4 del mattino, quando le truppe tedesche circondarono l'intero quartiere, bloccando ogni via di accesso e di uscita. Successivamente i soldati, guidati da Kappler, coadiuvati dalla Gestapo, dalle SS e dalla Banda Koch (criminali fascisti), iniziarono le perquisizioni, passando al setaccio il quartiere casa per casa. L'operazione venne giustificata come un atto che sarebbe servito per “reclutare” mano d'opera per la Wehrmacht. Solo successivamente, il console tedesco Möllhausen scriverà in un suo memoriale che in realtà si trattò di un atto militare di polizia e controguerriglia, sostenuto per distruggere le frange ribelli che da tempo si annidavano al Quadraro.

E' la nostra storia e oggi più che mai c'è bisogno di conoscerla e di farla conoscere, perché sia chiaro a tutti cosa significa il fascismo e a cosa porta ignorarlo.

(per chi avesse problemi a visualizzare la puntata per intero dal blog ecco i link diretti ai video 1, 2, 3, 4)

giovedì 25 aprile 2013

Sandro Pertini - 25 aprile 1945



"Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire."

Sandro Pertini (dal discorso alla radio, Milano, 25 aprile 1945)

mercoledì 17 aprile 2013

17 aprile 1944, la memoria stinta


Il fascismo, male assoluto. Dovrebbe essere una verità riconosciuta dalla storia, eppure non è così. La memoria è labile, e a tanti fa comodo dimenticare gli orrori perpetrati da quella falsa ideologia o etichettarli come qualcosa del passato a cui non vale più la pena di pensare.

Ma è allucinante che questa memoria venga perduta anche dove il fascismo ha fatto più danni, in quel quartiere Quadraro dove il 17 aprile del 1944 fascisti e nazisti effettuarono un rastrellamento fra la popolazione civile deportando in Germania 947 uomini, di cui solo la metà tornerà viva a casa.

Trovare proprio in una di quelle strade, in via dei Ciceri, un negozietto che espone sul marciapiede targhe con motti di Mussolini fa capire quanto ormai l'antifascismo "istituzionale" sia diventato solo una triste pantomima a vantaggio delle carriere politiche di alcuni (siamo, purtroppo, sotto elezioni).


Saranno tante oggi le commemorazioni in ricordo di quel rastrellamento. Spettacoli teatrali, proiezioni, dibattiti, persino una suggestiva e molto scenografica fiaccolata notturna per le strade del quartiere (passeranno anche in via dei Ciceri?). Nel ricordo di qualcosa che in fondo, anche per quelli che hanno organizzato queste iniziative, appartiene al passato.

E intanto, oggi, i fascisti se la ridono.

venerdì 12 aprile 2013

Strane manovre dell'AMA


Sta succedendo qualcosa fra le strade del quartiere. Arrivano sempre più spesso segnalazioni di cassonetti rimossi senza alcun preavviso e di conseguenti cumuli di immondizia a cielo aperto. L'ultima segnalazione riguarda via Flavio Stilicone, con ben due cassonetti dell'indifferenziato spariti nel giro di una notte.

Su sollecitazione all'AMA degli stessi cittadini, uno è stato rimesso al suo posto qualche giorno dopo. Ma a distanza di una settimana ancora non è stato ripristinato quello che stava all'incrocio con viale Nobiliore, proprio davanti alla farmacia.

Capita spesso che durante le operazioni di svuotamento  il cassonetto rimanga incastrato nel compattatore costringendo l'autista a tornarsene in officina e a interrompere il suo giro. Ma se invece ne spariscono due nella stessa sera, allora è diverso. Vuol dire che è successo qualcos'altro.

Quale che sia il motivo, il risultato per noi cittadini è un ulteriore disservizio, con l'immondizia che va finire per terra o, peggio (ma forse meglio), nei cassonetti della carta e della plastica, perché anche chi decide coscenziosamente di spostarsi agli altri cassonetti vicini li trova regolarmente strapieni, perché già in condizioni normali insufficienti.

Cosa aspetta l'AMA a fare il suo dovere e a rimettere al loro posto i cassonetti spariti?